Davvero la consacrazione di Insigne è legata alla numero 10?

Il dibattito ha stufato ed è del tutto fuori luogo in questo calcio. Dibattito probabimente favorito dall’assenza del calcio giocato

Davvero la consacrazione di Insigne è legata alla numero 10?

Un tormentone

Scusatemi la franchezza, ma sta storia della maglia numero 10 e dell’importanza decisiva che gli si attribuisce per la consacrazione eterna di un calciatore che in carriera si è legato in particolare ad una squadra e quindi ad una sola camiseta, ha sinceramente stufato. E, oltretutto, riteniamo che in un calcio privo di valori che ha come modello il rude Raiola il tormentone al quale siamo impiccati sia del tutto fuori luogo.
Capiamo che nei mesi estivi quando il pallone non rotola e le ore di chiacchiericcio da coprire sui social mai sazi di quisquilie e pinzillacchere come le definiva il principe De Curtis, hanno praterie di spazio da riempire e poche notizie da masticare per cui sono costretti ad arrangiarsi come possono. Va bene tutto, concediamo le attenuanti, ma francamente non se ne può più. E crediamo che anche Diego Maradona e Lorenzo Insigne siano sinceramente stufi: datela a chi volete ‘sta maglia ma lasciateci in pace.

L’assenza di notizie

Chiedo scusa per il linguaggio sopra le righe e il giudizio tranchant che sicuramente discende da una sorta di deformazione professionale del cronista (non dimenticatelo mai il monito che giustamente il Napolista mette ogni giorno in cima al suo notiziario: Giancà ‘e notizie so’ rotture ‘e cazzo: tutto comincia e tutto finisce con questa affermazione).

Ma il fatto è che quando l’umore scende sotto i tacchi mi lascio accarezzare dall’immagine corpulenta del mio primo redattore capo – Pio Nardacchione che il dio dei giornalisti, se ce n’è uno, l’abbia in gloria – che nelle notti d’estate trascorse nella redazione del Roma si asciugava il sudore con  la carta di bozze spugnosa come una asciugamani sulla quale si scrivevano i titoli, e lanciava l’anatema: non c’è niente da fare, ci salviamo solo se d’estate la foliazione del giornale si adegua alla quantità di notizie: se sono poche come oggi bastano anche otto pagine. Una proposta sensata, ma proprio per questo non è mai stata pressa in seria considerazione.

I due schieramenti

Scendendo nel dettaglio della questione, e prima di chiuderla speriamo definitivamente, c’è ancora da chiedersi le ragioni di tanto accanimento. Che non può essere giustificato solo dalle ragioni umorali alle quali finora si è fatto cenno. C’è dell’altro, evidentemente, e c’è, soprattutto, il bisogno dì battere la grancassa. Pensiamo per un attimo ai due scenari con i quali, per effetto di questa querelle, avremo a che fare nei prossimi mesi: se Lorenzo Insigne avrà la 10 i sostenitori della tesi della sacralità del rito intoneranno inni di gioia ai quali gli scontenti replicheranno. Ma in ogni modo si accoderanno. Al contrario, se la proposta verrà finalmente bocciata, le parti si rovesceranno ma, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambierà. La questione, cioè, è destinata ad essere eterna. Anzi già lo è, ci ricordano ad una voce Gianni Rivera, Sandro Mazzola e Giancarlo Antognoni.
Un’ultima considerazione, la più doverosa di tutte. Lorenzo il Magnifico merita tutte le maglie del mondo, dalla 10 alla 24 che, ormai, sente come la sua. E qui mettiamo punto.
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