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Nick Bollettieri, l’uomo che ha cambiato il tennis partendo da una laurea in filosofia

84 anni, 8 mogli, si sveglia alle 4 e fa 150 addominali. Ha imposto il rovescio a due mani e “tirato su” Agassi, le Williasm e tantissimi altri. «Il segreto? Ho sempre un atteggiamento positivo».

Nick Bollettieri, l’uomo che ha cambiato il tennis partendo da una laurea in filosofia

Non ha mai giocato un torneo di tennis

Puoi avere 84 anni, svegliarti tutti i giorni alle 4 del mattino con un seduta fissa di 150 addominali, essere considerato un guru della tua disciplina sportiva, e prendere 900 dollari per un’ora di palleggi, senza avere mai giocato un singolo torneo di tennis in tutta la tua vita? Sì, se ti chiami Nick Bollettieri.

“Never give up”

Vero, tutto vero. Nick Bollettieri è diventato una delle cinque più influenti personalità della storia del tennis senza mai giocare una partita ufficiale. Per essere diventato il più grande allenatore della storia e per molti un vero e proprio filosofo del gioco, però, qualcosa deve averla fatta. Ecco, che fosse un “filosofo” i genitori, da cui ha ereditato l’ottimismo e il concetto di “never give up” (mai arrendersi!), non l’avrebbero proprio immaginato. “Mamma, papà, notizione. Mi laureerò in filosofia!”. “Certo, come no Nick, e poi? Mica ti fermerai lì…”. ”Certo che no papà. Poi diventerò il coach di tennis numero 1 del mondo!”. “Nick, ma tu non giochi a tennis…”. “Vero, ma imparerò”.

L’idea del “poco ma buono”

Dopo la laurea (sì, alla fine la prenderà davvero), presterà servizio militare e poi, nel 1954, volerà a Miami per seguire i corsi della University of Miami dove studierà legge. L’esperienza però durerà poco e Nick deciderà di abbandonare gli studi per iniziare subito a lavorare come aiutante allenatore alla Wayland academy tennis camp. Tra i vari pregi che hanno permesso a Nick di arrivare dove è adesso, c’è di sicuro la capacità di osservare. Guardare ma non toccare, una filosofia che per uno di origini italiane, non è facilissima da applicare. Osserverà poco tempo in realtà, passera subito ai fatti. Rimarrà qualche anno negli Usa prima di partire per il Porto Rico dove diventerà direttore delle attività di tennis al Dorado Beach Hotel. La teoria del “poco ma buono” sarà una dell’idee fondanti del suo tennis. “L’importante non è la quantità di allenamenti, ma è la qualità. Agassi si allenava 2 ore al giorno, eppure…”. È una delle dichiarazioni da lui rilasciate nella bella intervista a Sky Sport per la rubrica “i signori del tennis”.

Nel 1978 nasce l’accademia

Il vero salto di qualità nella sua vita, Nick lo farà nel 1978 quando aprirà la propria accademia di tennis a Bradenton, in Florida. Non sarà un accademia normale. Sarà fondata su un’idea innovativa e geniale: “I ragazzi vivranno dentro l’accademia”. Proprio come in un collage, la scuola di Nick avrebbe offerto ai ragazzi corsi di studio con i giusti tagli per poter allenarsi con regolarità. Amare il gioco. Per Nick era fondamentale che tutti i suoi alunni amassero il gioco; e per amare il gioco, devi vivere con il gioco. Quindi cosa meglio di una struttura dove poter vivere con campi da tennis aperti a tutte le ore del giorno?

Bollettieri

Una foto di un secolo fa. Bollettieri al centro. Da sinistra, Martin Blackman, Andre Agassi, Jim Courier, David Wheaton. Tutti suoi allievi

Amare il tennis

È buffo pensare come da un’accademia basata su questi ideali di amore per il tennis, qualche anno dopo, uno dei più grandi testimonial e allievi della stessa scuola (Andre Agassi), diventerà noto con la frase “Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta” (da Open, la biografia di Agassi), aprendo gli occhi a molti su uno dei problemi atavici di quello che un tale Sigmund Freud definì come “una delle due pulsioni istintuali elementari di base dell’uomo”: il tennis (l’altra, neanche a dirlo, il sesso). I prezzi per allenarsi nella sua accademia saranno alti. Solo chi amerà il gioco potrà avere borse di studio che gli permetteranno di allenarsi in certi casi anche gratis. “All’Accademia avete l’opportunità di diventare dei professionisti. Se ci riuscite non vi chiederò soldi, ma permetterò ad altri di fare la vostra stessa esperienza”.

