Alessio da Lisbona: la musica nel cuore e il sogno di aprire un Club Napoli

Alessio da Lisbona: la musica nel cuore e il sogno di aprire un Club Napoli

La musica è la sua passione, oltre che il suo lavoro; il Napoli è il suo interesse principale, e una scappatoia ai problemi quotidiani; Lisbona una patria di adozione piena di vita e di note che gli ha conquistato il cuore. Alessio Vellotti, nato a Napoli trentasette anni fa, si è trasferito in Portogallo nel 2004 per amore e perché desiderava vivere un’esperienza diversa fuori dall’Italia, «quella relazione poi finì, ma dal punto di vista professionale le cose mi sono andate sempre piuttosto bene, perciò sono rimasto», spiega. Oggi abita a Cruz-Quebrada, nel comune di Oeiras, tra Lisbona e Cascais, a pochi passi dal mare.

Insegna pianoforte, teoria musicale, solfeggio e musica d’insieme al Conservatorio di Caldas da Rainha, a 80 km da Lisbona, e in una scuola privata a Estoril: «Ho allievi di tutte le età e suono jazz, classica, pop, rock, fusion, folk, un po’ di tutto». La musica è la sua passione, tutta, al punto che Alessio far parte di tre gruppi musicali: il quartetto jazz “Alessio Velotti Group”, il gruppo folk-blues “Candymoon” e il “Notas Soltas Trio”, trio di musica da camera formato da pianoforte, clarinetto e mezzo-soprano il cui repertorio si basa su Mozart, Brahms, Piazzolla e compositori del ‘900 meno noti.

Ci parla entusiasta di Lisbona come di una città a misura d’uomo dal clima mite, poco caotica e dove i mezzi di trasporto funzionano bene. «C’è un’intensa attività culturale e molti concerti durante la settimana – racconta – Per chi ama la vita notturna il divertimento è assicurato.Nei locali del centro (Bairro Alto) si ascoltano soprattutto musica brasiliana, pop e jazz. Il Fado, la musica tradizionale portoghese, lo si può apprezzare nelle trattorie del Bairro Alto e soprattutto ad Alfama: alle volte gli interpreti si cimentano in vere e proprie tenzoni ed è richiesto il più assoluto silenzio. C’è un teatro d’opera che si chiama San Carlo (come il nostro) e sale prestigiose come la Goulbenkian, il Centro Cultural de Belém e la Culturgest, dove si esibiscono artisti rinomati di tutto il mondo. In genere le serate cominciano con una birra nel Bairro Alto e poi si scende a Cais do Sodrè, vicino al fiume, dove ci sono tanti piccoli localini».

Ci racconta delle innumerevoli bellezze da visitare, dal “Castel São Jorge” al “Miradouro da Graça”, con la splendida vista della città e del fiume, o lo “Chiado”, il centro della città, con la famosa statua di Fernando Pessoa davanti al caffè “a Brasileira” e poi “Belém”, la zona vicina al fiume, con il “Monsteiro dos Jeronimos”, «dove si possono provare i famosi “Pasteis de Belém”, la cui ricetta è segreta», e infine “Alfama”, il quartiere più antico di Lisbona, che si dispiega sulla collina con i suoi vicoletti tanto da assomigliare ai nostri Quartieri Spagnoli, dove la sera è piacevolissimo andare ad ascoltare Fado in uno dei tanti ristoranti presenti. Ci fa quasi venire voglia di prendere subito un aereo e perderci nella malinconia musicale di Lisbona, o assaggiare il baccalà preparato in tutte le salse, come il “Bacalhau à Braz”, «il mio piatto preferito – dice – dove il baccalà è fatto a pezzettini e mischiato con soffritto di cipolla, uova e patatine fritte tagliate sottili, o i “prego no pão”, sottili fette di carne di maiale o di vacca in mezzo al pane».

Alessio racconta che i portoghesi sono molto simili ai napoletani: «Sono un più disciplinati e forse un po’ più calcolatori rispetto a noi, ma fanno sempre tutto all’ultimo momento e sono molto ritardatari. Usano un’espressione particolare, “ci vediamo por volta das”, molto simile alla nostra “ce verimm’ a vie re…”. Non mi sono mai sentito straniero, qui, mi hanno sempre trattato come uno di loro». Ma Alessio frequenta anche tanti italiani, in Portogallo, e anche tifosi del Napoli: «La comunità italiana qui in Portogallo non è coesa e per questo mi piacerebbe creare un Club Napoli, un punto di incontro per i tifosi e simpatizzanti della squadra. Vorrei che la partita del Napoli diventasse un evento da poter condividere. L’organizzazione però è ancora in alto mare: serve una sede fissa dove vedere la partite e c’è anche il problema che non tutte le partite del Napoli vengono trasmesse in diretta. Un po’ alla volta…».

Il Napoli per Alessio è un modo per restare legato alla famiglia e alle sue origini ma anche un modo per distrarsi dai problemi quotidiani. Soprattutto, è un grande interesse: «Mi piace il gioco del calcio. Mi piace seguire il mercato, vedere la squadra come gioca, quali sono le scelte dell’allenatore», dice. La sua prima volta allo stadio San Paolo è stata quando aveva sei anni: «Non capivo molto di calcio, era un Napoli-Inter. Ad un certo punto tutti cominciarono ad esultare ed io non capivo perché, il Napoli non aveva segnato. Era stato assegnato un calcio di rigore: Maradona andò sul dischetto, pallone da una parte, portiere dall’altra. Ecco perché».

Quanto sono simili napoletani e portoghesi nel modo di intendere il calcio? «I portoghesi vanno pazzi per il calcio – ci spiega – Spesso non si parla di altro. Fanno delle polemiche, soprattutto sugli arbitri, molto simili alle nostre. Sono molto passionali, sostengono le loro squadre fino alla fine. L’ambiente, un po’ come quello napoletano, è un po’ umorale».

 

 

 

 

  

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