E se fermassimo la finale?

Scrive Gianluca Abate sul blog del Corriere del Mezzogiorno. Roma, nel giorno in cui l’Italia è in lutto, si prepara alla sua guerriglia di domani. Attende – con un misto di ansia e paura – l’arrivo dei tifosi napoletani, di quelli juventini, dei romanisti e dei laziali coalizzati contro azzurri e bianconeri (e contro le forze dell’ordine). Che senso ha? Che senso ha una guerra per il pallone mentre nel Paese è esplosa una guerra vera fatta di bombe e di ragazzine ammazzate e ferite? Davanti ad altre morti, anche (apparentemente) naturali, il calcio s’è fermato. Perché questa volta nessuno ha pensato di farlo? Noi – e parlo per i napoletani e per gli juventini – domani avremo mai il coraggio di festeggiare una vittoria pensando a Melissa? Fermiamoci, finché siamo in tempo.
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