Anche il modello inglese ha le sue lacune: un razzo sparato in Bolton-Blackburn e l’Arsenal che ritira l’abbonamento a due tifosi perché stavano in piedi

Anche il modello inglese ha le sue lacune: un razzo sparato in Bolton-Blackburn e l’Arsenal che ritira l’abbonamento a due tifosi perché stavano in piedi

Circa un mese fa vi avevamo raccontato della disputa tra il Chelsea e i suoi sostenitori sul clima a Stamford Bridge. Qualche giorno dopo le lamentele di Mourinho, i tifosi del Chelsea nella trasferta di Liverpool replicarono al loro allenatore con cori di scherno come “Josè, dacci una canzone”o “Allegro, Mourinho”. Nel successivo impegno casalingo contro il West Bromwich non solo sostennero incessantemente la squadra per 90 minuti, ma esposero uno striscione molto chiaro: “Se vuoi l’atmosfera, facci stare in piedi”. Mou è maestro nella provocazione, sa dosare perfettamente il bastone e la carota, e nel post-partita smorzò i toni: “il clima è migliorato, ma non voglio tornare sull’argomento. Mi pagano per allenare, per vincere le partite, non mi pagano per essere critico con i tifosi. Mi dispiace per i commenti di qualche settimana fa, la realtà è quella di oggi, la differenza era incredibile.” 

Intanto la dirigenza del Chelsea, come promesso qualche settimana fa, ha effettivamente incontrato un gruppo di tifosi a Stamford Bridge per rendere più caldo il clima all’interno dell’impianto. Il presidente del Chelsea, l’imprenditore statunitense Bruce Buck, ha proposto di spostare i tifosi ospiti (che al momento siedono a sud della Shed End) nella parte opposta del campo, nel settore “Mattehw Harding”, per creare così una seconda grande ondata di sostegno nella Shed End. 

Proprio nella Shed End la dirigenza del Chelsea ha intenzione di sperimentare singing section (zone di canto o tifo) e di attribuire responsabilità individuali per guidare i cori, introducendo così una figura simile a quella dei “lanciacori” delle nostre curve. Quella delle singing section non è una novità assoluta, uno dei primi club a sperimentarla fu il Newcastle, seguito qualche anno dopo dal Manchester United. I Red Devils non resero questo spazio subito permanente, lo testarono tramite un’azienda specializzata in rumori acustici nel corso di due partite: il match di Champions League contro la Real Sociedad, il 23 ottobre 2013, e in campionato contro il Fulham il 9 febbraio 2014. Le aree sperimentali sono state selezionate dopo un test iniziale che ha mostrato come i livelli sonori provenienti da alcune zone dello stadio tendevano ad essere più forti di altri. L’analisi ha concluso come durante le due prove ci fosse stato un miglioramento significativo del tifo e dell’atmosfera. In particolare lo studio ha dimostrato come proprio nelle Singing Section vi fosse un rumore continuo. Così lo United, dopo un sondaggio ampiamente favorevole tra i suoi tifosi, ha deciso di rendere permanente da questa stagione la Singing Section; collocata nella North East Quadrant dell’ Old Trafford, avrà una capienza di 1600 posti.

Per alcuni di voi tutto questo sarà incredibile. Ridurre il tifo a una mera questione di decibel e su questi parametri organizzare i settori dello stadio. Studiare in maniera scientifica, quasi fino a renderla artificiale, una delle manifestazioni più spontanee al mondo: il sostegno per la propria squadra. Per provare a spiegare questi fenomeni, è bene sempre ricordare come siano passati “solo” 25 anni dalla strage di Hillsbrough. I 96 morti rappresentano un ricordo sempre vivo nella mente del popolo inglese. Le Singing Section, le Safe Standing Area, il costo dei biglietti che continua a lievitare, generando numerose contestazioni (l’ultima in ordine di tempo da parte dei tifosi del Crystal Palace che hanno organizzato un corteo davanti agli uffici della Premier League) sono in realtà tutti effetti, diretti e indiretti, del Rapporto Taylor che ha rivoluzionato il modo d’intendere il calcio in Inghilterra.

Gradualmente l’Inghilterra sta cercando trovare un compromesso tra il diritto a tifare, con stadi a dimensione familiare e il dovere di evitare che tragedie come quella del 15 aprile 1989 possano ripetersi.

