Il 23 novembre e l’esempio di Sarri per Napoli

Un giorno particolare e la lezione di un uomo che continua a migliorarsi. Mentre i tifosi disertano il San Paolo, il sindaco si rinchiude nella demagogia e Scalfari chiude l’antiberlusconismo

Il 23 novembre e l’esempio di Sarri per Napoli
Sarri / Foto Matteo Ciambelli

 

Osservò la scena e pensò alla vita – e come regolarmente gli succedeva quando pensava alla vita, diventò malinconico. Una tristezza dolce discese in lui. Sentì quanto era vano lottare contro la sorte – era questa la saggezza che i secoli gli avevano tramandato. (“The Dubliners”, James Joyce)

Mi trovo in auto bloccato nel traffico di via Piave quando do un’occhiata dal telefonino alla home di facebook. Le rituali rievocazioni a base di status e video d’epoca mi avvertono che oggi è il 23 novembre.

Chi ricorda è chi ha vissuto. Perché è difficile che i giovani comprendano quanto quello sia stato uno spartiacque davvero profondo nella storia della città e della regione. Ma forse questa storia comincia ad interessare a pochi, politici in testa.

I quarant’anni di Terra mia

Alla radio passano “Napule è”. Che oggi fa quarant’anni: veniva pubblicata giusto tre anni prima del sisma nell’album “Terra mia”. Fu un altro terremoto, stavolta benefico. Con scosse telluriche che secondo alcuni buttavano giù la tradizione, secondo altri la salvavano. Prendeva di mira il fatalismo, quel menestrello dalla lunga chioma e dal sorriso da scugnizzo, come il romanzo “Malacqua” di Nicola Pugliese, edito per volere di Calvino nel medesimo anno.

E penso, mentre mi dirigo verso il Corso Malta, che lo “stamm sotto ‘o cielo”, nostro, come degli irlandesi, dei cattolici in generale, è la nostra superiorità (di pensiero) e il nostro limite (nella volontà).

Me lo chiedo spesso: cosa resta di quella città?

Cosa è cambiato da quel 23 novembre

A Napoli, oggi, a fronte di un sindaco demagogo conclamato, ma in possesso di un certo intuito e soprattutto favorito da un’assenza di opposizione vera, non si può che registrare l’incapacità totale di chi fa politica dal lato opposto al suo a fare un qualsivoglia ragionamento. Per il dopo de Magistris, insomma, non si può essere ottimisti.

Eppure, Napoli da quel 23 novembre è per tanti versi migliorata.

C’è una città fatta di energie nuove con cui la politica dovrebbe dialogare per cercare di offrire loro un minimo di progettualità invece del solito piangersi addosso (o delle boutade simil neoborboniche).

Penso: bisognerebbe imparare dall’ultimo Sarri…

Delle vicende che intersecano calcio e comunicazione nonché calcio e politica, le recenti evoluzioni nel Calcio Napoli mi hanno colpito non meno delle conseguenze della disfatta della nazionale.

La comunicazione di Sarri e Adl

Delle prime va evidenziato che mentre il tecnico toscano migliora sia nell’approccio alle partite – meno estetizzante, più concreto e cinico, anche – sia nella comunicazione, il suo datore di lavoro, uomo di indubbio intuito, non evita qualche fragorosa scivolata, come quel suo approfittare del fallimento di Ventura per dire addirittura di un Lorenzo Insigne danneggiato dalla convocazione in Nazionale (lui però la pensa diversamente) e prendere finanche le distanze da Tavecchio (che come un Kevin Spacey sparisce orwellianamente da immagini e foto, tanto che tra un po’ ne avremo di Adl che stringe la mano di un corpo senza volto)

La scelta di Scalfari

La vicenda di Ventura, in realtà, ci racconta di più di quanto ci è stato riferito dagli analisti del calcio: non basta essere perbene, puliti e fuori dai giochi di potere se non hai idee. Lo ha capito anche Eugenio Scalfari che con nuova grafica chiude definitivamente l’era dell’antiberlusconismo: meglio Silvio che i dilettanti allo sbaraglio (di cui Barbapapà un po’ è anche padre). Un saggio di Giulio Sapelli di qualche tempo fa lo chiarì, il dilettantismo di cui la critica berlusconiana della politica di professione fu espressione nel ’94 aveva interessi e ceti alle spalle, ceti “non eterodiretti”, scriveva Sapelli, per evidenziare la loro relativa autonomia dai interessi forti sovranazionali. A prescindere da cosa si pensi dell’uomo Berlusconi, non era la stessa cosa del dilettantismo grillino, frutto di una certa confusione che attraversa la società italiana, specie nei suoi giovani.

L’astensionismo dei tifosi

A Napoli dovrebbe darci, appunto, qualche indicazione Sarri, uno che somma la conoscenza del ciclismo e, dunque, del territorio,  delle sue discese ardite e risalite (come un Prodi) all’amore per il bel calcio, per l’élan vital bergsoniano applicato al pallone e alla vita (di nuovo il Caimano, che infatti lo voleva al suo Milan e non lo prese, dicono, per il suo marxismo, ma è spiegazione che non convince: anche Sacchi era un uomo di sinistra prima di essere accolto ad Arcore).

