«Lo scudetto è calcio superato, De Laurentiis sta operando bene»

“Per vincere non basta più avere una buona squadra e un allenatore capace, ma servono soprattutto manager competenti e… un commercialista goleador”: è la frase che campeggia in bello stile nel blog di Marco Bellinazzo, giornalista delSole24Ore esperto in economia sportiva. “E, ovviamente, tifoso del Napoli”, ci tiene a specificare subito. Lo abbiamo intervistato, per capire quali prospettive può avere, dal punto di vista finanziario e tecnico, la società capeggiata da Aurelio De Laurentiis, che si è ormai assestata nell’elite del calcio italiano. E che ora, ha un ultimo, decisivo passo da compiere: vincere lo scudetto. “Mica è detto che debba essere per forza così“, frena subito lui.

Sarebbe a dire?

“Capisco che i tifosi, e metto me in primis, vogliano prima o poi che il Napoli possa ricucire sul petto il tricolore. Ma dal punto di vista finanziario, il valore dello scudetto sarebbe pari a zero. Anzi: si andrebbe a perdere qualcosa. Quando si vince, bisogna elargire premi ai giocatori, aumentano le spese: l’Inter che vinse il triplete, dovette sborsare un premio collettivo di 30 milioni di euro. Dal punto di vista economico, alla voce entrate, arrivare primi o secondi nel campionato italiano non cambia assolutamente nulla”

I cavalli di battaglia di De Laurentiis: rigore finanziario e stabilità dei conti. Ma in questo modo, in sostanza, ci stai dicendo che non sarà mai possibile vincere qualcosa.

“Non è propriamente così. Iniziamo da un dato, spesso sottovalutato: il Napoli, questo Napoli, è una società giovane. Nata da poco più di otto anni, ma nata con un vantaggio: quello del fallimento, con la possibilità di poter ripartire da zero e di poter costruire un progetto fondato sull’assoluto rigore finanziario. Da questo punto di vista, il Napoli è la più tedesca delle società italiane: è un piccolo gioiello contabile che ha prodotto in cinque anni profitti per oltre 25 milioni di euro. E nel 2012 ha superato i 150 milioni di euro di fatturato, entrando nella classifica dei club più ricchi al mondo con un valore di 250 milioni. Un fiore all’occhiello in una città come Napoli, e in un Paese, l’Italia, in cui la crisi economica è sentita molto più che altrove. Un capolavoro paragonabile, nel suo piccolo, al Bayern Monaco, che ha chiuso otto bilanci consecutivi in utile, caso unico nel panorama europeo. Il Napoli è al sesto bilancio utile consecutivo”

Caso unico, e forse inavvicinabile.

“Il Bayern è un mondo a parte, riesce a fatturare 400 milioni di euro all’anno. Ma il Napoli può prendere come esempio un’altra società tedesca che proprio in questi giorni è salita agli onori della cronaca. Quel Borussia Dortmund che, invcece, fattura poco più del club partenopeo: “appena” 190 milioni di euro. Una società che ha costruito in casa i propri campioni, grazie ad un vivaio floridissimo, e che poi ha innestato, in un telaio già buono, elementi funzionali alla crescita della squadra e al consegumento delle vittorie che sono puntualmente arrivate: frutto di programmazione tecnica, economica e di grande competenza dei propri manager”

Borussia modello da imitare dunque. Ma la squadra di Klopp ha vinto due scudetti consecutivi.

“Il Dortmund ha avuto una crisi finanziaria incredibile anni e anni fa. Sull’orlo del fallimento, ha dovuto persino vendere lo stadio per poterlo evitare. Con il tempo, e dopo aver messo a posto i conti, è riuscita a far sua nuovamente la Bundesliga al termine di una crescita equilibrata. Nel fatturato del Napoli, la spesa per gli ingaggi pesa per appena 60 milioni, ossia per un terzo. E se pensiamo che il fair play finanziario “consiglia”, di non superare il 70% del fatturato con gli ingaggi…ecco che possiamo dire che il club partenopeo ha ancora margini imponenti di crescita. Nel bilancio 2012 del Borussia, ad esempio, gli ingaggi ammontano a 71 milioni, ampiamente sotto il 50% del fatturato”

Possibile possa accadere anche a Napoli?

