Il bimbo di Taranto, figlio di simpatizzanti interisti, che tifa Napoli. Il papà: «Ha avvertito la mia passione per Maradona»

Il bimbo di Taranto, figlio di simpatizzanti interisti, che tifa Napoli. Il papà: «Ha avvertito la mia passione per Maradona»

Domenica 31 gennaio, in tv danno Milan-Inter. Valentina Occhinegro e Christian Cicala, due tarantini tifosi dell’Inter stanno guardando la partita. Valentina riprende con il telefonino il figlio Lorenzo, di 3 anni e mezzo: “Lorenzo, Forza Inter!”. Non può immaginare cosa sta per succedere. Il piccolo Lorenzo si oppone con forza: “No! Forza Napoli!”. Valentina, incredula, gli chiede che cosa c’entri il Napoli: “Noi tifiamo Inter”, ricorda al piccolo. “No! – risponde lui – Perché non mi piace l’Inter, mi piace soltanto il Napoli, voglio soltanto il Napoli, voglio essere a Napoli!”.

Il video girato da Valentina impiega pochissimo a diventare virale e nell’immaginario partenopeo il piccolo Lorenzo assurge presto a beniamino dei tifosi, quasi un eroe. Abbiamo allora pensato di intervistare il padre, Cristian Cicala, per farci raccontare qualcosa in più.

Christian, grazie per aver accettato di fare due chiacchiere.

«Macchè, grazie a te! Finora è stata Valentina a rilasciare tutte le interviste, questo per me è un battesimo!» (ride, ndr).

Partiamo dall’inizio: tu e Valentina siete tifosi dell’Inter?

«Aspetta: siamo “simpatizzanti” dell’Inter. Valentina è più interista di me, almeno agli occhi della gente. Io tifo Taranto, la squadra della mia città, ci tengo a dirlo. Solo che in queste piazze per così dire sfortunate si ha la tendenza a simpatizzare per squadre della serie A. Il Taranto ha avuto un passato glorioso, ma dal ’93 è iniziato il declino. Adesso siamo relegati in serie D e purtroppo dobbiamo accontentarci di seguire queste squadre maggiori. Sono simpatizzante dell’Inter, filo-interista, guardo le loro partite, certo, ma ci tengo che venga fuori che sono tifoso del Taranto».

Vostro figlio però non è d’accordo con questa simpatia filo-interista, pare…

«Già, una decina di giorni fa stavamo vedendo Milan-Inter in tv. Io ero sul divano e Valentina ha fatto un video a Lorenzo… Il resto è storia».

Lorenzo ha tre anni e mezzo, aveva già dato prima avvisaglie di una passione partenopea?

«Ti racconto una storia. Io sono appassionato di Old Subbuteo, di tutto ciò che va dal ‘96 all’indietro, fino agli anni ’50, quando il Subbuteo si diffuse su larga scala. Da quest’anno ho deciso di dipingere alcune squadre: le compro bianche e le dipingo. La prima squadra che ho dipinto è stata l’Argentina del ’76, quella che vide il debutto di Maradona tra i professionisti. Era il 20 ottobre 1976 e lui, a quindici anni, debuttò contro il Talleres de Còrdoba entrando dalla panchina. Io non sono innamorato del Napoli ma di Maradona sì, e Lorenzo deve aver captato qualcosa. La squadra che ho dipinto ha una scatola bellissima, fatta apposta per l’occasione, con la foto di Maradona sopra. È stato un segnale. In casa è entrato all’improvviso Maradona».

Quanto sa Lorenzo di calcio?

«Pochissimo. Lorenzo sa che gioco a Subbuteo, ogni tanto mi chiede quando potrà giocare e di fargli vedere come si fa, ma non sa nulla di Maradona. A tre anni e mezzo si sta appena avvicinando alle partite. La prima che gli ho fatto vedere è stata proprio Napoli-Roma, il 13 dicembre scorso. Stavo lì seduto sul divano e lui si è avvicinato e ha iniziato a guardare, colpito dai colori della maglia. “Papà ma chi sono quelli con la maglia celeste?” e gli ho spiegato che erano i giocatori del Napoli. “E quelli rossi?”. La Roma, gli ho detto. “E quello in giallo?”. Gli ho detto che era l’arbitro. E poi gli ho spiegato, sempre in risposta alle sue domande, che quelli con la maglia verde erano i portieri e quelli a bordo campo gli allenatori. Gli ho spiegato un po’ tutte le figure e anche alcune regole per fargli capire il gioco. Adesso lui sa che se un giocatore fa cadere un avversario, per esempio, commette un fallo, e nel suo immaginario l’arbitro lo mette in punizione. Capisci? Non esiste il calcio di punizione, per lui, ma la punizione dell’arbitro. È un bambino. Sa che vince chi butta la palla in rete. Gli ho spiegato le regole in modo elementare. Di quella partita vide solo il primo tempo e da lì ha memorizzato il celeste, forse perché è il colore dei maschietti e vi si è riconosciuto. Sa che appartiene al Napoli ed è capitato, a distanza di tempo, che quando qualcuno si avvicinava e gli chiedeva per chi tifava lui rispondeva Napoli. Dice che gli piace il Napoli, gli piace l’azzurro».