In città, effetto della fine dei grandi giochi clientelari, dell’assenza di denaro pubblico, siamo antesignani dell’astensionismo che diventa ora forza devastante del paese, partito, lo evidenzia Bassolino in queste ore con uno stato su facebook, e l’altro giorno lo stadio era vuoto a voler sottolineare la nostra sfiducia in noi stessi e nelle grandi imprese, la dimensione internazionale, non snobbata però da Sarri.

La risposta è sul campo

Come sempre per questo allenatore che ha smentito finora tanti, la risposta è sul campo. E davanti a uno striscione della curva che esprimeva sostegno a prescindere e biasimo per chi era restato a casa. Un pubblico “borghese”, in pantofole, che però andrà a vedere in massa la Juve. Che è forse oggi maggioranza in città. Che in passato dai distinti ha fischiato Insigne. Che è grillismo dell’anima.

A maggio Sarri probabilmente salderà le intuizioni di un progetto imprenditoriale solido, anche se limitato, con il popolo, grazie alle idee, al fascino del giocarsela sempre e comunque, alla consapevolezza, alla fiducia nel lavoro paziente su sé stessi. Alla vittoria.

E avremo un’altra storia. Forse foriera di cose buone anche per la città. Specie se l’uomo resterà qui.

Ne abbiamo bisogno.

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  • Enzo Pugliano

    https://www.youtube.com/watch?v=em3hMF_RDHA
    Ecco un altro intellettuale illuminato che sparge generosamente a piene mani sulla plebe sottostante la sua enciclopedica ignoranza.
    Ecco un altro informatore disinformato che troverebbe il modo di parlare male del M5S anche parlando della ricetta della torta di mele.
    Ecco un altro supponente leone da tastiera che negli ultimi decenni, in dignitoso silenzio, si è fatto scivolare addosso tutto e di tutto e che adesso ha finalmente trovato un senso alla propria esistenza: denunciare a voce alta e senza infingimenti l’iincombente pericolo per la civiltà occidentale: il M5S, i nuovi Unni!
    Che tristezza.
    Non ti hanno ancora chiamato da Repubblica? E dagli stalk sciò di La7? Insisti, sarai premiato.

    • Andrea Stenti

      A me l’articolo sembra abbastanza onesto e veritiero. Le questioni sono complesse ed ognuno può avere la sua opinione. Ma rispondere con 26 righe di improperi a che serve?

      • Enzo Pugliano

        Improperi? Quali improperi? Dove li hai letti?
        Se avessi letto con attenzione il mio commento avresti capito che ho solo contestato l’uso della pregiudiziale antipatia dell’articolista per il M5S (derivata dalla non conoscenza del movimento e dall’assorbimento acritico della propaganda dei partiti a delinquere) per sostenere tesi che col M5S non hanno assolutamente nulla a che vedere.

        • Serena Ascione

          caro Pugliano non ci vuole a zingara per capire di che stoffa è fatto il M5stelle….

          • Enzo Pugliano

            Infatti, cara Serena.
            Serve che lo conosci da vicino.
            E io, modestamente, lo conobbi.

  • Ernani Leo

    Sarri è stato un signore nei riguardi di Ventura. Non ha infierito, anzi lo ha anche “scagionato” dall’accusa di non aver impiegato Insigne ricordando che Ventura ha sempre preferito le due punte centrali e che quindi la responsabilità, piuttosto, è di chi lo aveva scelto, consapevole del suo modulo preferito

  • Josef K.

    Sembra un articolo arlecchino, una sorta di patchwork che tiene insieme temi ed epoche in maniera, per così dire, ardita. Non si capisce cosa tenga insieme Scalfari ( che oggi smentisce se stesso) con Pino Daniele ( quanto ci manchi), Berlusconi, Sarri ed il sindaco di Napoli.
    Io mi soffermarei sul trainer, al quale sono accreditate virtù salvifiche, anche in temi exttacalcistici. Si dimentica che la rivoluzione tecnica parte con Benitez ( ebbene si, sono ancora gli uomini scelti da lui, a fare l’ossatura ) e si affina con Sarri. Il tutto governato da una società che ottiene risultati decisamente al si sopra dei propri mezzi. Sarri è capace, ma non è il solo e forse neanche il migliore del Napoli

  • Luciana Calienno

    Con quello che sentiamo dire tutti i santi giorni da tutti i politici,è demagogo De Magistris? La Sua opinione non è chiara,ma demagogo lo considerano solo alcuni oppositori non particolarmente autorevoli e molto interessati. E’ un po’ azzardato definirla una “conclamazione”,non crede? Al contrario è stato “conclamato” buon sindaco ,visto che è stato ri-eletto da 300 000 persone evidentemente per ciò che ha fatto nei 5 anni precedenti,tra mille difficoltà,senza soldi,e con opposizioni preconcette e incapaci.