Il calcio (maschile) negli Stati Uniti funziona più come divertimento che come sport

Il calcio, a differenza di quello femminile, non è mai riuscito a decollare. I praticanti non mancano, forse manca quella passione che noi chiamiamo tifo

Il calcio (maschile) negli Stati Uniti funziona più come divertimento che come sport

L’operazione voluta da Blatter

Il sogno americano è finito? Con l’impensabile sconfitta contro Trinidad & Tobago, fanalino di coda nel gruppo finale di qualificazione centro-nord americano, la nazionale a stelle e strisce viene estromessa, per la prima volta dopo 32 anni, dalla fase finale di un mondiale di calcio.

Forse sarebbe più giusto dire che potrebbe essere finito il sogno della Fifa di far crescere definitivamente il calcio negli Usa al livello degli altri sport. Prima Havelange, poi Blatter provarono a lungo a far attecchire il seme del “soccer” in una terra dominata da altri sport ricchi e popolari.

L’apice di questo sforzo fu raggiunto con l’organizzazione dei mondiali nel 1994, che però non favorirono l’esplosione e il coinvolgimento popolare sperato dalla Fifa.

La ricerca di un terreno economicamente fertile

L’obiettivo non era quello di rendere il calcio lo sport universalmente più seguito e praticato (per quello scopo bastava espandersi in Asia e Africa), ma forse, più prosaicamente, di trovare un nuovo mercato economicamente fertile nel paese più ricco, almeno sportivamente, del pianeta.

Eppure il calcio maschile è uno sport molto praticato negli Stati Uniti. Come lo è quello femminile ricco però di titoli (tre volte campione del mondo e quattro volte campione olimpico) e che, contrariamente ai quello maschile, negli Usa ha una maggiore esposizione mediatica.

I giovanissimi giocano a calcio un po’ ovunque. I ragazzini (e le ragazzine) conoscono ormai da tempo il divertimento di organizzare una partitella un po’ ovunque, in particolare sull’erba degli innumerevoli parchi sparsi sul territorio americano. Basta un pallone e un gruppo di amici. Un po’ come accadeva da noi quando il calcio si giocava principalmente in strada.

È vissuto più come un sano divertimento che come uno sport

Prima di essere sport, in buona parte degli Stati Uniti il calcio è ancora visto come un sano divertimento per giovanissimi. Il suo limite è forse proprio quello. I ragazzi più bravi, quelli atleticamente più forti, non diventano calciatori. Arrivati all’adolescenza, finiscono per scegliere gli sport più popolari. Football, basket, spesso anche hockey, senza parlare del baseball, immancabilmente fagocitano gli atleti più bravi sin dalle high school.

Eppure il calcio praticato nei college è di buona qualità. Anche se i calciatori che lo praticano hanno ormai un età in cui nel resto del mondo si è già esplosi ad altissimo livello. Naturalmente giocano molti calciatori  ispanici, ovvero appartenenti ad uno dei gruppi etnici più numerosi negli Stati Uniti e per i quali il calcio rappresenta spesso lo sport di riferimento. Ma la platea di giocatori è etnicamente molto variegata. E tecnicamente valida.

Però per il pubblico il calcio resta uno sport marginale.

I motivi della mancata (e forse definitiva) diffusione del calcio ad altissimo livello sono vari.

Presenza mediatica inferiore rispetto ai primi quattro sport

Prima di tutto la presenza mediatica e martellante dei quattro sport tradizionalmente più amati dagli americani, ovvero football, baseball, hockey e basket, i cui calendari si dividono equamente i periodi dell’anno in maniera tale da coprire sempre i palinsesti televisivi. La relativa minore spettacolarità dovuta alle segnature più rare rispetto agli altri sport di squadra.

Ma soprattutto la scarsa inclinazione ad essere tifosi nei modi, a volte ossessivi, in cui siamo abituati nel resto del mondo, vero segreto della diffusione popolare e mediatica di questo sport in tutto il pianeta.

La loro passione non travalica il patriottismo che esprimono attraverso il sano tifo per tutte le rappresentative nazionali di tutti gli sport ed in tutte le manifestazioni internazionali.

Gli americani hanno quindi trovato nella nazionale femminile, bella e vincente, quell’identificazione che manca in quella maschile. Il calcio maschile negli Usa che, per bacino di potenziali praticanti, capacità organizzative e presenza di strutture, poteva produrre una nazionale in grado di raggiungere ben più dei quarti di finale conquistati una sola volta nella loro storia recente (Corea-Giappone 2002), non è decollato. Almeno non ad altissimo livello.

Capiremo in futuro se la mancata partecipazione ai prossimi mondiali porterà all’allontanamento di tanti potenziali appassionati americani. O se basterà l’arrivo di altri campioni affermati per evitare il crollo di interesse degli americani per il calcio.

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