Il power tennis

Nick cambierà il gioco, in modo permanente. E lo farà con lungimiranza. Capirà prima di tutti quale direzione avrebbe preso il gioco, insegnando ai suoi allievi determinate tecniche che avrebbero rivoluzionato il tennis. Creerà il “power tennis”. Un tipo di tennis basato sulla potenza, sulla fisicità, sulla forza degli scambi da fondo campo. “Il tennis nei prossimi 50 anni sarà sempre più basato sulla velocita e la potenza”. Vero, sarà cosi. Ma sarà cosi anche grazie alla sua scuola.

Sarà lui a imporre il rovescio a due mani

Sarà lui a “imporre” l’ingresso definitivo del rovescio a due mani. «È vero. Tanti giocatori hanno un rovescio a una mano bellissimo. Ma alla fine chi vince i grandi tornei? Tutti rovesci a due mani. Perché? Perché col rovescio a una mano devi essere sempre perfettamente bilanciato, sempre posizionato perfettamente. Altrimenti non ti perdona». Giocare il rovescio a una mano, in un tennis tendenzialmente sempre più rapido, sarà sempre più complesso. Nick, questo, lo capirà prima di tutti. Inventerà dei tipi di allenamenti, ancora oggi usati, per aumentare la resistenza, dote fondamentale a suo dire, e per la mente. Il concetto di “mental coaching”, neanche a dirlo, sarà lui a sperimentarlo per primo. Anche qui avanti di dieci anni. L’importanza della gestione psicologica della partita e del proprio corpo saranno un altro tassello vincente del metodo Bollettieri.

Avrà moltissimi studenti che diventeranno grandi campioni, in particolare dodici tennisti poi diventati numeri uno al mondo: Agassi, Becker, Rios, Courier e Sampras fra gli uomini; Serena e Venus Williams, Sharapova, Seles e Jankovic, Capriati e Hingis fra le donne. Se li ricorda tutti Nick, e per ognuno di loro potrebbe raccontare secondo per secondo tutto quello che hanno fatto dentro l’accademia. Proprio come per la matrona dei fratelli Gracchi, Cornelia, Nick vede queste 12 stelle come i suoi gioielli. Ne è molto fiero e non nasconde mai l’orgoglio che prova ogni volta che un ragazzo passato per l’accademia scende in campo.

Bollettieri

Il papà delle sorelle Williams

In particolare racconta spesso del rapporto che ha avuto con Richard Williams, padre delle più note sorelle: «Quando venne da me, gli chiesi: “Richard, cosa vuoi che faccia con le tue figlie?”. Lui mi rispose: “Se lo sapessi, non te le avrei mai portate. Io sono qui solo per fare colazione”». Parla spesso anche delle due sorelle con le quali dice di avere avuto gli allenamenti più intensi. «Le nostre sessioni di allenamento non erano semplici allenamenti, l’atmosfera era molto simile alle finali di uno Slam».

“Dissi al papà di Agassi che non avrebbe pagato per il figlio”

Non disdegna neanche di parlare di Mike Agassi con il quale però ammette di non avere grandi rapporti: «Erano le tre di notte quando (Mike Agassi, ndr) mi chiamò: “mister Bollettieri, mio figlio non continuerà ad allenarsi con la federazione americana. L’ho vista in tv al programma 60 Minutes: mi può aiutare?”. Gli offrii il 50% di sconto sulla retta; poi palleggiai due minuti con Andre e gli dissi che non avrebbe pagato un centesimo. Mi vien da sorridere quando ha dichiarato che Andre è rimasto solo un paio di mesi nella mia accademia, quando invece ci ha vissuto nove anni. E anche quando dice che sua figlia Tami non ha mai giocato e invece le regalai una borsa di studio».

