Attenti al Pocho, ma stavolta è una canzone

Si possono amare Guccini e Dalla, il cantautore militante, l’appassionato poeta sociale e civile e contemporaneamente quello più libero e antideologico, che canta d’amore e sesso, di Merdman e Ayrton, che scrive a un amico e per Caruso? Sì, perché a sentirli bene entrambi, guardano nell’animo umano con la sensibilità speciale di chi ha occhi penetranti e sinceri. In alcuni casi l’angolo dello sguardo è lo stesso, in altri parte da posizioni opposte per finire molto vicino. Proprio per lo stesso motivo per cui noi napoletani amiamo sia Lavezzi che Cavani e abbiamo amato follemente Maradona pur avendo nel cuore anche Careca (e di coppie così ne abbiamo a bizzeffe, lo sapete). Si può amare la passione, l’irregolarità, la follia anarchica, il sorriso di chi prova gioia pura nel dar calci al pallone, ma si può amare anche la disciplina, l’educazione, l’abnegazione, la serietà. Ecco perché io Lucio Dalla, da qualche anno, da quando l’ho conosciuto in una lunga intervista- fatta quando ancora arrossivo a ogni domanda- lo chiamavo Pocho Dalla. Perché in lui- che pure da almeno 20 anni non ne imbroccava una (di canzone)- c’era quella gioia, quel divertimento puro, quella voglia di giocare sul palco e nella vita. Guardate le foto che girano in questi giorni: lui in divisa da giocatore di basket in mezzo a pivot e guardie, lui con Valentino Rossi su due moto, lui con la maglia del Napoli, seduto e sorridente. E quel sorriso puro, sincero, entusiasta, è quello di Lavezzi e Gargano che nella partita più importante della loro (e nostra) vita sorridono per il bacio e l’abbraccio di due bambini. Ma chi vuole Ibrahimovic, sempre pronto ad aggredire i compagni? Io voglio loro, campioni di generosità: lo vedi da come corrono, lo vedi dai loro impegni extracampo. Lo capisci quando aiutano il compagno e lo consolano per l’errore. Walter si arrabbiò con noi per dei fischi a Gokhan il barbaro: comprato, ricordiamolo, per sostituirlo.

E Lucio Dalla era così: uno che pensava prima agli altri. Conosco tanti che l’hanno conosciuto bene e raramente ho sentito tanto affetto nei confronti di qualcuno, sia pur scomparso. Ha aiutato i giovani (Carboni, Bersani, gli Stadio), come pochi altri, ha amato gli amici, più di quanto, probabilmente, abbiano amato lui. E aveva guizzi straordinari, alla Lavezzi appunto. Prima di Caruso, nel video, mette i Duran Duran, Wild Boys, a Simone Annichiarico, figlio di Walter Chiari, fece conoscere Prince. Inaspettato, disperato, erotico Dalla: come il gol del Pocho a Firenze, come il tiro contro il Chelsea, come il colpo da biliardo contro l’Inter. Anticipatore del futuro, come in Futura, in Caro amico ti scrivo, in Merdman, perfetta fusione del suo amore per la ribellione al conformismo, per l’ironia della vita, per il divertimento. Vi ricorda qualcuno?

Ecco perché questa domenica tiferò anche Bologna oltre al nostro Napoli. Ecco perché ho amato un giornale che normalmente mi dà parecchio fastidio: la prima pagina della Gazzetta dello Sport, con tutti i titoli mutuati dalle sue canzoni, era perfetta, gli sarebbe piaciuta da pazzi. Ecco perché lo spostamento della partita col Novara alle 18.30 è giustissimo.

E alla difesa del Parma, invece, dico: attenti al Pocho. Come ha fatto il presidente pochi giorni fa, Ezequiel, io ti ho giurato amore eterno dalla prima partita, dalla prima azione “impossibile”. E così vale per Dalla: come Lavezzi, non a caso, è uno dei pochi che piace sia a me e mio padre. Ciao Lucio Pocho Dalla. E Sempre Forza Napoli.
di Boris Sollazzo

P.S.: Ragazzi, non vi distraete, anche se sono andato un po’ fuori tema. Sogno Grava che schiaccia la formica atomica e Hamsik che si riprende il Napoli con autorevolezza. Dobbiamo vendicarci dell’andata. Ve voglio bene assaje.

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