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Jorginho è bravissimo e perfetto per questo Napoli, ma non esiste qualcosa di meglio?

L’italobrasiliano ha delle grandi doti, ma a volte palesa dei limiti di ripetitività e di poca varietà nelle giocate. Emre Can potrebbe essere il suo perfetto upgrade.

Jorginho è bravissimo e perfetto per questo Napoli, ma non esiste qualcosa di meglio?

Durante questa (pazza, folle) sessione di calciomercato, il Napoli aveva preso Axel Witsel. A sentire i notiziari e leggere i giornali, la roba era seria e seriamente vera: il belga, proveniente dallo Zenit, aveva già scelto il numero di maglia. Poi, pian piano, la trattativa si è arenata (è mai esistita?). Colpa, secondo la narrazione comune, del niet fiero posto da Maurizio Sarri all’arrivo in azzurro del riccioluto mediano visto anche agli Europei. “Troppo distante dal mio calcio, e perciò inadeguato”. Queste, secondo tutti, le parole del tecnico toscano, che in regia nello scorso campionato ha utilizzato Jorginho.

Lo stesso Jorginho di cui noi scrivevamo cose così due mesi fa, a inizio giugno. Quando ci si strappava le vesti perché Conte non lo aveva inserito nei 23 convocati per l’Europeo di Francia: «Bastava piazzarlo lì, dove le sue qualità di regista lo collocano in maniera quasi genetica. E dove diventa perfetto per le qualità di questa squadra, per il suo nuovo modo di stare in campo e di cercare di imporre il gioco, di creare in maniera continua e martellante occasioni offensive. Jorginho non è esploso o rinato, né tantomeno si è rivelato. Ha semplicemente trovato un tecnico in grado di sfruttarne appieno le qualità. Benitez ci aveva provato, e aveva ottenuto risultati pure incoraggianti nella prima stagione. Nella seconda, invece, rendimento scadente. Sarri, invece, ha fatto in modo che il Napoli si modellasse su Jorginho, sul suo tipo di regia. […] Jorginho detta i tempi, tiene alto il ritmo della squadra. La palla arriva a lui e lui te la restituisce pulita, lavorata. Pronta all’ennesima azione offensiva. Jorginho è perfetto per il Napoli e il Napoli è perfetto per Jorginho. Non c’è altro da aggiungere.».

Eppure, già allora noi avevamo qualche perplessità. Piccola, bypassabile. Ma pur sempre di perplessità si tratta(va): «C’è quindi una sorta di prevedibilità genetica in Jorginho e nel Napoli, che è causa ed effetto insieme. Certo, i risultati dicono che parliamo di una cosa bypassabile (41 punti in entrambi i gironi: della serie che Jorginho puoi anche marcarlo, ma non è sinonimo di vittoria certa, anzi), che avviene soprattutto quando l’avversario bada prima di tutto a non prenderle e quindi cerca di bloccare la tua prima fonte di gioco. Per superare questa prevedibilità, però, Jorginho potrebbe (dovrebbe?) forse cercare di ampliare il ventaglio di soluzioni personali. Qualcosa che vada al di là del pur importante appoggio in avanti o laterale per aprire un fronte offensivo. Una verticalizzazione in più, magari. Qualcosa anche di più rischioso, a scavalcare il pressing avversario o a fornire una soluzione diversa ai giocatori offensivi del Napoli, Higuain su tutti».

Ora, ovviamente Witsel in apertura è stato solo un pretesto. Chi scrive crede che il belga sia un buonissimo giocatore nella stessa misura in cui presuppone che Sarri non abbia detto o pensato una cosa tanto lontana da quella storia dell’inadeguatezza. Sì, calciatore di buon livello ma nulla a che fare con questo Napoli. Jorginho, invece, qualcosa a che fare ce l’ha eccome. Solo che, a un certo punto, viene da chiedersi se e quanto sia possibile fare di più. Ovvero, pensare al metodista italobrasiliano come “riserva” piuttosto che come “titolare”. Chiariamo bene due aspetti: non è una critica alle doti del calciatore, che merita abbondantemente la riconferma e un posto fisso o quasi nell’undici di base; non è una totale delegittimazione, l’anno prossimo il Napoli avrà due competizioni importanti fin da subito e quindi il concetto di titolare e quello riserva sono quanto mai elastici. Detto questo, alla luce della perplessità di cui sopra: una squadra che sa di avere in organico, e nel suo undici ideale, un calciatore comunque limitato sotto alcuni punti di vista, può “rischiare” di rappresentarlo ancora come prima e unica scelta, anche tattica. La qualità di Jorginho non si discute, ma non c’è qualcuno che al suo dinamismo e al suo raziocinio abbina una gestione ancora più alta perché più difficile della manovra? Che magari eviti pure i problemi di prevedibilità di cui sopra, che nascono soprattutto quando l’ex Verona viene affidato alle cure di un marcatore fisso. Le esigenze tattiche, ok. Ma pensate come sarebbe bello un Napoli con un regista come Jorginho che però indovina un’apertura sull’esterno o una verticalizzazione sulla punta già ai livelli dello stesso Valdifiori. Bocciato, nell’anno passato, per inadeguatezza tattica (questa volta sì) a una squadra che correva troppo per il suo gioco. E che aveva Higuain, uno che va servito sui piedi e non nello spazio.

Oggi Higuain non c’è più, e il Napoli acquisterà Icardi o avrà Gabbiadini e Milik come attaccanti. Gente diversa, roba diversa. Forse, servirà anche una squadra diversa con un’impostazione di gioco diversa. E se Valdifiori non è ancora cosa perché la qualità e la velocità vanno verso l’alto anzichè andare in down, Jorginho potrebbe palesare ancora di più i pochissimi limiti visti nella scorsa stagione. Più che limiti, si potrebbe usare il termine ripetitività. Così capite che non ce l’abbiamo con lui, ma è un discorso che da lui parte e si estende in generale.

Dopo queste considerazioni, la classica domanda: sentiamo, chi sarebbe meglio per sostituirlo, magari dargli il cambio e quindi elevare la qualità della squadra mantenendone inalterata l’identità? La risposta c’è, l’abbiamo preparata preparata. Si chiama Emre Can, gioca nel Liverpool. E fa cose come quelle che vedrete nel video qui sotto, che sono quasi tutte al livello di Jorginho. Anche meglio, in alcuni casi. Non ce ne voglia Jorge, ma se ammettiamo scientemente che Witsel non era meglio di lui per questa squadra, per Emre Can dobbiamo dire il contrario. Emre Can e Jorginho, non sarebbe male. Pure insieme, in qualche caso. Un tentativo per provare ad alzarla davvero e al massimo, la qualità.

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