Lo dico? Basta con Maradona. Basta vivere nel passato

Non mi perdonerà Claudio Botti, lo so. Ma non posso esimermi. BASTA CON DIEGO ARMANDO MARADONA. Gli uomini pagano fuor di quattrini per liberarsi dalle ombre paterne e materne, l’homo sapiens ha lottato una vita intera per raggiungere la verticalità, l’emancipazione, per volgere lo sguardo al futuro. Noi no. Noi stiamo perennemente con la testa rivolta all’indietro, in questo delirio collettivo che ci rapisce ogni qualvolta Diego compaia.

C’è bisogno che noi si faccia la solita premessa? No, spero proprio di no. Quegli anni li ho stampati in mente e nel cuore con l’inchiostro indelebile. Ma è finita. Ventitré anni fa. E mi chiedo: come può una città immaginare, lavorare per provare a costruire i suoi successi futuri se è perennemente rivolta con lo sguardo indietro? Non può, questa è la risposta. Non può.

Mi ha emozionato guardarlo alla Gazzetta dello sport. Ieri sera, però, non l’ho visto. E non ho apprezzato tutte quelle lacrime sui social. Come se non potesse accadere più. E infatti non accadrà più se continuiamo (e continueremo) così. Abbiamo avuto il calciatore più forte del mondo. Un calciatore straordinario e un personaggio unico. Questo ci deve inorgoglire. Ma bisogna guardare avanti. E se De Laurentiis non lo vuole come allenatore del Napoli, beh ha ragione De Laurentiis. Il tanto vituperato De Laurentiis.

Non possiamo stare, trent’anni dopo, ai tiempe belle ’e na vota. È zavorra. Non spiccheremo mai più il volo. Diamo solo un senso alla nostra impossibilità di tornare a vincere. Una giustificazione politica e ideologica. Un alibi.

Basta. È stato non bello, è stato tutto. Ma io voglio vincere con Callejon, sì, l’uomo che sembra uscito da un film degli anni Trenta, voglio dare a lui la possibilità di conquistare il mio cuore. Così come voglio dare questa possibilità a Higuain, ad Hamsik, a Insigne. Anche perché, perdonate, siamo pure egoisti. Tanti bambini, e ormai non solo bambini, Diego non l’hanno mai visto. Non facciamone il nostro colonnello Kurtz.
Massimiliano Gallo

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