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Cari tifosi del Napoli, la vostra depressione non la capisco

Vivo a ottocento chilometri da Napoli, guardare il Napoli lo considero un privilegio, tifare lo considero un onore, amarlo una specie di premio

Cari tifosi del Napoli, la vostra depressione non la capisco

Sarri e Benitez

Ho qualche giorno di vacanza e mi ero ripromesso di non scrivere della partita di Champions, e nei fatti non è di quello che scriverò, vediamo. Mi capita stamattina di rileggere questa frase: “Fatemi sapere chi vorreste al posto di Benitez, dove lo trovate uno migliore e quando lo trovate telefonatemi”, era l’otto dicembre del 2014. So per certo di aver scritto frasi del genere almeno un’altra volta per Benitez e in un paio d’occasioni per Sarri. Questo vuol dire, per me, che entrambi sono allenatori bravissimi, entrambi hanno avuto bisogno di sostegno in alcuni momenti, sostegno che nei miei articoli non è mai mancato. L’aver scritto quelle frasi dimostra però, che anche uno bravo può essere sostituito da un altro bravo, ai tempi nemmeno sapevamo chi fosse Sarri. Ora lo sappiamo.

Le frasi su Higuain

Un allenatore anche il più bravo può e deve essere criticato, e per farlo bisogna entrare nel merito, faccio un esempio molto personale. Il fatto che Sarri abbia di nuovo, e in quel modo, manifestato il suo affetto per Higuain ha dato fastidio anche a me, anche se capisco la riconoscenza del nostro allenatore per Higuain, e credo che l’argentino dovrebbe provarla in maniera dieci volte superiore per Sarri. Senza Sarri quell’anno magico Higuain non l’avrebbe mai fatto, sono pronto a scommettere qualunque cifra; ma ci sono modi e tempi e domenica sera era il tempo di non dire nulla. Diverso è il discorso di mercoledì sera, stabilendo che sarebbe stato meglio anche in quel caso tacere, mi pare che dire quello che ha detto Sarri sui pochi trofei presenti nella bacheca del Napoli non sia mancanza di rispetto, sia soltanto la verità, ed è il motivo per cui fa male.

Il momento del Napoli è stato ben fissato da tre articoli del Napolista, il primo di Gallo nel post partita e quelli di Fasano e Trapani usciti nella giornata di ieri. I tre articoli insieme corrispondono al mio pensiero e al mio stato d’animo.

Dovremmo essere abituati a non vincere

Non capisco, invece, la depressione di un gran numero di tifosi, non ce la faccio. Il Napoli ha perso una partita in campionato dopo un secolo (è vero, è successo con la Juve, ma pensate se fosse successo col Chievo), ed è uscito dalla Champions, ma da lì è uscito un po’ di settimane fa. Ci sono gironi dove se perdi la prima partita non cambia niente e altri nei quali stai firmando la tua condanna senza saperlo. Naturalmente io ci speravo, perché se non consideriamo l’improbabile possiamo anche smettere di seguire il calcio. Nel nostro caso l’improbabile è rimasto tale.

La depressione a cosa è dovuta? Abbiamo paura di non vincere niente nemmeno quest’anno? Ho una notizia, è una cosa che accade per la maggior parte delle squadre, dovremmo essere abituati. E forse è proprio questa abitudine che ci frega. Immagino che inconsciamente crediamo di aver accumulato un bonus e che questo sia il tempo di passare alla cassa a riscuotere il premio. Il ragionamento non fa una grinza, ma tra il bonus e la cassa c’è di mezzo il campo, e in campo ogni tanto si perde. Il Napoli è un po’ appannato, non può non accadere in una stagione così lunga, ma io sono fiducioso e comunque non intendo decretare l’Apocalisse per una sconfitta, tutti noi abbiamo di meglio da fare; e nel da fare è compresa la prossima partita. Perché siamo dispiaciuti, che è un’altra cosa.

Questi sono pensieri di uno che tiene una rubrica che si chiama “La partita non guardata” per cui siete autorizzati a non prenderli in considerazione, ma voglio dirvi un’altra cosa.

Io vivo a 800 km da Napoli, km che nei weekend diventano un migliaio. Il mio destino è seguire il Napoli, quando riesco, da uno streaming, da un divano, o da una sedia. Quando capita, quando posso, mi ritengo fortunato, perché guardare il Napoli lo considero un privilegio, tifare lo considero un onore, amarlo una specie di premio; ma il fatto di seguirlo da così lontano mi aiuta a non deprimermi e a non inveire, perché uno da sopra un divano che può andare trovando da Sarri o da Hamsik o da Mertens? Al massimo può spegnere il pc.

Credo che il Napoli sia ancora in pista e che, fuor di retorica, abbia bisogno del nostro sostegno, un po’ meno del nostro lamento, del nostro continuo rimpiangere il calciatore infortunato, o quello non acquistato, o quello partito, o quello in panchina.

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