Miei eroi, grazie di tutto, è stata una gioia immensa (però mi è mancato il giro di campo finale)

Io martedì sera c’ero. Nonostante i prezzi assurdi (non scrivo per polemizzare ancora sull’argomento, per carità, mi limito ad enunciare un dato di fatto), nonostante l’indignazione iniziale, non ce l’ho proprio fatta a restare a casa: seguo il Napoli da 18 anni, ne ho vissuto il peggio del peggio, retrocessioni, presidenti arlecchini, il fallimento… Il “mio” Napoli non ha vinto nulla, le grandi imprese alle quali ho assistito, dal 1994 ad oggi, sono state solo le promozioni dalla C e dalla B… E quindi, come mancare contro il Chelsea?
Come mancare alla partita del riscatto di un’intera generazione, della generazione degli “sfigati”, di quei bambini e ragazzini presi in giro per anni dai loro coetanei e concittadini juventini, milanisti, interisti e perfino romanisti (mio caro Filippo, tu e il tuo striscione… ma che ne vuoi sapere?), che si compravano la maglietta ufficiale della fu gloriosa SSC Napoli, nonostante tutto, anche negli anni più bui delle ere corbelliane e naldiane?

No, martedì io dovevo esserci. E lo sforzo economico è stato ripagato, altroché: ho ancora dentro un tumulto, quando ripenso alla coreografia iniziale della Curva B, all’urlo “The Champions” che è già il nostro marchio di fabbrica in Europa, al gelo per l’inopinato regalo a Mata, alla gioia per l’uno-due Pocho-Matador del primo tempo, al terrore che dopo l’errore di Lavezzi si avverasse la vecchia legge gol sbagliato-gol subito, alla felicità incontenibile dopo il terzo gol, al rammarico per l’incredibile salvataggio sulla linea di Cole, all’indimenticabile sciarpata finale, al San Paolo che cantava all’unisono “O surdato ’nnammurato”…

Però, però: ieri sera, faticando a prendere sonno (l’adrenalina continua a scorrere a fiumi anche oggi, credo che tutti lo stiamo provando sulla nostra pelle), mi sono ricordato di una cosetta che accadeva allo stadio, qualche annetto fa. Stagione 1997-’98, quella del Natale al secondo posto grazie al gol al 93’ di Milanese contro il Verona (in quella che ancora non era la “zona-Mazzarri”), quella chiusa al quint’ultimo posto dopo il palo di Caccia in finale di Coppa Italia e i tre brucianti paccheri del Vicenza. In panchina – prima del disastro finale – quel gran signore di Gigi Simoni, in porta Pino “Batman” Taglialatela, in attacco Aglietti: quando si vinceva in maniera esaltante, e quell’anno capitò spesso, il brasiliano André Cruz si caricava sulle spalle il francese Alain Boghossian, e i due (ve li ricordate?) facevano il giro della pista d’atletica, prendendosi applausi a scena aperta e cori da tutto lo stadio. Con nostra somma esaltazione: com’era bello tornare a casa, dopo.

Ecco, ho pensato ieri sera, sempre alla ricerca del pelo nell’uovo: ma cosa sarebbe successo, martedì, se Cavani e Lavezzi avessero fatto il giro del campo dopo “O surdato ’nnammurato”? Come direbbero dalle parti dell’Accademia della Crusca, se ne sarebbe sceso il San Paolo. E quindi chiedo pubblicamente: ma perché i Nostri Eroi dopo queste vittorie fantasmagoriche scappano subito negli spogliatoi? La torta che ci fanno gustare in queste occasioni è una delizia goduriosa… Ma noi, insaziabili, vorremmo anche la più classica, e più dolce, delle ciliegine sulla torta, suvvia!

Esigenze contrattuali di pay-tv e affini? Il cervello comprende, ma la pancia e il cuore disapprovano. Scaramanzia? Allora queste insulse righe vengano cancellate da questo sito, e nessuno ne serbi più memoria finché il sole sorgerà sulle sventure umane. In ogni caso, l’importante è che si continui a vincere come martedì: più di ogni cosa, mi piacerebbe farmi questa stessa domanda un infinito numero di volte.
Andrea Manzi

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