La lettera di De Laurentiis scritta da Spadetta

Gentile direttore, chi le scrive è il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. La prego di pubblicare questa mia missiva, altrimenti ti metto le mani addosso, cafone che non sei altro, sempre a pensare ai soldi.

Lei dice “tesoretto”, la trovo un’espressione inappropriata, non se ne dolga. Parlare di tesoretto è una cazzata, siete tutti dei cazzari voi giornalisti pidocchiosi.

Sia gentile, segua il mio ragionamento: io voglio rinforzare la squadra, sicuramente faremo un mercato in linea col progetto. Però mi avete rotto i coglioni, e qua mi chiedete sempre di comprare qualcuno, ma io non compro, la squadra è  forte così, e poi ho già preso Pandev, non devo dare conto a lei, non compro più nessuno, ho cambiato idea, e se non ti sta bene ti ammollo una pizza in faccia, hai capito, ‘a stronzo?

Il nostro obiettivo per quest’anno è consolidare le posizioni raggiunte in otto anni di buona amministrazione societaria ed eccellenti risultati tecnici. Che poi, a Napoli quando mai avete vinto un cazzo, in questa città di merda dove non funziona una mazza e poi sta ‘a vedè che qua so’ l’unico napoletano che deve da fa quarcosa, li mortacci tua. E nun me tirà fori de novo ‘sta storia de Maradona, che se lo andasse a pijà ‘nder culo e te ce lo accompagni.

Vede, carissimo direttore, il calcio deve cambiare. Così ci sono troppe iniquità, troppe disparità fra i club. Io non trovo giusto che delle grandi società siano indebitate per centinaia di milioni e possano continuare a comprare giocatori. Ci hanno detto di rispettare il Fair Play Finanziario e mi sono adeguato, perchè gli altri non lo fanno? Ahò, voi vedè che sto Platini me sta a cojonà? A prossima volta che lo becco in tribuna lo prendo a carci da qui fino a Zurigo, ma che, davero davero se crede che so’ un fregnacciaro?

Tenga conto, amabilissimo Massimiliano, che il nostro club ha un bilancio perfetto, eppure io non posso contare su imperi finanziari, non ho la possibilità di ripianare le perdite attingendo a sconfinati patrimoni personali. Te dovessi crede che so’ come quer broccolo de Moratti, che s’è comprato er giocattolo e per vent’anni ci ha speso l’animaccia sua e de su’ nonna in carrozza? Mo s’è rotto li cojoni puro lui, era ora.

Credo però, distintissimo dottor Gallo, che lei voglia parlare di calcio giocato. Bene, per quanto riguarda il progetto di rafforzamento della squadra, compiremo investimenti mirati, di qualità e di prospettiva. Giocatori giovani e ambiziosi, che possano – loro sì – rappresentare il vero “tesoretto” del nostro amato Napoli, anche in vista di operazioni future. Embè, te ce pensi che quanno che prendemmo quer torzo de Lavezzi, arivò sto sciamannato, grasso che pareva mi’ nonna de Castellammare,  pensai: “ammazza che sola”. E invece, nel 2007 l’ho pagato cinque mijioni, l’ho venduto a trenta, ahò, la sola me sa che ce l’ho fatta io a quei dù froci de francesi, quelli buttano li sordi da la finestra, so proprio scemi.

Il nostro obiettivo, stimatissimo direttore, è il raggiungimento di risultati eccellenti sia sul piano del bilancio che della classifica. Per noi, questa è l’unica strada percorribile, sentiamo di essere dei precursori, degli apripista, nel giro di pochi anni tutti dovranno fare come noi. No, perché sennò che ce vole? Ma che se crede, che se io vado ‘n banca nu me li prestano li sordi? Guarda che io so ‘n imprenditore co li controcojoni, sa?

In conclusione, pregiatissimo Massimiliano, la invito a stare tranquillo, in fiduciosa attesa degli eventi. Fino al 31 agosto c’è ancora tanto tempo. Però ‘a prossima vorta che parli de sordi te metto sotto co ‘a machina. Mo te saluto che devo da annà da uno, dar medico, come cazzo se chiama, pepsi.. psik, insomma, ‘na cosa così. Ciao Nì.

Affettuosamente suo

Aurelio De Laurentiis

(testo raccolto da Giulio Spadetta)

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