Se il Napoli investe solo 56mila euro all’anno sul proprio sito, come può allestire una efficiente vendita dei biglietti on line?

Forse è tra i numeri del bilancio del Calcio Napoli che si nascondono alcune risposte alle domande angoscianti che ci stiamo ponendo in questi giorni sul Napolista, mentre assistiamo alla vendita medioevale dei biglietti per il Chelsea e alle sopraffazioni dei prepotenti ai danni dei tifosi perbene. E’ solo colpa della polizia se le file ai botteghini si trasformano in bivacchi infernali? Come si regolano le altre società quando c’è da gestire un grande evento? Il direttore generale Marco Fassone è all’altezza del suo ruolo?

Un dato su tutti (fonte: bilancio Ssc Napoli al 30 giugno 2011) ci aiuta in un ragionamento sull’organizzazione: la società azzurra ha investito nella scorsa stagione 2.704.244 di “Spese per servizio biglietteria e controllo ingressi”, una cifra peraltro in aumento di oltre 700mila euro rispetto al 2009-2010, anno nel quale gli eventi sportivi, senza la partecipazione del Napoli a competizioni europee, erano decisamente inferiori. Negli oltre due milioni e mezzo di euro sono compresi anche i servizi di controlleria allo stadio, i vigili del fuoco e l’assistenza sanitaria, ma siamo comunque lontanissimi dai costi sostenuti annualmente per la vendita dei biglietti da un’altra grande società italiana, la Juventus, che nel bilancio 2010 dichiarava per l’espletamento del servizio “ticket” una cifra pari a circa 400mila euro. Questa differenza abissale si spiega con l’organizzazione completamente diversa, visto che la società torinese tiene aperto un Call Center (a pagamento) con orari d’ufficio, una sola biglietteria allo Juventus Stadium ma il grosso lo svolge sul web o tramite filiali bancarie, come accade anche per Inter e Milan.

Di sicuro quei due milioni di euro sostenuti dal Napoli per il servizio di vendita dei biglietti non giustificano il caos che si è creato nelle file notturne, dove la vigilanza era affidata a volanti della polizia, evidentemente insufficienti o non motivate ad intervenire, ma senza alcun supporto degli steward della società azzurra, peraltro notoriamente pagati male. Certo, la camorra è la camorra, se vuole entrare in una fila ci entra. Ma se dobbiamo arrenderci (come fa oggi paradossalmente proprio Roberto Saviano su “Repubblica” parlando della Tav in Val di Susa e del pericolo dei cantieri infiltrati) alla logica che fare le cose rispettando le regole è impossibile, perché tanto la malavita vince, allora è inutile ragionarci su. Inutile anche ragionare sul perché il Napoli investa solo 56mila euro all’anno sul proprio portale web: pochini per poter pensare di organizzare una piattaforma di vendita on line dei biglietti, magari a supporto dei siti che svolgono normalmente questa attività per tutti gli eventi, e non solo sportivi.

Dal bilancio 2011 del Calcio Napoli, però, emerge anche qualche spunto di riflessione sulla figura del direttore generale Marco Fassone, colui che per reputazione ed esperienza avrebbe dovuto dare una svolta alla società azzurra sia sotto l’aspetto commerciale che organizzativo. Ebbene, superando la questione della vendita dei biglietti, che è sotto gli occhi di tutti, si scopre che dal giorno del suo arrivo il manager torinese, curiosamente laureatosi in Lettere moderne ma con un passato al marketing della multinazionale Ferrero, non ha tantissimi motivi di soddisfazione su alcune voci contabili che dovrebbero riguardarlo direttamente. Al capitolo “Proventi commerciali e royalties” la voce “merchandising” fa registrare un incremento di oltre 300mila euro rispetto al 2010: una variazione positiva purtroppo vanificata dal crollo delle entrate per il “licensing” (sfruttamento del marchio “SSC Napoli”) che da 3.726.129 del 2010 passa a 3.160.324 del 2011, con un decremento, sull’intera posta dei “proventi”, pari al 5.3%. Niente di grave, visto che aumentano i ricavi delle sponsorizzazioni, peccato che calino quelli dei proventi pubblicitari, però aumentano o diritti tv: ma allora perché scendono quelli radiofonici? Domandine che nulla hanno a che vedere con il caos-biglietti. O forse sì.

Luca Maurelli

ilnapolista © riproduzione riservata