Behrami, la vita capovolta in 4 anni

C’è una data che Valon Behrami non dimenticherà mai: è il primo marzo del 2009. Valon indossa la maglia numero 21 del West Ham (allora allenato da Gianfranco Zola, vecchia conoscenza azzurra). Quel giorno gli hammers affrontano in casa il Manchester City.

E’ il minuto 37 del primo tempo quando in un normalissimo contrasto di gioco i tacchetti della scarpa di Valon affondano nell’erba e, come incastrati dentro le sabbie mobili, bloccano la gamba sinistra che in maniera del tutto innaturale compie una torsione spaventosa: i legamenti del ginocchio, quasi tutti, fanno crack. Valon non regge lo shock e sviene; questa volta, anche per un combattente di natura come lui, il dolore è troppo forte. Lo porteranno via in barella con la bombola dell’ossigeno aggrappata alla bocca. Per Valon la stagione finisce lì.

Lo spavento, seppur forte, è solo momentaneo perché Valon non è uno che si arrende tanto facilmente. Figlio di kosovari (mamma segretaria, papà commerciante di plastica) immigrati nel 1990 in Svizzera per regalare a lui e alla sorella Valentina un futuro lontano dalla guerra, ha imparato l’arte della sofferenza.

Il non arrendersi è sempre stata la cifra di casa Behrami, sin da quando bambino il piccolo Valon faceva impazzire mamma Halime perché non smetteva mai di correre: “Non si stancava mai, era il suo passatempo preferito” racconta. Tornerà a giocare il 12 settembre dello stesso anno a distanza di appena 6 mesi da un infortunio che aveva rischiato di comprometterne definitivamente la carriera.

Quella di anticipare i tempi non è una novità per Valon, uno come lui è sempre stato abituato a ad arrivare prima: nello Stabio (canton ticino), poi nel Chiasso e quindi Lugano dove ad appena 18 anni compie già il grande salto nei professionisti: debutta e gioca in tutto due partite come esterno di centrocampo. Basta già per intuire il talento da combattente. Su di lui mettono gli occhi molte squadre europee, Genoa e Udinese sono le più rapide di tutti: preso in comproprietà Valon gioca il primo anno (è il 2003) con il grifone in serie B: 24 partite senza lasciare quasi mai il segno. Nonostante ciò il presidente Preziosi ne acquista l’intero cartellino per poi girarlo in prestito all’Hellas Verona. E qui è tutta un’altra musica, quella di Valon è una stagione da protagonista: 33 presenze 3 gol, record per lui.

La Lazio mette gli occhi su di lui, ne compra dal Genoa prima metà del cartellino e poi lo riscatta interamente. Delio Rossi stravede per questo ragazzo con i capelli biondo ossigenato, lo fa giocare terzino destro, gli passa il testimone di Massimo Oddo. Quelle con Rossi sono le stagioni della consacrazione, Valon ha appena 21 anni ma è già inamovibile. I tifosi lo adorano, amano la sua grinta la sua caparbietà, la sua voglia. Segna il gol decisivo in un derby e diventa immortale.

Nel 2008 passa al West Ham, per Zola è un punto fermo lo fa giocare terzino destro ma all’occorrenza anche centrocampista, esterno, a volte anche difensore centrale. Ad Upton Park è una specie di idolo, amato, consacrato, adorato.

Nonostante ciò a gennaio del 2011 lascia l’Inghilterra e decide di tornare in Italia, destinazione Firenze. Un anno e mezzo difficile, la squadra fatica, il dopo Prandelli si fa sentire. Valon è comunque sempre tra i migliori: seppur per pochi mesi ritrova anche il suo mentore Delio Rossi.

Nel 2012 la viola decide di cedere alle lusinghe degli azzurri e lo lascia partire, arriva a Napoli senza grandi squilli, alcuni tifosi a malapena lo conoscono. Gli basterà poco, pochissimo per imporsi.

Diventa subito un titolare inamovibile. Lì al centro del campo se c’è lui non si passa, mai. Un campionato sontuoso consacrato da una standing ovation, degno di un idolo, quando Mazzarri decide di sostituirlo a pochi minuti dalla fine della partita vinta 2 a 0 contro il Genoa. E’ il 7 aprile del 2013, Valon si siede in panchina, quasi imbarazzato da tanto affetto. Sono passati 4 anni e poco più da quel maledetto infortunio, il cerchio sembra chiudersi per sempre. Valon lotta e corre, corre e lotta ancora. Napoli lo acclama e sogna.
Andrea Punzo

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