Mario, che cura gli animali nell’Isola di Wight: «Mi è passata pure la fame»

Mario, che cura gli animali nell’Isola di Wight: «Mi è passata pure la fame»

Nato a Pollena Trocchia e cresciuto a Cercola, come tanti prima di lui Mario Coppola ha scelto di emigrare all’estero per migliorare dal punto di vista professionale: prima Lisbona, poi Barcellona, Londra e infine l’Isola di Wight, dove vive adesso. Ha trent’anni e fa il veterinario, anzi, “è” veterinario: «La riconoscenza e l’affetto che può dimostrarti un animale è imparagonabile. Sapere che questa sera c’è un cane che grazie alle mie cure sta bene e può tornare a casa con i proprietari mi farà andare a dormire con il sorriso». Si è trasferito in Inghilterra due anni fa e non se n’è pentito: «Cercavo un posto dove migliorare la mia esperienza prima di affrontare la professione vera e propria. In Italia non ci sono realtà che ti permettono di imparare e ti sostengono economicamente, al massimo ti danno un rimborso spese. In Inghilterra, invece, un medico veterinario già quando inizia a lavorare ha uno stipendio degno di un professionista che viene da anni di formazione». Ci racconta che la medicina veterinaria ormai non è più seconda a quella umana, «ci sono tecniche chirurgiche e terapie mediche di avanguardia». Lui stesso, ad aprile, andrà a lavorare nella migliore clinica ortopedica veterinaria d’Europa, una delle migliori al mondo, «dove protesi di anche, arti e chirurgie spinali sono all’ordine del giorno».

Ci parla dell’Isola di Wight come di un posto immerso nel verde, circondato dal mare della Manica; racconta del Festival  musicale che si organizza qui d’estate e che ha ospitato anche personaggi del calibro di Jimi Hendrix e i The Who. Sono pochi, qui, gli italiani, «ma qualche settimana fa ho scoperto che il proprietario di uno dei miei pazienti è originario di Cercola, pensa com’è piccolo il mondo». Anche in Inghilterra è arrivata la forza di questo Napoli: «Sono tutti sorpresi, non solo per la posizione in classifica ma anche per il bel gioco. Poi, con Ranieri in testa in Premier League stiamo andando alla grande».

Di Napoli gli mancano «andare in Costiera in moto, il rumore del mercato, l’odore del caffè, le persone che anche se non ti conoscono o quasi ti fanno domande personali, la pizza a portafoglio e le sfogliatelle». Torna spesso, per vedere famiglia e amici, ma per il momento non mette in cantiere un possibile ritorno.

Racconta che per lui il Napoli è passione, «o chiamale se vuoi Emozioni, come recitava uno striscione in curva qualche anno fa parafrasando un noto cantautore connazionale». Anche da lontano la squadra riesce a condizionare il suo umore: «Il Napoli non è semplicemente una squadra ma rispecchia quello che è la città. Spesso basta una vittoria del Napoli per consentire a tutti noi di trascorrere una settimana serena e di dimenticare i problemi». Al San Paolo è stato spesso, e ogni volta prova le stesse sensazioni: «Pelle d’oca, forti emozioni, senso di appartenenza».

Il giocatore che preferisce è Lorenzo Insigne: «Spero possa trovare spazio anche in Nazionale, è probabilmente il più promettente talento in Italia, al momento». È convinto che la Juve resti favorita per il titolo, ma che il Napoli se la giocherà fino alla fine.

Domani ha il turno dalle 9 alle 18 in un centro che si occupa di emergenze, ma non sull’isola, perciò ha fatto una corsa in albergo, a Portsmouth, dove passerà la notte per arrivare prima al lavoro, domani. Guarda la partita sul divano, in streaming, stressantissimo nonostante riconosca la parità tra le squadre. Dimostra l’aplomb di un inglese, quasi mi convince di essere calmo, ma alla fine confessa di essere tesissimo. Gli sostituiscono Insigne e neppure si scompone: «Va bene così. Ha giocato bene, ora Mertens ci fa un regalo». Ma il regalo non arriva, arriva solo la delusione. «Mi è passata pure la fame».

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