Pirlo da Pallone d’oro, Balotelli superstar

Pirlo da Pallone d’oro, Balotelli come Mike Tyson, De Rossi alla pari di Orazio Coclite nella difesa del “ponte” azzurro, Cassano con la lampada di Aladino, Montolivo finalmente “adulto” e tutti gli altri, capaci anche di sbagliare tre volte il 3-0 (due volte Marchisio, una volta Di Natale) prima della resistenza finale (2-1), protagonisti nella “partita perfetta” contro la Germania, vittima predestinata dell’implacabile Italia che ai tedeschi non ha mai mollato un match nei confronti che contano: quattro vittorie e quattro pareggi, fra Mondiali ed Europei.

TEDESCHI ANNICHILITI – A Varsavia l‘Italia ha eliminato un avversario che era “abbonato” alle finali. La Germania ha disputato sette finali mondiali (tre vittorie) e sei finali europee (tre vittorie). Puntava a Kiev con la forza di una squadra giovane e bella, reduce da quindici successi consecutivi prima di essere “cancellata” dall’Italia.

Dopo un breve inizio all’attacco (e un paio di indecisioni di Buffon che si riscattava in seguito), i tedeschi hanno accusato la paura della tradizione contraria contro gli italiani (15 vittorie azzurre, 9 pareggi, 7 vittorie della Germania). Hanno avuto solo un finale ardente e disperato con l’Italia raccolta a difendere il successo e le energie al tramonto.

Buffon ha sventato quattro minacce (13’ Kroos, 35’ Khedira, 61’ Reus, 90’ Hummels), ma difficilmente i tedeschi andavano al tiro. Balzaretti annullava Podolski e i centrali azzurri dominavano prima su Gomez poi su Klose.

Quando De Rossi si è dirottato su Boateng, troppo libero nel venire avanti sulla destra della Germania e sganciare cross insidiosi, i tedeschi non hanno saputo trovare strade propizie per arrivare Buffon. Boateng aveva troppa libertà perché Chiellini si accentrava e non copriva la fascia. Ma, guarda caso, proprio Chiellini, da quel lato, iniziava l’azione del vantaggio azzurro rifinita dal magico assist di Cassano e trasformata in gol dal colpo di testa di Balotelli.

LA MIGLIORE NAZIONALE – In Polonia e Ucraina, la nazionale di Prandelli ha sfoderato tre partite notevoli, contro la Spagna, contro l’Inghilterra, contro la Germania in un crescendo che ha oscurato il tiqui-taca iberico e la forza giovane e ambiziosa della formazione tedesca. Data come sesta favorita, l’Italia si è rivelata la migliore squadra di questo campionato continentale per qualità del gioco, resistenza, sacrificio, compattezza. Il magistero di Cesare Prandelli ha dato questo frutto eccellente.

Dopo l’esperienza del 3-5-2 per le difficoltà iniziali, con tutti gli azzurri che hanno ingranato Prandelli è tornato alla sua idea di gioco, quella sulla quale aveva lavorato nel girone di avvicinamento all’Europeo, cioè una squadra capace di tenere costantemente l’iniziativa, di “giocare palla”, aggredire, presente in ogni zona del campo, coperta il necessario ma pronta a distendersi all’attacco e, soprattutto, padrona a centrocampo.

CENTROCAMPO SUPER – Alla partita magistrale di Pirlo e De Rossi contro i tedeschi si sono aggiunti Marchisio, con un lavoro continuo di rottura sui centrocampisti avversari, e Montolivo, sorprendente per continuità, per la capacità di trovarsi sempre nella posizione migliore, non più trequartista, piuttosto mezz’ala, ispiratore del raddoppio di Balotelli con un lancio favoloso sorprendendo la difesa tedesca scoperta: intuizione da fuoriclasse e balistica perfetta da “piedi buoni”.

Il centrocampo tedesco (Schweinsteiger, Ozil, Khedira, Kroos) è stato smantellato. Kroos ha fallito la consegna di bloccare Pirlo. Gli altri hanno avuto meno corsa e iniziativa degli azzurri. Positivi gli inserimenti di Reus e Muller nella ripresa, ma tardivi. L’Italia aveva il match in pugno.

BALOTELLI CANNONIERE – Ha avuto ragione Prandelli a insistere su Cassano e Balotelli. Il primo avrà pure una autonomia di un’ora, ma le sue giocate sono indispensabili per dare alla manovra offensiva fantasia e imprevedibilità. I tedeschi hanno sofferto moltissimo le iniziative di Cassano. Balotelli è cresciuto partita dopo partita, puntuale nelle consegne tattiche di Prandelli, quella pressione costante (fisica) sui centrali avversari da tenerli arretrati, mai liberi di venire avanti per aiutare il centrocampo.

