Per fare la Champions non ci vogliono brave persone, ma bravi giocatori

No, non siamo usciti a testa alta. Ma a testa bassissima. E non è stata una bella cosa. Io l’ho sofferta come una mancanza di rispetto verso di me, verso gli altri tifosi. Verso coloro che hanno preso l’aereo e sono andati a Londra (alcuni da qui, sobbarcandosi costi e ore di volo notevoli), verso coloro che sono rimasti a casa in trepidante attesa, verso quelli che, come me, dall’altra parte del mondo hanno fatto la notte in bianco per vedersi la partita. Ho fatto oltre 9mila chilometri, oltre 10 ore di volo per arrivare a casa a Shanghai per vedere la partita di ritorno dopo averne fatte altrettante per andare a Napoli a vedere l’andata. Arrivo a Shanghai, incontro i soci del club, ci organizziamo. Il fuso orario è tremendo, sette ore in avanti, il jet lag ammazza, non c’è melatonina che tenga. Giornata di lavoro, la sera un concerto con la band. Finisco a mezzanotte, all’una sono a casa, un’ora e passa di sonno e alle 3 scendo per andare a vedere la partita con gli amici del club Napoli Cina. Entriamo con il buio a casa del console e usciamo con l’alba, alle sei del mattino. Ma è un’alba triste. Non per la sconfitta, quella ci può stare. Ma per come è maturata. Tu, caro giocatore partenopeo, non hai rispettato me tifoso partecinese-partenopeo. Il Chelsea è una squadra blasonata sicuramente, ma anche la squadra di ieri non era imbattibile, e per buona parte del primo tempo lo abbiamo dimostrato. Non ci posso credere che un manipolo di ragazzi di buone speranze fallisca la partita della vita. Abbiamo regalato un gol al Chelsea (ma perchè Campganaro non ha lasciato la palla a De Sanctis?). Siamo stati totalmente immobili sul quattro a uno, con la difesa schierata. Già, la difesa. Con tutto il rispetto per coloro che fino ad ora hanno cercato di dare il massimo, mi pare già un miracolo essere arrivati dove siamo arrivati con il trio Cannavaro-Campagnaro-Aronica. Ma per fare la Champions non ci vogliono brave persone, ma bravi giocatori, concetto che mi ha epsresso anche il sommo Diego a cena qui. Abbiamo giocato contro una squadra che si permette il lusso di avere in panchina Torres. E noi scendiamo in campo con il trio CaCaAr (prego, nessun commento sull’omofonia con un’altra parola.). Da MaGiCa a CaCaAr. Sono oltre due giorni che tra viaggio, fuso orario e partita notturna/mattutina non dormo. Quello che mi fa più rabbia non è aver visto l’eliminazione, ma essere stati eliminati in quel modo, senza reazioni, senza che nessuno sentisse il bisogno di giocare. Ecco, visto che la testa l’avete abbassata voi, adesso l’abbasso io, ma sul cuscino, sperando di recuperare un po’ di sonno. Non abbasserò mai la testa come tifoso, io la mia maglia la rispetto. Un episodio non cambierà la mia fede e la mia riconoscenza verso quello che la squadra ha fatto fino ad ora. Ma, per dirla con una frase ascoltata spesso negli ultimi mesi: “Ragazzi, scendete in campo e fate il vostro meglio, cazzo”, oppure al nostro illuminato presidente, “Presidente, e compri sti difensori di qualità, cazzo”.
Nello del Gatto

ilnapolista © riproduzione riservata