Abbiamo vinto soffrendo e rubando. Cosa vogliamo di più dalla vita?

Beh, c’è poco da dire: partite così ti riconciliano con la vita del tifoso. Che, in fondo, è una vita di sangue e merda: a senso unico, coi paraocchi, solipsistica, insomma fate voi. Perché hai voglia a dire che ci vuole la tecnologia in campo, che la Juventus ha ripreso a rubare (mamma quanto siamo piagnoni con la vecchia signora), però vincere una partita come quella di oggi, col cuore, con la sofferenza e rubando, non ha prezzo.
Sono queste le partite che mi fanno impazzire di più. Quelle giocate su un campo di provincia, contro una squadra ben organizzata e un allenatore che ha il dente avvelenato con noi. E il Napoli che ti fa? Ti sfodera una partita da grande, giocata col piglio della provinciale. Subisce, perde due difensori in quaranta minuti, ma si procura anche un rigore che non c’è. Con mestiere. Cavani lo tira, lo sbaglia e poi fa gol su respinta. Dopodiché comincia la sofferenza.
In settimana il professor Trombetti ha luminosamente accostato il gioco di Mazzarri al caro vecchio contropiede (di cui ha tratteggiato un nobile elogio). Qualcuno ha avuto da ridire. Oggi sarebbe superfluo qualsiasi commento. Il Napoli era lì, come un aspide, pronto a colpire e a mordere. Grazie soprattutto a Lavezzi.
Soffriamo nel secondo tempo. Tanto. non riusciamo a risalire. Forse c’è un rigore per loro, su mani di Dossena. Quando cominciamo a ipotizzare di sfangarla, prendiamo il gol. E a quel punto Mazzarri sfodera l’arma infallibile: l’auto-espulsione. Sarà scaramanzia, ma ormai il dato statistico si avvicina al dato scientifico: fuori Walter, il Napoli vince. E così Lavezzi prende palla in fuorigioco da Cavani e realizza un gol da attaccante vero, da punta vera. Mi sono commosso. E poco importa che poco dopo, al termine di un contropiede magistrale, prende il palo a porta vuota. Sarebbe stato troppo.
Vincere così, soffrendo e rubando, non ha prezzo. Questo è il mio calcio. Senza telecamere. Anche quando ci va male.
Massimiliano Gallo

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