SPQR: Sono (diventati) Prudenti Questi Romanisti

Uno dei motivi che mi hanno spinto a riconvertirmi al pendolarismo su gomma, abbandonando così la noiosa Trenitalia, è l’amore per le radio private. Non me ne vogliano i colleghi delle emittenti napoletane, ma l’amore è soprattutto per le radio delle capitale. Diciamoci la verità, è un altro ascoltare. Pane al pane e vino al vino, e quando qualche ospite prova a buttarla in politichese c’è sempre il conduttore di turno che lo richiama alla dura realtà: sì vabbè, ma scajamo o nun scajamo?

Ecco perché oggi, di rientro dalla nostra Napoli, ho cominciato a preoccuparmi. Superato San Vittore, mi sono immediatamente messo in cerca di frequenze giallorosse. Ovviamente c’era l’imbarazzo della scelta. Mi aspettavo i telequiz del tipo “secondo voi chi segnerà il sesto gol?”, oppure “quante probabilità ci sono che l’arbitro sospenda l’incontro per manifesta superiorità dell’avversario?”. E cose simili. E invece è accaduto quel che mai mi sarei aspettato. Toni morigerati, prudenza diffusa, quasi (dico quasi) un’attesa sportiva per una bella serata di calcio.

Mah, ho cambiato stazione. Ho pensato a un’interferenza. Altra emittente, e stesso clima. Anche quando la parola passava ai radioascoltatori. Gli interventi erano del tipo: “sì, adesso sta andando tutto bene, ma vorrei che al primo tonfo di Garcia l’ambiente rimanesse tranquillo e anche voi conduttori non vi metteste a cavalcare il malcontento”. Molta cautela sulla campagna acquisti giallorossa: “ora non possiamo dire niente, ma che succederà appena uno dei tre a centrocampo si infortuna? Già a sinistra abbiamo capito che Dodò non può nemmeno sostituire Balzaretti. Ma allora che l’abbiamo preso a fare?”. Solo una telefonata mi ha confortato. Un tifoso che chiedeva conto di tanta prudenza: “ma vi siete resi conto che questa squadra ha più qualità della Juventus?”. E da studio molti colpi di tosse.

Insomma, SPQR: sono prudenti questi romani. All’altezza di Roma Sud ho cominciato a sudare freddo. Vuoi vedere che questi sono cambiati? È la fine se è così. La nostra speranza è proprio l’ambiente. I caroselli anticipati. La discussione sul luogo dei festeggiamenti del quarto scudetto. E allora ho deciso di chiamare il collega giallorosso. Abbonato alla Curva Sud. Che considerava Cicinho più forte di Cabrini. E che non ha condiviso la nostra battaglia sulla discriminazione territoriale. «Oh, Marco, come va? Hai visto Gervinho? Ha fatto il fenomeno», provo ad aizzarlo. E lui di rimando: «Sì ho letto. Vabbè, a me sta bene anche un pari». Ah, faccio io. «Ma allora siete davvero diventati prudenti. Siamo di fronte a una rivoluzione antropologica». «Ma no – fa lui, provando a rasserenarmi – la gente è convinta di vincere quattro a zero. Sono i giornalisti che provano a tenere i toni bassi».

Sono praticamente sconsolato, quando finalmente viene fuori il romanista che conosco. «Certo – aggiunge – co’ sta storia dei Nazionali v’è annata bene». In che senso? «Beh, noi li abbiamo tutti impegnati in partite difficili». Provo a reagire (ma in cuor mio sono finalmente confortato): «Ma dai, se abbiamo dieci giocatori in Nazionale. A voi De Rossi s’è fatto male appena ha visto la scritta Coverciano». «Pure Strootman se è per questo», avvalora la mia tesi. Prima, però, di lanciarsi in una disquisizione mazzarriana: «Ma non vanno calcolate le partite giocate, quanto invece il coefficiente di difficoltà di una gara. La Svizzera gioca a qualificazione ormai acquisita, la Bosnia di Pjanic invece si gioca il Mondiale. C’è differenza». E il mio pensiero va immediatamente al volto basito di Thohir quando il suo allenatore gli illustrerà il proprio pezzo forte.

Siamo appena a martedì, penso tra me e me. Stanno provando a fare i distaccati ma più di ventiquattro ore non reggeranno. La loro vera anima verrà fuori. Non posso credere a una mutazione genetica, così repentina poi. No, i romanisti accorti e giudiziosi non possono esistere. Provo a farmi coraggio. Domani farò il test al mercato di Testaccio.
Massimiliano Gallo

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