E tu e Valentina come avete reagito a questa sua simpatia?

«Ci abbiamo preso gusto! Tra la tifoseria napoletana e quella tarantina c’è una simpatia importante, da sempre e la cosa mi fa piacere. E poi il Napoli è una squadra del Sud, perciò va bene. Magari non avrei accolto allo stesso modo un eventuale tifo per la Juventus, magari lì mi sarei opposto. Inoltre è bello avere un pizzico di rivalità, in casa: il calcio è bello anche in questi termini. Non mi dispiace assolutamente, lo lascio libero di tifare ciò che vuole. Vorrà dire che gli spiegherò chi è Maradona. Tra l’altro, nonostante io sia un appassionato di calcio, non volevo che lo seguisse. Voglio dire: se decidesse di fare scherma sarei felicissimo uguale».

Nel video Lorenzo dice “voglio essere a Napoli”, ho capito bene?

«Sì! E non abbiamo capito perché! La cosa strana è che ha capito subito che Napoli è una città. Adesso quando guardiamo la partita insieme gli spiego anche l’appartenenza di ogni squadra a una città, gli sto insegnando la geografia. Io stesso l’ho imparata seguendo il calcio».

Avete pensato di portarlo a Napoli?

«Siamo stati invitati da un tifoso napoletano, Stefano Ercole, del gruppo Facebook Quelli dal sangue azzurro. Ci hanno invitati a marzo per Napoli-Genoa, dovremmo venire a vedere la partita tutti e tre insieme e, se ho ben capito, anche andare a Castelvolturno a seguire il ritiro dei giocatori. Ci verremo sicuramente: siamo felici di ricambiare l’affetto che abbiamo ricevuto, una valanga di messaggi di tutti i tipi, anche dai napoletani all’estero. Sarà la prima volta di Lorenzo allo stadio. Ah, ma glielo dirò, eh: lo porterò a Napoli, poi però dovrà passare il battesimo anche allo stadio di Taranto! Dovrò in qualche modo orientarlo ai nostri colori: è nato qui».

Ci sono tifosi del Napoli a Taranto?

«Parecchi! Considera che Taranto è stato un importante porto militare e che molti napoletani che hanno fatto il militare qui hanno sposato una tarantina e i loro figli sono cresciuti con questa passione. Soltanto io conosco quattro o cinque tifosi del Napoli, ma ce ne sono tanti. Nello splendido periodo di Maradona qui Napoli andava per la maggiore, insieme a Milan, Juventus e Inter. Il tifo è condizionato anche da grandi calciatori. Ci sono tanti tifosi romanisti cresciuti col mito di Bruno Conti. Maradona ha portato diversi tifosi e adesso Higuain fa altrettanto, porta entusiasmo anche lontano da Napoli. I bambini, oltre a seguire una squadra, devono avere un idolo nel quale rivedersi e Higuain sta facendo cose incredibili».

Lorenzo va all’asilo: anche a scuola si vanta di tifare Napoli?

«Che io sappia no, ma Lorenzo è ancora piccolo. Per avere tre anni e mezzo parla tanto e molto bene, merito soprattutto di Valentina che lo ha sempre stimolato moltissimo, ma ci racconta poco e nulla di questa cosa. Però posso dirti che ha una passione innata per la musica e che conosce molte delle canzoni di Pino Daniele a memoria, quelle in italiano, non quelle in dialetto. Valentina è un’appassionata di Pino, ha visto tre concerti e possiede molti cd».

Lorenzo è diventato quasi un simbolo per i napoletani, come ha scritto Valentina sulla sua bacheca Fb, qualche giorno fa: “Sì, lo so, sembra assurdo e quasi ridicolo, ma è un simbolo di quello che dovrebbe essere il calcio: amore incondizionato che non segue alcuna logica, un semplice gioco, visto attraverso gli occhi di un bambino”. Bravo Lorenzo, ma bravi anche mamma e papà, che lo crescono libero e sano.

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