BruNapoli è il libro che frega i napoletani anti-nostalgici

Non mi piace l’industria della nostalgia generazionale, ma il libro di Bruno Marra mi seduce. Racconta una generazione che ha vissuto (non solo il calcio) in maniera oggi impensabile

BruNapoli è il libro che frega i napoletani anti-nostalgici
BruNapoli

Il titolo ha un problema

Il titolo ha un problema. BruNapoli presuppone che tu sappia – o almeno ti interroghi su – chi sia Bruno. E perché tu, che non conosci Bruno, dovresti voler leggere la sua Napoli, il suo affresco intimista? La copertina ha una prima risposta: quel bambino col Supersantos che risale una scala malcurata sono io, e sei tu. È una foto nascosta in una piega di Napoli che i nostri figli non sentono, una cosa che si può imparare ma si fa fatica ad insegnare. Pure se noi napoletani, scrive Bruno, “siamo incapaci di imparare, perché sappiamo solo insegnare”. Mio padre giocava col pallone di pezza, miez a via, io col Supersantos che s’incastrava sotto le marmitte delle macchine, mio figlio lo porto al basket, un paio di volte a settimana. Il tempo gioca con le identità.

Mi fa incazzare a morte

Aprite BruNapoli a casaccio, anche se di Bruno non avete mai sentito parlare, e ripiombate subito in quel non-luogo mai dimenticato. Non è un sintomo di rimbalzo, e la dichiarazione d’intenti che riassume 100 pagine dolci e leggere. E mi fa incazzare a morte. Perché vivo in una città che del culto della sua unicità ha fatto una ragion d’essere, alimentando un mostro che si nutre di stereotipi e ci illude di saperlo governare. E non mi piace l’industria della nostalgia generazionale. Sono persino un po’ milanese, ché se c’ho fame mangio alle sette e mezza, la sera. E invece poi ci finisco dentro con tutto me stesso, contrito e sorridente, già a pagina 35, quando comincia un racconto che si chiama così: “C’era una volta il San Paolo di pomeriggio. Tressette e marenna anni 80, la liturgia della domenica Santa”. L’ho ricopiato per intero, così capite dove si va a parare. La maledetta madeleine proustiana, in questo caso una Santarosa maradoniana. Lacrimoni.

L’urgenza della scrittura

Ed è tutto così: è uno zibaldone di articoli, racconti, fotografie. È narrativa, nella sua essenza: la ricerca delle parole giuste, di una punteggiatura dell’anima che affonda lame e poi ti salva con una carezza. Ha un’origine viscerale, questo libro piccolo piccolo. Se l’autore ti confessa che gli è “uscito” all’improvviso, stavolta non fai fatica a credergli. Anche se l’“urgenza” della scrittura, solitamente, è un trucchetto lessicale che nasconde mesi di editor che hanno stravolto il tuo sacro testo così “urgente” prima di trasformarlo in qualcosa di pubblicabile.

Casa Marra

Bruno ha ruminato queste pagine per trenta anni, resistendo – lo so per certo – a tutti quelli che, affascinati dalla sua scrittura, lo aizzavano: “Ma quando lo scrivi un libro?”. È evidente che ce l’aveva dentro, non c’è dubbio. C’è un’infanzia fatta di pallone, nel momento in cui il pallone a Napoli era Maradona, e l’azzurro del San Paolo. Ma c’è anche Eduardo, e c’è Totò. Perché c’è la sua famiglia, e un ritratto prezioso di sentimenti e ricordi personali che sono la materia stessa della grande arte del teatro napoletano. Casa Cupiello è Casa Marra, è una qualsiasi Casa a Napoli nella grande preparazione del Natale, vissuto nell’ “allerta psico-fisica. Uno stato d’animo che si sintetizza perfettamente nella classica frase verimm ‘e nun ce ‘ntusseca Natale!”. C’è la contrapposizione sistemica di mondi che qua, in questa città che si bea delle sue incongruenze, sono passato e presente e reggono il peso del futuro non si sa come.

Lo scrive nella postfazione Fabrizio Piccolo, che BruNapoli è un luogo “un po’ Macondo e un po’ il Labirinto di Cnosso”. Come si scende “giù-Napoli”, si può scendere Brù-Napoli: “A volte la soluzione era lì, davanti a noi. È che da soli non la vedevamo”. Noi, napoletani e non. Noi che forse non conosciamo Bruno, ma che magari avevamo bisogno di Bruno per conoscere meglio Napoli.

(Brunapoli, Bruno Marra, Markcommns Edizioni, 10 euro) 

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