Davide, tifoso che vive in Olanda: «Io, rugbista, affascinato dal Napoli di Sarri»

Davide, tifoso che vive in Olanda: «Io, rugbista, affascinato dal Napoli di Sarri»

“Il football è uno sport bestiale giocato da bestie. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini”, diceva così Henry Blaha, rugbista e giornalista ed è quanto più o meno mi spiega subito Davide Isaia, 40 anni e un passato da rugbista alle spalle. «Non ho mai seguito troppo il calcio, perché il rugby ha condizionato la mia concezione di sport, ma sono sempre stato tifoso del Napoli – spiega – Il calcio è sempre stato sbeffeggiato da noi rugbisti. Ci infastidisce vedere i giocatori che si pettinano e si mettono la gelatina prima di entrare in campo, o che si gettano a terra come posseduti dal demonio appena li toccano con un dito. Però questo Napoli, grazie a Sarri, ha compreso perfettamente cosa vuol dire praticare uno sport di squadra, che per noi rugbisti è fondamentale. Credo che potrebbe essere apprezzato anche dai rugbisti più irriducibili».

Napoletano di nascita, Davide ha giocato nel Cus Napoli in serie C e B e poi in serie C a Casinalbo, vicino Modena: «Soprattutto lì ho avuto modo di apprezzare l’ospitalità del Nord Italia – commenta ironico – Così, dopo aver capito il grande errore commesso, sono tornato a Napoli e ho giocato tre anni nella Partenope Rugby di serie A2». Mi racconta di essere stato oggetto di diversi episodi di razzismo: «Ogni volta che si andava a giocare sopra Roma era sempre la stessa storia e sempre la stessa serie di insulti, dai colerosi al classico terrone di merda. Una cosa strana, perché nel rugby queste cose non esistono, basti pensare che addirittura l’Irlanda del rugby ha un’unica squadra che rappresenta tutta l’isola. In Italia il rugby è diverso».

Quindici anni fa, mentre studiava Scienze Politiche all’Orientale e aveva scelto come seconda lingua l’olandese, Davide fu invitato ad Amsterdam da due zie che in Olanda avevano un ristorante: «L’idea era fare un’esperienza lavorativa e anche imparare la lingua, ma alla fine conobbi la mia ex e trovai una squadra di serie A dove giocavano dei ragazzi neozelandesi conosciuti a Napoli e sono rimasto a giocare qui. Finché ho potuto, perché poi per vari problemi fisici ho dovuto smettere. Mi sono infortunato in tutto il corpo: caviglie, ginocchio, polpaccio, costole, spalla, mano, sei dita, polso, dente, labbra, naso e testa, ma rifarei tutto. Forse per questo sono diventato un fanatico del Napoli, è stato una sorta di chiodo scaccia chiodo».  

Per dieci anni, ad Amsterdam, Davide ha avuto un ristorante tutto suo: «C’è una enorme comunità di “terruncelli”, ad Amsterdam. Ero in contatto con tanti ragazzi napoletani, abbiamo anche messo su una squadra di calcio, guardavamo insieme le partite del Napoli e andavamo anche in trasferta in Europa, poi tre mesi fa mi sono trasferito a Den Bosch per stare vicino a mia figlia ventenne che vive qui con la madre. Mi sa che qui sono l’unico napoletano, dovrò inventarmi qualcosa». A Den Bosch sta aprendo il primo ristorante napoletano, “TinaPica”: «Il rugby non è solo uno sport ma una filosofia di vita – spiega – Esiste una sorta di solidarietà rugbistica. Ho iniziato i lavori per il ristorante da solo, senza conoscere nessuno, eppure parlando con un genitore di un amico di mia figlia ho scoperto che anche lui aveva un passato da rugbista e lui si è subito offerto di darmi una mano. Adesso sono due mesi che lavoriamo assieme. Un giorno mi disse: ‘Sei un rugbista e tra rugbisti ci si aiuta sempre, non solo in campo ma anche nella vita».

Mi racconta che Den Bosch è una piccola cittadina nel sud dell’Olanda, famosa per aver dato i natali a Hieronymus Bosch. Una città molto diversa da Amsterdam, carina, più piccola, accogliente e con molto verde, dove il dolce tipico è il “boschebollen”, un profitterol gigante ripieno di panna e cioccolata fondente. Davide racconta anche che in Olanda sono più conosciute le negatività di Napoli che le cose belle: «All’estero ci trattano già come se fossimo esseri inferiori perché italiani, se poi aggiungi che sei di Napoli capisci cosa provano gli immigrati al centro di accoglienza di Lampedusa. Per non parlare delle frasi di circostanza come ‘Ah, Napoli, bella città, ma sporca e pericolosa!’ oppure ‘Ah, ma figurati, io ho avuto amici napoletani’ e così via». È per questo, dice, che è ancora più accanito nel tifo per il Napoli: «Secondo me tifare Napoli non è come tifare per un’altra squadra. Chi tifa Napoli tifa per tutto ciò che rappresenta la città. Si tifa per la patria di Totò, Massimuccio, Eduardo, Diego, la città del Vesuvio, della pizza, del Cristo velato. Sarà che ormai sono all’estero da 15 anni ma tifare Napoli mi fa sentire vicino alla mia bellissima città. Poi ci sta anche quella grande sagoma di Sarri che oltre a essermi molto simpatico credo sia anche molto preparato e intelligente. Solo, gli consiglierei la sigaretta elettronica, magari allena più a lungo», sorride.

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