L’ansia del tifoso del Napoli per le scudettarie

Pensierini di primo mattino, all’alba di una settimana molto delicata. Che, però, è cominciata bene e potrebbe concludersi ancora meglio. A patto che si stemperi la tensione che si coglie in giro nonostante il rendimento della squadra suggerisca di partecipare con grande serenità all’ultima tappa di questo esaltante campionato. Ecco il punto: i tifosi stanno affrontando le scudettarie con un atteggiamento pericolosamente doppio: da un lato hanno acquisito la consapevolezza della forza della squadra illuminata dalla sagacia tattica di Maurizio Sarri, ma dall’altro non riescono a liberarsi – e probabilmente non ci riusciranno mai per un antico retaggio – di quel complesso di inferiorità che è la nostra eterna palla al piede. Non solo in senso calcistico. Teoricamente dovremmo essere tutti nella condizione di attendere il verdetto del campo ma ancora una volta, in prossimità del traguardo, l’ambiente viene colto da una crisi di identità. Quasi che l’aria eccessivamente leggera della vetta produca non gioia ma paura di andare in estasi. E allora come sempre si sceglie la reazione emotiva più a portata di mano, anche se più dannosa. Temendo di non essere in grado di andare fino in fondo, viene quasi spontaneo cedere alla tentazione di reazioni scriteriate e addirittura destabilizzanti quando entrano in scena le fasce più deboli del tifo. È storia vecchia, ma tocca ancora parlarne.

Umberto Eco direbbe che si genera una sorta di fenomenologia del primato. L’espressione in sé è seducente, ma abbisogna di un minimo di interpretazione. Il complesso di inferiorità genera il mostro di scompensi comportamentali che si evidenziano soprattutto nel corso di partite come quelle di ieri sera solo apparentemente facili ma rese ardue da una somma di elementi urticanti, a cominciare dal debutto sulla panchina di un amico vero come Walter Novellino da Montemarano. In queste condizioni accade sempre che, dopo un avvio molto promettente, il gioco fatalmente si adegui in basso soprattutto quando, come ieri sera, nella fascia di centrocampo il mal di pancia di Marek costringe Jorginho piedi d’oro a un superlavoro (lo staff di Sarri ha contato 166 palle giocate, una enormità) che, però, non gli impedisce di trovare alcune verticalizzazioni che avrebbero dovuto essere finalizzate in ben altro modo .

Che succede allora? Il pubblico, sugli spalti della Favorita e a casa, “vede” che la squadra è padrona assoluta delle operazioni ma smadonna per le occasioni mancate e, per quel vizio di origine che si porta dietro, teme che possa verificarsi un altro episodio frutto di casualità e di sfortuna che regala il pareggio agli avversari e compromette l’intera stagione facendo allontanare la Juve e facendo avvicinare la Roma che a colpi di Spalletti si sta facendo molto pericolosa anche perché ha risolto la pratica Totti relegando in un angolo, sia pure con tutti gli onori, l’idolo in odore di pensione. All’ennesimo errore sottomisura di Lorenzinho – che forse mal sopporta sempre per i limiti di cui sopra dai quali non riesce ad affrancarsi – il complesso d’inferiorità, si riprende la scena anche perché la pressione dei risultati già noti fa aumentare la pressione sui giocatori e sui tifosi e si perde letteralmente il senso delle cose: mai e poi mai il Palermo avrebbe potuto impensierire la nostra difesa. A parità di condizioni, cioè con la squadra che ha solo un golletto di vantaggio e gli avversari all’arrembaggio, nell’inferno dello Juventus Stadium il popolo tifoso, invece, si comporta in ben altro modo, gonfia il petto e quasi fa scudo a protezione della squadra: i tre punti di differenza tra noi e loro si spiegano così, non solo per la maledizione del gol subito a due minuti dalla fine. Anche se quella conta e come.

A fare da contrappeso c’è però la maturità della squadra e del tecnico. Senza lasciarsi contagiare dall’ambiente, Sarri e i giocatori non si schiodano dalle loro certezze e diffondono pillole di saggezza. Una su tutte quella di giocare ogni partita come fosse quella decisiva: i conti, poi, si faranno sotto il lampione anche se, cautelandosi con gli opportuni scongiuri, il calendario nel prossimo week-end potrebbe darci una mano.

Proviamo a proporre una giocata di grande interesse: Napoli-Genoa 1; Torino-Juventus 1; Roma-Inter X. Incrociando le dita, quanto siete disposti a puntare? 

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