Senza peli sulla lingua

Senza peli sulla lingua. Farsi notare, un imperativo. Ancor di più, il vero imperativo, era far conoscere, più che il nome, il marchio: Nick Bollettieri. È riuscito a vendere la sua immagine come pochi partendo dal nulla fino ad avere tutto. L’incarnazione del sogno americano. Per farsi conoscere, ha dovuto dare tutto se stesso Nick ma anche qui lo ha fatto sempre con intelligenza. “Ciò che entra alla Bollettieri Academy, è della Bollettieri Academy”. Cosi, tutti coloro che si allenavano nella sua accademia, se un giorno fossero diventati professionisti sarebbero sempre rimasti sotto il marchio “Nick Bollettieri”. È anche questo il motivo per cui ha offerto molte borse di studio. Sapeva che tutti quegli investimenti sarebbero ritornati, e che la sua immagine sarebbe diventata un icona mondiale. Sarà molto generoso, e questo eccessivo evergetismo lo portò vicino alla bancarotta prima che nel 1987 la International Management Group rilevò l’accademia lasciando tuttavia a Nick il compito di dirigerla.

Otto mogli

Una grande, grandissima persona: uno showman che ha saputo, da vero americano qual è, rendere il gioco del tennis spettacolare come mai. Un ottimista e uno che ha saputo godersi la vita. Non si è mai fatto mancare nulla: le otto mogli che ha avuto certificano tale affermazione. Dicono che parlare con lui è un esperienza da provare una volta nella vita. “Quando ti parla, anche se per pochi secondi, ti dà l’impressione che in quel momento tu sia la persona più importante che ci sia al mondo”. Degli occhi spiritati, carichi di emozioni e di storie di vita vissuta. Un perenne sorriso in bocca, di chi ha avuto e dato cosi tanto nella vita, da potersi sentire sodisfatto. Ma non sazio.

Un uomo entusiasta

Non si deve mai essere sazi, sennò si perdono le motivazioni e le energie. Un uomo entusiasta. Entusiasta di tutto ciò che lo circonda e che ancora, a 84 anni suonati, riesce ad emozionarsi per le piccole e le grandi cose. Un uomo che ha raggiunto una delle massime ambizioni possibili per un essere umano: la felicità, quella vera. Ha dovuto lottare senza mai arrendersi e costruendosi, proprio come un architetto, riga dopo riga, mattone dopo mattone, tutto ciò che desiderava. Da essere pagato tre dollari a novecento per un’ora di palleggi. Un uomo che ha vinto.

La fretta è per gli infelici

Un uomo ai limiti della perfezione, che però deve nascondere qualcosa. Non si può vivere una vita del genere senza un segreto. Un incantesimo, un mantra, una formula magica. Qualcosa ci deve essere. Ma anche qui non ha mai tenuto nulla per sé. Ha sempre voluto condividere tutto: e quindi anche la formula per la felicità. Infatti, se andate alla 34esima di ST W, a Bradenton, in Florida, e bussate al civico numero 34210, e chiedete di parlare con LUI, sì vi basterà dire LUI e tutti capiranno, verrete accolti e gentilmente accompagnati nel suo ufficio.

Lì potrete chiedergli tutto ciò che vorrete, per tutto il tempo che vorrete. La fretta è per gli infelici. E se gli chiederete quale è il suo segreto, la sua risposta sarà questa: “Non tocco alcol. Mangiare, mangio un po’ di tutto, anche carne e pesce, ma sto attento al pane e alla pasta. Anche se il mio cibo preferito restano peanut butter e jelly (burro di arachidi e gelatine). E poi gioco a golf e faccio surf, in Florida. Ma alla fine il segreto è un altro… L’atteggiamento. Ci sono persone che si alzano al mattino e pensano potrei fare questo, potrei andare là, poi dicono ma no, chi me lo fa fare, e tornano a casa a dormire. Io a 84 anni mi alzo ogni mattina con un atteggiamento positivo, pieno di voglia di vivere e di vedere e di fare. Un’attitudine positiva rende possibile l’impossibile. A volte basta sorridere, basta mandare impulsi positivi al proprio cervello; è tutto diventa più semplice. E tutto diventa più bello”.

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