“Fino a qualche anno fa, avrei risposto di no. Quando De Laurentiis rilevò il club, il gap con le cosiddette “sette sorelle”, sembrava incolmabile. Oggi, non solo è stato colmato, ma oserei dire che il Napoli parte anche in vantaggio rispetto alle altre grandi del campionato italiano. La crisi economica ha fatto in modo che Berlusconi e Moratti non potessero più elargire in maniera massiccia i propri capitali per il rinforzamento delle squadre. Lo hanno capito, e da un paio d’anni hanno dato vita ad un nuovo processo industriale, che inizialmente ha dovuto prevedere per forza di cose un ridimensionamento. Questo passo iniziale, il Napoli lo ha compiuto da tempo ormai: ecco dove si annida il vantaggio. Anche rispetto alla Juve stessa, che pure ha avuto un percorso simile a quello del club azzurro. Ha speso tantissimo negli ultimi anni, chiudendo i bilanci 2011 e 2012 con un passivo di 150 milioni di euro: dovrà fermarsi, e il Napoli potrà approfittarne”

Magari vendendo Cavani. E unendo ai soldi della cessione dell’uruguaiano, quelli della partecipazione alla prossima Champions. Per costruire una squadra stellare?

“Cavani ha voglia di andar via, di questo sono sicuro. Non lo si può biasimare, vuole confrontarsi con uno di quei tre-quattro palcoscenici prestigiosi in Europa. C’è un problema però: il costo dell’operazione. Che ammonterebbe, tra clausola rescissoria da pagare al Napoli, e ingaggio al calciatore, a oltre 100 milioni di euro”.

Stai dicendo che non esistono squadre che possono permetterselo?

“E’ il momento economico a sconsigliare un’operazione del genere. Partiamo dal Paris Saint Germain: è sotto l’occhio della Uefa. Potrebbe prendere Cavani solo a fronte di alcune grandi cessioni. Poi c’è il Real Madrid, che sembra essere la meta preferita dell’uruguaiano. Fattura oltre 500 milioni di euro annui, è la squadra più ricca del mondo e potrebbe compiere l’operazione. Ma il contesto economico della Spagna, che vive un momento difficile come e forse più del nostro, di certo non lo agevola. A meno che non venga ceduto Cristiano Ronaldo. Manchester City? E’ oltremodo legato ai vincoli del fair play finanziario, avendo i conti in profondo rosso. Per finire il Bayern Monaco: è una delle società più floride, in un Paese che non conosce crisi. Ma la squadra ha ormai una struttura consolidata, ha preso Goetze, forse Lewandowsy: ha già speso gran parte del suo budget. Un ulteriore “sforzo” per Cavani potrebbe farlo solo se glielo chiedesse Guardiola, e a me non risulta che ciò possa accadere”

Quindi i tifosi del Napoli possono stare tranquilli.

“Io credo che il Napoli debba vendere Cavani. E’ quasi un obbligo. Ma deve venderlo “bene”: se riuscisse a ottenere davvero i 63 milioni della clausola, avrebbe realizzato una plusvalenza di 50 milioni di euro. Da poter spendere tutti sul mercato, di cui potrebbe diventare la regina incontrastata: la Juve avrà un budget di massimo 30 milioni, Inter e Milan molto meno. E in Italia abbiamo due esempi fulgidi: proprio la Juve rifondò la squadra dopo la cessione di Zidane, costruendo un ciclo vincente. L’Inter del “triplete” è nata dopo la vendita di Ibrahimovic”

E il “tesoretto” di circa 30 milioni che arriverà dalla Champions?

“Quelli sono soldi che il Napoli potrà mettere da parte, mantenendo sempre il bilancio in attivo, anche a fronte di una campagna acquisti sontuosa. A questo punto però, sorge un altro problema”

Prego.

“Servirà competenza per spendere questi soldi. Il Napoli non potrà permettersi di sbagliare la prossima campagna acquisti. Sorrido quando sento parlare di “top player”. E’ una definizione valida solo per quelli che hanno un ingaggio “top”. Ma il calcio non si fa così, non è più come una volta. Torniamo al modello Borussia. Qualcuno, un paio di anni fa, nemmeno conosceva i nomi dei suoi calciatori. Ecco: servono uomini funzionali al progetto tecnico. E dirigenti in grado di saperli individuare. Soprattutto, bisogna sciogliere al più presto il nodo Mazzarri: se non si conosce la guida tecnica, non si possono individuare ed acquistare giocatori funzionali al suo progetto di calcio”

Il succo del discorso è che quindi si può restare competitivi anche vendendo Cavani.

“Facciamo l’esempio di Lavezzi. Il Napoli l’anno scorso lo ha dovuto cedere, al di là della sua voglia di andar via, per un motivo molto semplice: la mancata partecipazione alla Champions League di quest’anno ha privato la società di un introito di circa 30 mnilioni di euro. Guarda caso, proprio la cifra che il PSG ha sborsato per l’argentino. Eppure il Napoli arriverà, facciamo gli scongiuri, al secondo posto”

Potendo dire di aver lanciato anche un giovane come Insigne.

