Scambiereste una doppietta del Pocho con la 10?

Ieri mancava circa un’ora alla partita ed avevo appena segnalato con un commento un piccolo refuso lessicale in un articolo napolista. Poco dopo mi rispondeva il Gallo in chat, comunicandomi di aver provveduto alla rettifica. Ci siamo scambiati un saluto, qualche sfottò e naturalmente un grande “Forza Napoli”. L’ultima battuta,l’avevo pure scritta, ma forse per pudore o per scaramanzia,non avevo avuto il coraggio di inviarla: “scambieresti una doppietta del Pocho con la 10?” Ma poiché il ferro va battuto quando è caldo, rilancio adesso quella proposta, che per molti sarà una provocazione.
Per tanti napolisti, anche fra i lavezziani doc, questo è considerato un argomento tabù. Come elogiare D’Alema in un circolo PD, o parlare bene del governo Monti in una riunione di pensionati. Ma ieri il Pocho ci ha deliziato, oltre che, come al solito, essersi beccato tante maledizioni. In una parola è stato adrenalinico. Il primo gol rappresenta un capolavoro di astuzia:ha fintato di voler triangolare con Cavani a sinistra, mandando da quella parte quattro difensori, e si è aperto un varco centrale e piazzando la botta a giro a fil di palo.
La seconda rete è stata relativamente facile nella esecuzione a porta vuota. Ma quanti gol ha fallito appunto Lavezzi a porta vuota? La ripresa televisiva non rendeva il giusto riconoscimento alla strepitosa azione di Cavani. Forse dal campo si vedeva meglio, ma in tv sembrava che quel passaggio fosse leggermente corto e che potesse essere preda del portiere. Invece improvvisamente si materializzava contemporaneamente sullo schermo ed in area inglese uno schizzo azzurro che chissà per quanto tempo torturerà gli incubi del povero Check, nonostante il casco.
Ma la quintessenza del lavezzismo io l’ho vista nell’esultanza: è rimbalzato per terra e si è precipitato urlando verso Cavani. Altri, una volta aver segnato, ed essere ormai per terra, avrebbero aspettato il mucchio dei compagni che gli zompasssero addosso. Come faceva Paolo Rossi al mondiale, per esempio. Lui no, lui non vuole cadere manco dopo che ha segnato. E’ il più napoletano dei giocatori azzurri, cosi come napoletano si sentiva Lui. Chi non ricorda la sua frase un poco balbettante: “non voglio a…a ninguna bandiera rossonera allo stadio”. Diego era immenso e tale resterà anche se la sua maglia sarà assegnata all’unico degno di indossarla, pur rimanendo a distanza siderale dal paradiso. Gallo, con un lampo di genio, ha parlato di “spalla de Dios”. Ma visti anche gli appelli presidenziali al dodicesimo e tredicesimo in campo, potremmo pure parlare di “spalla di San Gennaro”. O di Totò, dove appunto nel ruolo di spalla si sono alternati i più grandi attori italiani. Senza mai sentirsi sminuiti nella loro arte. Totò resta Totò, e Diego resta Diego. Anche con la sua maglia sulle spalle di uno scugnizzo connazionale.
Immaginiamo quanto migliaia di maglie si venderebbero col 10 di Lavezzi. Si potrebbe legare il tutto ad un’iniziativa benefica. Certo prolifererebbero anche tanti pezzotti, ma se la gente sapesse che quei soldi potrebbero andare in parte in beneficenza, magari a favore di quei ragazzi rom della Marinella che hanno issato su una baracca la bandiera del Napoli, forse sarebbero indotti a comprare le maglie originali. E se proprio qualcuno non se lo potesse permettere, che comprasse pure sulle bancarelle, dietro le quali non c’è solo e sempre la camorra, ma pure tante persone che cercano di sbarcare il lunario. Fra tante liberalizzazioni pezzotte, questa si una liberalizzazione proletaria. Ci pensi De Laurentis, prima che l’idea venga a qualche abusivo. Pronto ad esporre il petto al fuoco contrario, un caro saluti a tutti da

Pasquale Di Fenzo

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