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La settimana friulana dell’Inter, Hamsik e l’infinito

FALLI DA DIETRO – Il Milan in genere a Verona perde gli scudetti, ieri invece ha perso la faccia

La settimana friulana dell’Inter, Hamsik e l’infinito

Falli da dietro – Commento alla 17esima giornata di Serie A 2017/2018

Giochi di mano.

Nella sequenza del calcio spalmato tocca per prima ai Suninter.

Se la devono vedere più che con l’Udinese, con lo spauracchio Tohir in tribuna, che pare sia una presenza da sfiga colossale.

Non hanno torto i tifosi sugli spalti, tutti a giocar di mano giusto lì.
E inaugurano così una rassegna che caratterizza la giornata.

Sarànno le fatiche del big match di martedì contro i campionissimi del Pordenone, sesto in Lega Pro.

Sarà che giocare ogni tre giorni, è un altro sport. Vero Parapet?

Sarà quel che sarà.

Alla fine della settimana friulana, botte da orbi.

La squadra che sembrava avere gli schemi più quadrati si squaglia.

Basta che uno dei due crossatori non sia in giornata, ed ecco che si smonta tutto.

E il presuntuosissimo Parapet sembra non avere alternative né di gioco né di uomini. Nè di giustificazioni credibili.

Kevin Lasagna

I friulani non sono il Pordenone.
Sono tosti e fortissimi fisicamente.

Ed esibiscono la loro mercanzia con un paio di campioncini di qualità sopraffina.

Come Rodrigo De Paul, ventitreene argentino di Sarandi con passaporto italiano, ragazzotto robusto che fa del dribbling il suo pane quotidiano.

E poi Antonín Barák anche lui ventitreenne, trequartista di fantasia e prestanza fisica arrivato in estate dallo Slavia Praga.

E poi Kevin Lasagna, l’eroe provinciale.

La storia di uno che non ce l’ha fatta al primo tentativo.
E nemmeno al secondo e nemmeno al terzo e nemmeno al quarto.

Una storia di determinazione e passione.
Una storia basata su una sola parola: volere.

Una trafila lunghissima fra i dilettanti.
Fatta più di bocciature che di lodi.

Ma lui, caparbio, va dritto per la sua strada.
E intanto mette su muscoli e migliora la corsa lunga.

Inter-Carpi

La svolta è il Carpi dei miracoli di Castori.
La doppietta storica contro il Vicenza davanti a 20.000 spettatori.

E poi Il giorno in cui diventa ufficialmente un personaggio del calcio italiano.

Fine gennaio del 2016, recupero di Inter-Carpi.

Lasagna entra al 69esimo minuto senza aver ancora segnato in Serie A ed esce dal campo da eroe di giornata.

Ultimo istante della gara.
Lancio in profondità di Bianco.
Lui ci si butta si trova un diagonale su cui Handanovic deve alzare bandiera bianca. Pareggio.

Ha segnato anche ieri. Stesso stadio. Stessa squadra. Stesso identico gol.

Non sarà mai un fenomeno, Kevin Lasagna.
Ma è a suo modo uno che entra nel cuore.
Perchè ogni suo gol è crederci e volere.
Ma soprattutto è passione.

I Suninter lasciano la vetta.

La scienza ritrovata

Tocca alla Gaia Scienza ritrovata del Sor Tuta.

Puro calcio per mezz’ora.
Per mezz’ora sniffate di sensualità.
Per mezz’ora piacere e sballo totale.

La beneamata si riprende quello che è suo.

Si possono dimenticate tutte le stanchezze, si possono dimenticare tutte le assenze.

Si può dimenticare la leggendaria catena di sinistra, se Il Signorinello Pallido finalmente riesce a spassarsela anche lui per un po’.

Si cercano varchi al centro se Mareschark ritorna a essere lui.

E Mareschark ritorna. Finalmente.

Finalmente raggiunge Diego in una classifica che in verità lascia il tempo che trova.

Perché è impossibile raggiungere l’Infinito.

