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Qualcosa sta cambiando nel racconto del Napoli?

Dopo un’estate a scrivere di sfracelli, oggi Corbo scrive un articolo rivoluzionario. Chissà perché, Napoli viene spesso denigrata e degradata.

Qualcosa sta cambiando nel racconto del Napoli?
Napoli

Se la donna è mobile, il giornalismo sportivo è Usai Bolt. E oggi ne approfittiamo per fotografare un momento che potremmo definire storico, che accogliamo con piacere e che forse segna una inversione di tendenza rispetto a un’estate in cui il Napoli è stato descritto come una società derelitta e di conseguenza una squadra che era stata spolpata dalla Juventus con ambizioni di grandeur. Stiamo notando con gioia che, seppure lentamente, il punto di vista sta cambiando. Molto lentamente. Basta ricordare quel che è stato scritto la scorsa settimana. Però oggi c’è un passaggio dell’analisi di Antonio Corbo su Repubblica Napoli che non può non essere evidenziato:

Ci pensino anche i tifosi, non solo il presidente: esce da un’estate all’inizio terribile, alla fine fantastica. C’è chi dice che per lui è stata solo fortuna. Non può essere vero (…) Ha realizzato un prodigio di impresa e lo distrugge per sdegno o folle orgoglio, per non tentare la pace con una parte del tifo. In misura simmetrica sono da censurare gli irriducibili della protesta: giusto tener lontano dallo stadio, ingiuriare il presidente del miglior Napoli dall’ultimo scudetto ad oggi, da Maradona in su? Cosa c’è dietro un’ostinata resistenza?

Una rivoluzione copernicana il passaggio sulla fortuna, tema a noi caro e che quest’estate ci ha “obbligato” a fare a una ramanzina a Mimmo Carratelli. Lentamente, piano piano, sottovoce per dirla alla Marzullo, un’altra versione dei fatti s’avanza. Addirittura “il presidente del miglior Napoli dall’ultimo scudetto ad oggi”. Lo abbiamo detto all’inizio, il giornalismo sportivo è Usain Bolt. Ma oggi va così. E lo registriamo. Così come la scorsa settimana non siamo riusciti a trattenere un sorriso quando la stessa Repubblica, nelle pagine nazionali, titolava con senso di superiorità sul Napoli “a conduzione familiare” ignari della storia di quel giornale e delle imprese di un signore che fa Carlo di nome e De Benedetti di cognome, nonché del capitalismo italiano. 

Perché scatta uno strano meccanismo quando si parla di Napoli e del Napoli. Meccanismo che colpisce anche – soprattutto? – i napoletani. Napoli è sempre l’ultimo anello della catena. Quando eccelle, è sempre merito dell’improvvisazione, dell’onnipresente miracolo di San Gennaro (a proposito, oggi Paolo Isotta scrive sul Fatto quotidiano che il santo patrono sta coi ladri e contro il cardinale Sepe) e quindi, se parliamo di calcio, noi stiamo in mano a un improvvisatore che chissà come è riuscito in dodici anni a passare dalla serie C alla Champions League e a riportare stabilmente il Napoli ai vertici del calcio italiano e non solo. È tutto un mistero. Perché non c’è la forma. Quella forma che fa tanto Agnelli e Moratti. L’organizzazione, che poi sarebbe qualcuno con le mani in pasta nel palazzo. In fin dei conti è questa la richiesta della piazza (’o popolo) che in fondo – e pure in superficie – vorrebbe un Luciano Moggi in società. Dimenticando ad esempio che De Laurentiis, al contrario di Pallotta, non ha legato il proprio impegno alla realizzazione di altro (in primis lo stadio). E potremmo farne tanti altri di esempi.

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In questo, a nostro avviso, il giornalismo ha una sua responsabilità. Lo ha quando scrive della protesta di pochi ultras e non cita i fischi del resto dello stadio. È mistificazione del realtà che non aiuta nemmeno il giornalismo. Stasera, con tutto il caro biglietti, ci saranno più spettatori rispetto alle ultime due gare di Champions: Napoli-Marsiglia e Napoli-Arsenal. Eppure si parla di stadio semivuoto. Ad assistere a Juventus-Siviglia sono stati 33mila spettatori. Questa sera a Napoli ce ne saranno 40mila.

Qualcuno si è arrabbiato col Napolista perché abbiamo dedicato più articoli alla querelle Sarri-De Laurentiis. Non era mistificazione, il fatto c’era ed è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dai protagonisti stessi con un – secondo noi – errore di Sarri. Perché anche Sarri sbaglia, non c’è nulla di male.

Ma da tempo scriviamo che il Napoli è forte. Molto forte. Dovremmo prenderne coscienza tutti. L’ambiente, i tifosi, i giornalisti. Dei dissapori juventini nessuno sa nulla fin quando non sono gli stessi protagonisti a rivelarlo. Talvolta la stampa si fa trascinare dalla voglia di consenso. Non è un bene, a nostro avviso. Resta impressa la lezione di Giuseppe Pacileo che sfidò la piazza con un 3,5 in pagella a Maradona dopo un 2-2 a Udine. Forse esagerò, ma era la sua idea e la portò avanti.

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