Lo sguardo lungo di Benitez (anche su Roma-Napoli) è una lingua quasi incomprensibile per i napoletani

Non è il caso di cominciare citando Céline e la sua “la grande sconfitta è dimenticare”. In fondo stiamo parlando di pallone. Certo, un sorriso ci scappa nel leggere oggi che la gestione del turn over di Benitez è diventata illuminata (Corbo). Ma come, fino a una settimana fa non aveva capito il campionato italiano e ora improvvisamente si sono accese le luci? La verità è che c’è poco da fare i filosofi, se segni sei un re, se non segni sei un fallito. Ah, il potere taumaturgico di quattro gol.

A volerla dire tutta, contro il Livorno il Napoli ha giocato un primo tempo piuttosto opaco. Ma le cose sono girate diversamente. Pandev ha segnato al terzo minuto e poco prima dell’intervallo una papera del portiere Bardi ci ha definitivamente rasserenati.

Quel che però noi tifosi – e temo anche noi giornalisti – ci ostiniamo a non voler comprendere è che una stagione va preparata, studiata, gestita nei minimi particolari e con la consapevolezza di quanto sia lunga e di quanto possa essere accidentata e complessa. Tra Champions, Campionato e Coppa Italia, il Napoli giocherà almeno quarantacinque partite. Almeno. Quarantacinque che potrebbero diventare anche cinquantacinque, se non di più. Nessuno può pensare di giocarle tutte a tutta. Sarebbe come dire che un tennista giocasse tutte le partite dell’anno al cento per cento delle proprie possibilità; o che un ciclista andasse al massimo in ogni corsa in linea o in ogni tappa di un giro. Insomma, fantascienza. O ridicolaggine, fate voi. Poi se qualcuno desse un occhio al Real Madrid in questo periodo in campionato si acquieterebbe.

Benitez ha cercato di illustrare il concetto sabato in conferenza stampa: «Non sono tutte finali. Le finali sono finali, le altre sono partite». Insomma, per la serie “diamo un nome alle cose”. È il messaggio che Rafa sta cercando di trasmettere all’ambiente. Sin prisa pero sin pausa non è solo uno slogan efficace: sottintende un modello di vita, di comportamento, di approccio alla fatica e alla complessità.

Benitez guarda lontano. Come si deve fare negli sport (magari anche nella vita, eh). Lo sciatore la porta dello slalom la deve preparare prima, così vale per i colpi del tennista. E questi sono sport individuali. L’allenatore ha dato dimostrazione di curare ogni minimo dettaglio nella gestione degli infortunati. Stamattina è stato stabilito che Roma-Napoli si giocherà venerdì 18 ottobre alle 20.45. Rafa lo sapeva. E sapientemente non ha convocato Albiol, Higuain e Zuniga per il match col Livorno. Perché, così facendo, ha impedito loro di rispondere alle convocazioni delle Nazionali. E saranno riposati sia per la sfida dell’Olimpico sia per la trasferta di Marsiglia. Lo sguardo lungo. Ecco che cosa significa. A proposito, Hamsik ha chiesto di non essere convocato (tanto la sua Nazionale non può più qualificarsi) per rimanere a Castelvolturno.

Il Napoli arriva al primo pit stop con un ruolino per cui tutti avremmo messo la firma a fine agosto. Nove partite ufficiali: sette vittorie, un pareggio e una sconfitta. In campionato siamo secondi con 19 punti, a due lunghezze dalla Roma che è a punteggio pieno con sette vittorie in sette partite. Abbiamo il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa. I primati sono tutti della Roma di Garcia. Abbiamo quattro calciatori con più di tre reti: Hamsik (5), Callejòn (4), Pandev e Higuain (3). Tutti senza rigori. E non stiamo qui a ricordare i dubbi estivi di alcuni calciatori portati a Napoli dal tecnico madrileno: su tutti, Callejòn. Il calendario fin qui è stato benevolo, certo. Ma le partite vanno sempre vinte. Basti pensare al pareggio col Sassuolo. Per chi ama i paragoni (e ce ne sono tanti, fidatevi), il confronto non va fatto col Napoli dello scorso anno (aveva gli stessi punti), ma con quello di due anni fa che giocava la Champions. Ecco, rispetto a due anni fa in campionato abbiamo otto punti in più.

Tutto è migliorabile, per carità. A volte, però, sembriamo i destinatari di quel detto che tante ho volte ascoltato a Napoli: il pane a chi non ha i denti.
Massimiliano Gallo

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