Gennaro da Maiorca: «Cercavo tranquillità, ora mi manca il caos di Napoli. Ho fatto proseliti azzurri in Ecuador»

Gennaro da Maiorca: «Cercavo tranquillità, ora mi manca il caos di Napoli. Ho fatto proseliti azzurri in Ecuador»

È andato via da Napoli dodici anni fa in cerca di nuove opportunità lavorative e di un po’ tranquillità. Ha scelto come patria di adozione Palma di Majorca, in Spagna, «il posto ideale per chi desidera vivere in serenità e sicurezza», ha trovato lavoro e l’amore, ma quando gli chiedi cosa gli manca di più di Napoli risponde: «La vitalità della città ventiquattro ore al giorno e trecentosessantacinque giorni all’anno, mi manca il caos di Napoli».

Lui è Gennaro Curci, odontotecnico 50enne. Soprannominato “’o russ” per via dei capelli rossicci («Anche se – dice – ormai di capelli me ne sono rimasti pochi e gli amici comunque continuano a chiamarmi così»), a Palma ha conosciuto la sua “media naranja”, come si dice in spagnolo, la sua dolce metà, l’ecuatoriana Mildred, con la quale è fidanzato da ormai dodici anni. Racconta che Palma è una bella città, di circa 400mila abitanti, con un centro storico molto carino e ben curato, spiagge pulite di sabbia chiara e un mare fantastico, sia in città che fuori, con splendide baie lungo la costa e parchi naturali. Consiglia di visitare la zona costiera di Alcudia o le alture di Valldemosa, sulla Serra de Tramuntana, ma anche il porto di Soller, Andratx e la Playa des Trenc. Ci parla dei famosi insaccati majorchini, da non perdere, come la sobrassada e il camaiot e decanta le specialità di carne e pesce e i risotti che si gustano a Palma. A Napoli torna solo una volta l’anno, ma quando la nostalgia di casa si fa sentire troppo, cerca di sopperire con una visita al Castell de Bellver, che con il panorama che offre sulla baia di Palma «ricorda vagamente il golfo di Napoli, naturalmente senza il Vesuvio».

Brontolone nel privato ed estremamente meticoloso sul lavoro, per Gennaro il Napoli è terra, origini, famiglia, amici, ma soprattutto un modo di essere. Ci dice che la «non simpatia per quelli» è nata in occasione della sua prima partita al San Paolo, quando era bambino: un Napoli-Juve 2-6 che ha segnato irrimediabilmente la sua storia. Ci spiega che, secondo lui, tra il Napoli e Napoli esiste lo stesso rapporto che esiste tra madre e figlio: «Questo per la maggioranza dei napoletani, però, perché poi ci sono alcuni che preferiscono riversare il loro amore altrove… poverini».

È rassegnato sull’esito del campionato: dice che l’ordine è quello attualmente in classifica, e che «con ‘quelli’ non c’è niente da fare». Del Napoli apprezza soprattutto l’organizzazione del gioco: «Gioca per vincere, per segnare più dell’avversario, che è lo scopo principale del football. Credo che Napoli e Fiorentina siano le uniche squadre che giochino a football e non a calcio, che è l’antifootball». Ci racconta anche che le squadre di Palma non vanno per la maggiore, che il Majorca è da alcuni anni in seconda divisione e che non sembra tornerà presto in prima, e che l’Atlètico Balear è in terza divisione, ma che l’organizzazione dei settori giovanili a Maiorca gli piace moltissimo: «Ci sono un’infinità di scuole calcio, pensa che il Barcellona, il Madrid e il Valencia vengono qui nell’isola a reclutare i giovani per le loro squadre».

Si rammarica del fatto che i palmesani e i majorchini siano un po’ chiusi, per cui è difficile fare amicizia con loro: «Frequento tutti stranieri, nessun tifoso vero del Napoli, solo simpatizzanti, per cortesia nei miei confronti – dice – Però sono riuscito a professare la fede azzurra in Ecuador: i miei cognati e qualche amico sono diventati tifosi azzurri. Non perdono una partita!».

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