Io quella scritta l’ho voluta intendere così, anche se l’autore voleva dire altro

E alla fine arrivò l’ultima al San Paolo.

La curva è piena e lui chiede spazio per accomodarsi meglio. Anzi, chi l’ha portato fin lì, si è fatto garante per lui e gli ha trovato un buon posto, centrale, buona visuale, anello superiore. E’ sempre così. Lui non manca mai, ma non ha sempre voglia di dire qualcosa. O meglio, qualcosa la dice sempre, ma spesso è di poche parole. Ieri, era di pochissime parole.

Una parola. Ripetuta più e più volte.

In alcune partite è quasi romantico, nostalgico, malinconico. Altre volte ironico. Altre volte ancora, quasi minaccioso. Ieri era perentorio.

Quando lui è in piedi, gli altri intorno si siedono. Quando c’è, si deve far notare.

Non sempre riesci a vederlo per intero perché ci sono domeniche in cui si sdraia su più file. A volte lo aiuti a restare in piedi davanti a te, guardando uno spezzone di partita sbirciandogli dietro, senza mai scomporlo o strattonarlo troppo.

Ieri non c’è stato bisogno di tutto ciò, perché era lontano da noi. Più d’uno. Erano tutti intorno a noi. Nessuno davanti. Insomma, striscioni sbucati da più parti della curva con un solo messaggio. Chi l’ha scritto forse, anzi sicuramente, intendeva altro, ma io credo che buona parte dei tipi da curva, della nostra curva, possa essere d’accordo con quella parola così come l’ho voluta intendere io. Tanti striscioni, una parola, ripetuta più volte.

Rispetto”. “Rispetto”. “Rispetto”. “Rispetto”.

Per la città. Per la maglia. Per i tifosi. Per chi domenica sarà all’Olimpico. Per chi non ci sarà. Per chi ha l’onore di vestire l’azzurro. Per chi sceglie di non farlo più. Per chi è costretto a lasciarlo. Per chi vorrebbe indossarlo, ma non può. Per chi fa sacrifici per seguire il Napoli ovunque. Per chi fa sacrifici già solo per fare una fila per il biglietto. Per chi, nonostante tutto, non riesce a farlo. Per chi è all’estero e segue le partite con salti mortali. Per chi all’estero non ci va perché non riesce a stare lontano dal San Paolo. Per chi ricorda Jeppson, per chi era allo stadio con Maradona e per chi ha cominciato con Ignoffo. Per chi vive le emozioni dalla curva e per chi le vive dal divano. Per chi litiga con tutti dopo una sconfitta. Per chi piange per una vittoria. Per chi ricorda tutte le azioni dal 1926 in poi. Per chi non ne ricorda neanche una, ma saprebbe descrivere tutte le emozioni provate. Per chi tramanda questa bella malattia alla figlia e per chi deve subire l’affronto di una juventina in casa. Per chi se lo tatua sul cuore e sul braccio e per chi se lo porta solo nel cuore. Per chi critica qualsiasi cosa. Per chi giustifica qualsiasi stronzata. Per chi non sbaglia una partita e per chi non riesce a farne una buona. Per chi non riesce a parlare d’altro e per chi vorrebbe qualcuno con cui parlarne. Per chi adesso, senza campionato non sa più che fare e per chi si aggrappa alle repliche in tv. Per chi ha Sky, per chi ha Mediaset e per chi per coerenza e mentalità le ascolta sempre in radio. Per chi si deprime subito e per chi si entusiasma per molto poco. Per chi applaude e pure per chi fischia. Per chi programma le proprie ferie a Dimaro e chi per la prima di Europa League. Per le fidanzate e i fidanzati che subiscono i sabato sera allo stadio e per chi rinuncia alla partita per amore, ma ha l’occhio sul telefonino per gli aggiornamenti. Per chi lavora e si fa aggiornare dagli amici allo stadio e per chi è allo stadio ad aggiornare gli amici che lavorano. Per chi chiede una sostituzione a lavoro per un anticipo o posticipo imprevisto. E per chi lo sostituisce. Per chi ha mille riti scaramantici. Per chi osserva quelli degli altri per non essere additato come porta sfiga. Per chi non va un week end fuori da fine agosto a fine maggio. E per chi continua ad inviarlo fuori per un week end col calendario alla mano. Per chi ci va da solo, per chi ci va con gli amici, per chi ci va con la famiglia. E per chi una famiglia l’ha trovata in curva.

Per chi ci crede fino all’ultimo e per chi ci crede anche di più.

Per chi ha una simpatia. Per chi ha una passione. Per chi è innamorato. Per chi è malato.

Insomma. Ieri era di poche parole. Anzi, una. Perentoria.

E io l’ho voluta intendere così.

Deborah Divertito

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