I tifosi provano a dare il loro contributo facendo pressione sulle società e sull’opinione pubblica grazie a campagne come la Safe Standing Campaign o con brevi documentari come questo. Qualcosa inizia a muoversi, ci sono timide aperture di credito da parte delle società, ma non si fanno sconti. Lo stesso Chelsea ammonisce severamente chiunque vìoli le norme. Da qualche giorno su twitter stanno circolando lettere inviate dalla dirigenza ad alcuni tifosi, individuati tramite telecamere a circuito chiuso, rei di essersi alzati sui seggiolini per festeggiare il gol. “Questo – prosegue la missiva – è inaccettabile, non solo perchè ha creato problemi di sicurezza, ma ha anche causato danni ai seggiolini.”  La lettera si conclude con un avviso: “in questo momento non saranno presi provvedimenti, ma l’area intorno ai vostri posti sarà monitorata e in caso di ulteriori denunce saranno prese in considerazione sanzioni.” Sia il Chelsea Supporter Trust che l’account twitter della Football Supporters Federation (che tra l’altro offre sostegno/consiglio legale per questioni riguardanti eventuali reati da stadio) sembrano confermarne la veridicità. Più diretto è stato l’Arsenal che ha espulso in via definitiva dall’Eemirates due giovani tifosi rei di essere stati troppo tempo in piedi.

In Italia spesso sedicenti giornalisti e opionisti da bar-sport quando affrontano il tema della sicurezza negli stadi evocano il “modello inglese” come la panacea di tutti i mali. Dispiace infrangere in un colpo solo le loro granitiche certezze, costruite in anni di superficiale presenzialismo televisivo e chiacchiericcio con la solita compagnia di giro, ma non esistono modelli “a violenza zero”. Proprio dall’Inghilterra arriva una secca smentita a coloro che sostengono “queste cose succedono solo in Italia”. Durante il boxing day un tifoso del Blackburn pare che abbia lanciato un razzo o un fumogeno verso la tribuna d’onore del Bolton. Per fortuna sembra che non ci siano state conseguenze, l’episodio è stato confermato dalla polizia locale. Un portavoce del Bolton ha dichiarato: “la società e la polizia sono a conoscenza di quanto accaduto nel South Stand (zona del Macron Stadium riservata ai tifosi ospiti), noi rivedremo i filmati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso e condivideremo queste informazioni con la polizia”. I tifosi del Bolton, disgustati, dicono che non è la prima volta né sarà l’ultima. Si dichiarano sorpresi che il fumogeno non sia stato trovato durante il filtraggio. Il loro stupore è anche il nostro, quando ci sequestrano medicinali o il famoso tappo della bottiglia, per poi assistere, una volta entrati allo stadio, al lancio di petardi o ammaliati dal “chi vo vever” del venditore di turno.

Sicuramente c’è un abisso tra gli stadi italiani, così come segnalato dal 48° rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese, in termini di infrastrutture, appeal, costi e presenze rispetto agli stadi inglesi che spesso registrano il tutto esaurito. A settembre The Guardian ha pubblicato un grafico molto interessante: ha comparato l’affluenza negli stadi nei sei principali campionati europei durante la prima giornata di questa stagione: in Premier League il 98,4% dei posti era occupato; al secondo la Bundeslinga con il 93,6, fanalino di coda era la Serie A con il 55,5%.

Sempre a settembre, il ministero degli Interni inglese ha pubblicato un interessante rapporto sugli arresti legati al calcio e sull’espulsione dagli stadi nell‘ultimo campionato.

Il documento rivela che “durante la stagione 2013/2014 il numero totale degli arresti è stato di 2273 persone. Questo rappresenta una diminuzione di 183 arresti, o del 7%, rispetto al 2012/2013. È il dato più basso mai registrato, in un trend di generale ribasso. Tuttavia queste statistiche dovrebbero essere considerate in un contesto che riflette l’attività generale della polizia. Non tutti gli episodi di violenza o i disordini portano all’arresto. In altri casi, gli arresti possono essere un azione preventiva.”

Scorrendo il rapporto si nota come rispetto alla stagione precedente, i tifosi del Manchester United abbiano strappato ai sostenitori del Newcaslte il poco invidiabile primato per numero di arresti in Premier; completano il podio della vergogna 2013/2014 il Manchester City e l’Arsenal. Il report, molto dettagliato, si conlude elencando i motivi dell’arresto e l’unico dato con aumento significativo nei campionati inglesi è quello per “possesso o uso di fumogeni” 188 fermi contro i 76 dell’anno precedente. La freddezza dei numeri dimostra come quanto successo a Bolton non è frutto del caso, il tanto decantato modello inglese non è poi così perfetto. 
Alfonso Noël Angrisani

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