Le mezze rivoluzioni non servono a niente (via anche Maggio, Cannavaro e De Sanctis)

Le rivoluzioni sono rivoluzioni. Come le mezze stagioni, non esistono neppure le mezze rivoluzioni. Se si cambia, si cambia forte. Nel calcio è importante saper rifondare con intelligenza e il Napoli è oggi chiamato a effettuare una rifondazione dopo un ciclo durato oltre quattro anni. E’ un esempio l’Inter che, dopo Mourinho, non è stata più capace di assemblare squadre in grado di ottenere buoni risultati pur conservando in rosa le “bandiere” Cambiasso, Zanetti, Milito ecc.
Avverto questo rischio anche per il Napoli che riparte da Rafa Benitez. Sembra probabile la permanenza di alcuni calciatori. Se si cambia allenatore e progetto tecnico bisogna invece avere il coraggio di affrontare il cambiamento senza paura. Cannavaro, Maggio, De Sanctis non possono far più parte del progetto attuale. Vanno ringraziati e messi da parte. Soprattutto in difesa il Napoli è chiamato al difficile compito di riassestare il reparto. Il modulo e il modo di difendere di Rafa è agli antipodi rispetto a quello usato negli ultimi quattro anni da Walter Mazzarri. Il Napoli non potendo più contare sulla continuità tecnica e la stabilità di meccanismi ormai assimilati farebbe meglio a consegnare al mister madrileno una difesa nuova di zecca che possa ripartire da zero senza le “scorie” dei dettami del vecchio allenatore. Aspettiamoci difficoltà iniziali, non tutto andrà per il meglio nel corso delle prime partite, ma alla lunga il lavoro di Rafa potrà produrre risultati.
Non tutto va buttato alle ortiche, per carità. Il Napoli ha in organico giocatori che potrebbero fare benissimo al caso di Benitez. A centrocampo Inler sarebbe semi-perfetto, Dzemail pure. Sulle fasce Armero e Zuniga sarebbero ottime soluzioni. Per non parlare dell’arco offensivo dove, nel 4-2-3-1 di Rafa, andrebbero a meraviglia Insigne, Hamsik, Pandev e Cavani. E, per fortuna, sull’esterno destro gli azzurri stanno cercando Cerci o Biabiany e non mi sorprenderebbe se Pandev divenisse il naturale sostituto di Hamisk.
Ma veniamo al capitolo di cui tutti parlano: la cessione di Cavani. Devo ammettere che ormai se pure se il Matador dovesse andar via me ne farò una ragione. Tutti questi giorni di bombardamenti mediatici è come se mi avessero fatto assorbire la delusione. Il miglior mondo possibile contempla la permanenza di Edi e una campagna acquisti di rinforzi importanti. Ma il miglior mondo possibile, non sono un Candido, non esiste.
Con la cessione di Cavani, De Laurentiis può comprare tre grandi giocatori. Certo, sempre che il presidente reinvesta tutti i 60 milioni. Non come fece con i 30 di Lavezzi! Ad esempio – i miei preferiti – Astori, Jovetic, Higuain (o Mario Gomez, Negredo, Tevez, Damiao, Dzeko). E con questi giocatori si giocherebbe comunque per vincere lo scudetto, anzi forse avremmo pure qualche chance in più.
Non ho paura della rivoluzione, purché venga fatta con criterio e senza guardare in faccia a nessuno. Ho più timore che alla cessione di Cavani non seguano adeguati investimenti. Il precedente Lavezzi c’è. Certo, passeremo dal Ferlaino tanto inspiegabilmente “odiato” che ha fatto la storia del calciomercato con gli acquisti record di Savoldi e Maradona, a De Laurentiis che realizzerà la cessione record di tutti i tempi (siamo vicinissimi ai 120 miliardi di Zidane). Eppure va riconosciuto ad Aurelione che certi nomi qualche anno fa ce li saremmo sognati pure alla playstation.
Valentino Di Giacomo

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