L’amara verità è che non sappiamo tifare

Sono un tifoso che ci crede. Sempre. Sono un tifoso che a Genoa – Napoli sul 3 a 0 sentiva la concreta possibilità di risalire, e sul 3 a 2 addirittura di vincere. Sono un tifoso che ha visto tutte le partite del Napoli in serie C e in serie B. Sono un tifoso che guarda con fastidio quelli che tifano Napoli solo quando il Napoli vince. Ma non sono un tifoso cieco; riesco a percepire, come molti, i limiti di una squadra a cui manca oggettivamente qualcosa. Di una cosa sono certo però. La nostra è una squadra che ci crede, che in campo dà sempre l’anima, e che ha giocatori che non ci stanno a perdere e che cercano di ribaltare un risultato avverso anche nelle situazioni più disperate. Riuscendolo a fare qualche volta.
Provo sempre una grande e istintiva diffidenza su chi critica la squadra senza mettersi in gioco. Si, perchè anche noi siamo parte della squadra, anche noi abbiamo potere. Il potere di riempire uno stadio. Il nostro e quello degli altri.

E il tifo (quello vero) il giocatore lo sente. La squadra in affanno, in crisi soprattutto psicologica può essere caricata immediatamente da un tifo che, compatto, si riversa sul giocatore come onda di energia. Ricordo ancora (per fare un esempio) la magia che si creò a un Napoli – Milan di due anni fa. Eravamo sotto di 2 a 0 a pochi minuti dalla fine. Eppure ci credevamo tutti. Noi e i giocatori. L’urlo costante del San Paolo caricò i nostri, e schiantò quei campioni che nel giro di pochi secondi diventarono scolaretti impauriti con le gambe molli. Facemmo 2 a 2 in tre minuti, e se la partita fosse continuata altri due avremmo pure vinto.

Qual è il punto allora? Noi siamo tanti, abbiamo passione, per molti di noi il calcio fa parte (forse troppo) della nostra vita. Ma non sappiamo tifare. Guardate quello che succede negli stadi inglesi o argentini (sono stato lì). L’urlo del pubblico è costante, forte, continuo, e si trasmette alla squadra, soprattutto quando la squadra è in difficoltà. Queste cose il giocatore le sente e in molti casi producono veramente qualcosa di miracoloso. Noi questo non lo facciamo. Noi ci facciamo sentire durante un azione pericolosa, o quando vinciamo, e fischiamo se qualcuno sbaglia un appoggio al compagno o cerca di inventare una traiettoria che finisce nel vuoto. Impariamo a tifare, impariamo a sostenere la squadra, sempre. A sopportare questi momenti, a essere tosti. Noi abbiamo potere. Concentriamoci su di noi, almeno una volta. E i risultati arriveranno.
Francesco Patierno

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