Ma è un premio meritato per un campione serio e umile, onesto e leale.

Bello il capitano quando si batte il petto dopo il gol all’altezza del cuore.

La sfida allo scudetto è ora definitivamente lanciata e non ci si può nascondere più nulla.

Adesso tocca a loro due.

Sor Tuta e l’Impomatato si chiariscano.

Il mercato di gennaio mai come quest’anno sarà determinante per l’obbiettivo finale.

Si chiariscano. E facciano scelte condivise, di comune accordo e con lealtà.

Lo scudetto dipenderà molto da quell’intesa.

Il monumento a Cragno

Tocca ai Sangue-Oro, ora.

E anche qui è una mezza sorpresa.

I sardi, ordinati e attenti, sono guidati da quel talento puro che si chiama Nicolò Barella.

Ma sono di moda i giochi di mano.

E lui si farà male non a un piede, ma proprio a un polso e dovrà uscire sacramentando alla grande.

In attacco la novità è Shick in coppia col Polifemo bosniaco.
Ma i due si pestano i piedi e l’esperimento è rimandato.

Ci sarebbe un rigorino da mettere dentro.

Perotti è indubbiamente il miglior rigorista del campionato.
Stefano Sorrentino non ha dubbi.
“Perotti non guarda la palla ma i tuoi occhi, decide all’ultimo.
Al primo che gliene para uno bisogna fare un monumento”.

Dunque statua a Alessio “Ragno” Cragno.

Che resta sulla linea ad aspettare il flebile tiretto dell’argentino e para.

È l’eroe dell’Olimpico per pochi minuti.

Allo scadere l’ultima occasione è per Kolarov che batte nel mucchio.

La palla tocca Fazio ed entra.

Il Var fa il suo dovere e testimonia che Fazio ha toccato col braccio.

Ma ecco qui il colpo di mano dell’arbitro.

Per lui c’è involontarietà. Interpretazione a dir poco stupefacente.

Perché l’involontarietà può valere in caso di eventuale rigore procurato.
Ma fa sbellicare dal ridere se si attua l’involontarietà quando si segna un gol con la mano.

Autentico regalo di Natale, questi due punti, che peseranno molto alla resa dei conti.

Verona

Nel 1973 e nel 1990, il Milan, a Verona, perse due scudetti.

Ieri, ha perso la faccia.
E dispiace che la faccia sia quella di Gennaro Gattuso che ai microfoni davvero non si riconosce più e si riduce a fare appello a Padre Pio.

Il risultato della sua cura è una squadra senza gioco, senza cuore e senza motivazioni. Insomma il contrario dei principi su cui si basava il mito di Ringhio.

Non è tutta colpa sua ovviamente. Come non fu tutta colpa dell’Aeroplanino.

La squadra risente dello sbando societario senza fine.

Il no dell’Uefa all’accordo sul Financial Fair Play.
Il finanziamento del fondo Elliot .
Il caso Donnarumma, che torna di moda.
E soprattutto: di chi è realmente il Milan.

Intanto gli ergastolani si permettono di passeggiare a Bologna anche senza la Joya.

La partita più bella si gioca a Bergamo.

Gli Aquilotti salvano il risultato allo scadere contro la Dea di Gasp sfrontata e provocante come quelle adolescenti consapevoli della loro bellezza e della loro gioventù.

Sono a cena con gli amici Sarcinelli e Paolantoni.
Vedo spezzoni.
Ma riesco ad ammirare le prestazioni super di Milinkovic-Savic, autore di una doppietta, di Luis Alberto e del rientrante Felipe Anderson.

La parata più bella

La parata più bella è quella di Lucas Torreira a Marassi.

Viviano è battuto.

Politano solo davanti alla porta sguarnita.

Ma Torreira, con un guizzo prodigioso, si sostituisce al portiere, para e poi si accartoccia sul pallone, come avrebbe detto Carosio.

L’unico particolare è che Torreira di mestiere fa il centrocampista e a lui sarebbero vietati interventi così.

Giochi di mano.

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