Se il Napoli di Benitez farà 45 punti in campionato, sarà un miracolo (ho seguito i calcoli di Mazzarri)

Diciamoci la verità, l’anno calcistico che verrà sarà un anno pesante per noi napoletani. In modo particolare per quelli che, come noi, si sono lasciati convintamente trascinare dall’entusiasmo per l’arrivo di un allenatore come Benitez. Caro potrebbe costarci quest’atteggiamento. Ci attendono al varco a noi simpatizzanti di Rafa.

Loro, i mazzarriani, li avverti durante il giorno e poi la sera, un po’ come gli occhi della coscienza di Totò, li senti che ti stanno addosso. Quasi come la compagnia teatrale dell’ultimo film di Ozpetek, ma con intenzioni meno benevole delle loro. I mazzarriani li riconosci da pochi, elementari, atteggiamenti. Da quel loro pronunciare ormai senza remore la parola sckdt, non ci riesco, scusate. Perché ora i mazzarriani vogliono vincere, vogliono i fatti. Lo dicono a petto in fuori e con voce stentorea.

Ma come? Fino a due settimane fa una Coppa Italia era oro colato, bisognava baciare a terra e andare ogni anno tre mesi in vacanza in Toscana a ringraziare, e adesso un triplete in fondo non sarebbe che una stantia ripetizione di quel che è già avvenuto a Monaco di Baviera (e a Barcellona e a Milano)?

Ovviamente è tutto sotto traccia, per carità. Perché il mazzarriano è democristiano. Si professa sempre grande tifoso del Napoli, del tutto disinteressato alle sorti dell’Internazionale Football Club, eppure cammina tronfio con la classifica sotto braccio, pronto a snocciolarti quella storia della media punti moltiplicata per il coefficiente Walter che è un intruglio mazzarriano di falli laterali, possesso palla, richieste di recupero all’arbitro fatte sbattendo il dito sull’orologio.

Il coraggio di farsi un abbonamento in poltroncina rossa ancora non ce l’hanno (e sbagliano perché a San Siro la partita si vede bene), anche se l’arrivo sotto la madunina di Lavezzi potrebbe essere fatale, però stanno con la calcolatrice e il fucile puntati.

E allora mi sono armato anch’io di numeri, calcolatrice e del volume di Analisi I (non il mitico Alvino e Trombetti, bensì il più aggiornato Mazzarri-Frustalupi). E allora ho fatto un po’ di conti. Perché lo so che alle prime difficoltà tireranno fuori il loro armamentario di sanvincenzese. Ma, si sa, prevenire è meglio che curare.

E quindi comincio. Il primo anno di Benitez va confrontato col primo anno di Mazzarri. Non sarete così ingenuotti da voler paragonare un torneo al termine di un quadriennio di lavoro con la stagione d’esordio su una panchina? Non voglio nemmeno pensarlo. E allora torniamo a quattro anni fa. Il Napoli di Mazzarri concluse la stagione 2009-2010 (in cui peraltro giocò a tratti, a mio avviso, un calcio bellissimo) al sesto posto totalizzando 59 punti.

Già vi vedo che protestate, alzate la mano, inveite. «Le prime sette giornate c’era quel mollaccione di Donadoni!». Tranquilli, ho pensato a tutto. Dai 59 punti vanno sottratti i 7 acquisiti da Donadoni in sette giornate e il totale va diviso per 31 che sono le giornate in cui effettivamente Walterone nostro ha guidato il Napoli. Si otterrà così il coefficiente Mazzarri del primo anno. Per la precisione: 1,67741935.

Or dunque questo coefficiente va moltiplicato per 38 (le giornate del campionato) e si ottiene 63,74. Quindi, a una prima superficiale lettura, parrebbe che il Napoli di Benitez, per eguagliare l’inarrivabile Walter, dovrebbe totalizzare 64 punti in classifica. Ma, come il nostro allenatore di riferimento ci ha insegnato, solo chi non sa di calcio potrebbe accontentarsi di una operazione di siffatta semplicità. Scusate, e l’effetto Champions dove lo mettete? E no perché la Champions, come saprete (di certo l’avrete ascoltata questa canzoncina), ruba una quindicina di punti a campionato. Lo sanno anche le pietre. E così, 64-15 fa 49. È questo il punteggio che il Napoli di Benitez dovrebbe totalizzare per eguagliare il primato di Walter nostro al primo anno. Considerando che fare meglio del maghetto di San Vincenzo (Botti docet) è impresa assai complessa, diciamo che a Rafa converrebbe firmare per 45 punti. Una salvezza non proprio tranquilla, però nemmeno così sofferta.

Quindi, cari tifosi, altro che voli pindarici (tra l’altro non si capisce giustificati da cosa), attenetevi al testo sacro di Mazzarri e per il primo anno chiedete a Rafa una salvezza con due giornate di anticipo. Altrimenti rischierete di apparire come quei tifosotti che vanno allo stadio ogni tanto e non conoscono nemmeno la regola del fuorigioco.
Massimiliano Gallo
per le note di approfondimento vi rimando al testo “Il calcio spiegato agli incolti” di Mazzarri e Frustalupi, comprensivo di tabellario finale con i vari coefficienti.

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