“La politica dei giovani è assolutamente giusta. Anzi, da incrementare. Facciamo un paragone: in Italia la Juventus destina in media 4 milioni di euro all’anno per il vivaio; il Barcellona, 25. Tra l’altro, investire sui giovani è anche conveniente: la Uefa considera “virtuosi” i costi per i settori giovanili, e non li fa incidere nel calcolo del fair play finanziario. Oggi non è semplice lanciare un giovane, soprattutto a Napoli, dove la pazienza sembra essere una virtù sconosciuta. Quando la società è tornata in serie A, ha potuto permettersi il “lusso” di lanciare Lavezzi ed Hamsik, all’epoca poco più che ragazzini. Che, pur facendo bene sin da subito, di certo non erano i campioni che sono oggi: lo sono diventati con il tempo. Con Insigne sta succedendo la stessa cosa, e il modo in cui Mazzarri lo sta allevando credo rasenti la perfezione. Ora abbiamo tutti negli occhi la prodezza di Lorenzo di domenica scorsa, che ha consentito agli azzurri di battere il Cagliari. Ma nel corso del campionato, molti di quei tiri Insigne li ha sbagliati, di poco se vogliamo, ma li ha sbagliati: e sono costati punti, forse preziosi. E’ normale che sia così, ed è normale che quegli errori siano passati quasi inosservati: Insigne può avere l’occasione di crescere piano, potendo anche sbagliare, perchè c’è un’intelaiatura di squadra già forte. Il peso della responsabilità non cade sulle sue spalle”

Torniamo all’aspetto economico. Quali prospetti può avere il Napoli, nelle tue previsioni?

“Deve assestarsi. Deve partecipare costantemente alla Champions League. Che è la gallina dalle uova d’oro del calcio. La Champions fattura 1,3 miliardi di euro. E’ ancora lontana dalle cifre della NBA o del campionato di baseball americano (che fattura 8 miliardi di dollari, circa 6 miliardi di euro), ma è destinata a crescere. E anche qui De Laurentiis vede giusto: bisogna aumentare gli introiti, non è possibile accontentarsi di questo “gruzzolo”. Da tifoso del Napoli: il mio augurio è quello di partecipare ad almeno quattro delle prossime cinque edizioni della Champions. Solo così la società può crescere dal punto di vista economico”

Non tutti i tifosi saranno d’accordo con te. Molti hanno un solo obiettivo: quella toppa da cucire sulle maglie.

“Cambiare la mentalità dei tifosi sarebbe la vera rivoluzione. Bisogna far capire ai sostenitori, del Napoli ma non solo, che il calcio è cambiato, per forza di cose. E’ condizionato da regole finanziarie, dall’andamento economico dell’intero pianeta. Vincere lo scudetto si può, ma bisogna arrivarci per gradi, senza mettere disordine tra i conti: il rischio è quello di andare incontro ad un nuovo fallimento, o di avere anni e anni di dissesto come successo a Roma e Lazio a inizio millennio, e a Inter e Milan ora”

Da questo punto di vista quindi, con De Laurentiis si possono dormire sonni tranquilli.

“Me lo auguro. Anche perchè, una volta consolidata l’area tecnica, bisognerà mettere mano ad un altro aspetto del piano industriale del Napoli: quello immobiliare. A chi si chiede perchè finora il Napoli non si sia dotato ancora di un centro tecnico di proprietà, con annesse strutture per il vivaio, la mia risposta è sempre la stessa: parliamo di una società giovane. Che doveva innanzitutto costruire un patrimonio tecnico. Ora questo processo è ancora in corso: quando sarà ben avviato, si potrà pensare anche a costruire un patrimonio immobiliare”

Che prevede anche la costruzione di uno stadio di proprietà?

“Sul lungo termine, si. Rifletto, quando sento parlare di un nuovo stadio da costruire nell’immediato. E’ impossibile, ora: per farlo, occorre un investimento di almeno 300 milioni di euro. Perchè avere uno stadio di proprietà che venga aperto solo per le partite, sarebbe inutile: serve un posto dove sia possibile generare ricchezza per la società anche quando non c’è l’evento della partita. E per farlo, occorre un piano urbanistico imponente. In tal senso poi, bisognerà anche trovare un giusto compromesso con il Comune di Napoli”

tratto da tuttonapoli.net

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