Ora il “bad boy” ha un doppio traguardo: trascinare l‘Italia alla conquista del titolo europeo e diventare il capocannoniere della competizione. Con tre gol all’attivo, le uniche insidie vengono dagli spagnoli Xabi Alonso, Torres e Fabregas (due gol), ma non ci dovrebbe essere partita. Più facile che SuperMario vada ancora a segno, mentre non sarà altrettanto facile per i tre della Spagna.

L’ITALIA DEL 1982 – Fatta la dovuta differenza delle qualità individuali, l’Italia di questi Europei potrebbe ricordare la squadra di Bearzot campione del mondo in Spagna, trent’anni fa. Ma là eravamo ancora fedeli al contropiede, però un contropiede manovrato, in Polonia e Ucraina Prandelli è andato oltre. Squadra alta, propositiva, squadra padrona del match, accorta e coraggiosa. L’Italia si è sbloccata non solo per la crescita di forma dei suoi giocatori, ma per avere “sposato” la tattica migliore: quella di non avere paura. I “senza paura” di Prandelli hanno sfiorato il successo contro la Spagna nella gara d’apertura, hanno dato una lezione agli inglesi, hanno polverizzato la Germania.

Conquistata la fiducia nei propri mezzi, liberatisi dalle “angosce” delle prime tre partite con i “calcoli” per approdare ai quarti, e prima non perdere, gli azzurri hanno giocato come nessun’altra formazione in questi Europei. Neanche la Spagna, che ci aspetta nella finale di domenica sera a Kiev, ha giocato come l’Italia. Il celebre tiqui-taca barcellonese spesso è stato fine a se stesso, un modo per non far giocare l’avversario, la migliore difesa attaccando, ma poco incisivo, certamente privo delle chance offensive dell’Italia.

POSSESSO PALLA – Il possesso-palla consente agli spagnoli di tenere le artiglierie avversarie lontano da Casillas, il portiere che vanta 900 minuti di imbattibilità ai Mondiali e agli Europei, imbattuto in 76 partite delle cento giocate in nazionale, Di Natale ultimo dei rari cecchini che l’hanno impallinato. Se il “segreto” è la difesa, basta poi un gol per vincere.

La serie degli innumerevoli successi spagnoli dal 2008 a oggi è stata accompagnata da vittorie sul filo di una sola rete. Nella finale degli Europei 2008 il gol di Torres contro la Germania. Ai Mondiali 2010 una sequenza di 1-0: Villa contro il Portogallo e il Paraguay, Puyol alla Germania e Iniesta nella finale contro l’Olanda.

Dice Xavi: “Il pallone lo abbiamo sempre noi, gli avversari si stancano e perdono lucidità in attacco”. Ma il “giochino” potrebbe non riuscire contro un’Italia assistita da una soddisfacente condizione atletica (un altro giorno in meno di riposo rispetto agli avversari). Il possesso-palla degli spagnoli dovrà vedersela contro il possesso-palla degli italiani che non difendono più spazzando via il pallone verso le punte isolate, ma fanno densità in mezzo al campo, scambiano, fraseggiano, puntano a tenere il pallino del gioco.

GOL DIFFICILE – Agli Europei di quattro anni fa, la Spagna eliminò l’Italia nei quarti ma ai rigori dopo 120 minuti senza gol. In questi Europei, l’Italia e poi la Croazia hanno bloccato il perfetto meccanismo dei centrocampisti spagnoli. In attacco la Spagna non ha Villa, infortunato, e il rendimento di Torres continua ad essere incerto, mentre Llorente non è un fulmine di guerra e Negredo ha fallito contro il Portogallo. Fin quando sarà “sorprendente” Fabregas finto centravanti?

La nazionale di Del Bosque non ha una punta eccellente (come Messi nel Barcellona) che finalizzi il gran lavoro di preparazione della squadra e la difesa italiana saprà come spezzare il fitto e veloce scambio di passaggi spagnoli per entrare nell’area di Buffon.

TERZA FINALE – L’Italia approda per la terza volta alla finale degli Europei dopo averla vinta nel 1968 e avere perso quella del 2000 contro la Francia al golden-gol (Trezeguet). La Spagna è alla quarta finale europea: vinse nel 1964 contro l’Urss, perse nel 1984 dalla Francia, ha vinto l’ultima, quella del 2008, contro la Germania. Nelle finali mondiali, invece, l’Italia schiaccia gli spagnoli per sei presenze (e quattro titoli mondiali) a una (un titolo mondiale).

Per domenica sera, si parte per lo meno alla pari. Ma l’Italia di Prandelli ha le armi per rompere l’equilibrio e stupirci ancora.

MIMMO CARRATELLI

ilnapolista © riproduzione riservata