Alla lunga scopriamo che aveva ragione Mazzarri

Ve lo dico subito, anche se lo avrete capito dal mio precedente articolo: io sono uno da sconfitta, non so parlare di vittorie. Quando si perde, scrivo, quando si vince, leggo. Sarà perché abbiamo sofferto tanto, sarà per quella C che mi sento ancora addosso e perché Genoa-Napoli mi ha fatto godere più degli scudetti. Non lo so, credo sia un handicap di quelli che come me sono napoletani in trasferta e hanno alimentato la propria fede negli anni più bui: sempre in lotta, sempre in ansia, sempre a sostenere una squadra sfortunata, in difficoltà, sull’orlo di una crisi di nervi. Sì, proprio come l’Arsenal di Hornby in Febbre a 90.
Fatta questa premessa, sarebbe troppo facile per me dire che con quel pezzo di esordio su questo bel sito – lo ammetto, vi ho sottovalutato a lungo e me ne dispiaccio – “avevo ragione”. Non lo faccio, perché odio chi lo fa, semplicemente. E perché, se spiate bene queste due vittorie che ora fanno respirare tutti noi, che fanno tornare tanti sul carro del vincitore (tranquilli, scenderanno alla prima difficoltà e torneremo a stare comodi), scoprirerete che aveva ragione Walter.

Era l’annata ad essere sfigata, non il Napoli ad essere scarso. Per due partite abbiamo segnato alla prima occasione utile: un gol su calcio d’angolo (Britos col Chievo: da quanto non capitava che un difensore segnasse su calcio da fermo nel Napoli? Da Rinaudo nel primo anno di Mazzarri?), un altro con una bella verticalizzazione di Hamsik (la terza in due partite, ma io ho amato ancora di più l’esterno di Lavezzi per lo slovacco) e un tiro di Cavani che in almeno altre dieci partite abbiamo visto, più potente e meglio piazzato, essere sventato da portieri divenuti fenomeni. E non mi imPegolo in esempi, li ricordate tutti.

Per una volta l’arbitro non s’è inventato nulla: vuoi che il luminare che ci ha arbitrato contro il Cesena non avrebbe annullato almeno uno dei due gol di Cavani per fuorigioco?

E infine, scusate il cinismo, Campagnaro s’è fatto male. Facendo entrare Grava, in forma smagliante. Aveva ragione Mazzarri a tenerlo in panchina – sarebbe stata la seconda da titolare in 4 giorni per uno che non giocava da un anno -, ma sia il mister che noi dimenticavamo che parliamo di un supereroe e non di un calciatore normale. Di uno che a 35 anni è andato a imbrigliare uno dei campioni più interessanti della Serie A, quello Jovetic che in giornata no ci è finito per colpa di Gianluca (che, tecnicamente, ha pure fatto un assist: riguardatevi il terzo gol).

Per il resto, ho visto un primo tempo di sofferenze e tanti errori in fase d’appoggio – spesso, diciamolo per belle idee abortite in valutazioni sbagliate di misura – come in tante altre partite, e forse pure un po’ peggio. Solo che, amici miei, la ruota forse è girata: non prendiamo gol da Genova, abbiamo recuperato uomini fondamentali e il nostro mago dei preparatori atletici (Pondrelli), non potendo attingere al doping che sospetto non sia estraneo a qualche maglia strisciata, si era inevitabilmente calibrato la forma della squadra su metà febbraio (la Fiorentina non giocava da 10 giorni, noi avevamo giocato lunedì sera e correvamo il doppio). E non gli do torto, con quello che ci giochiamo nel prossimo mese.

Non è colpa di Mazzarri se Lavezzi, Britos e Grava hanno subito degli infortuni seri. Il Pocho al Franchi è stato maestoso: inarrestabile, generoso, commovente, disciplinato, eroico nei ripiegamenti in difesa. Apre l’azione nel primo gol – e la difesa dei viola su ogni ripartenza -, ne sbaglia due, fa il terzo con un’azione che al 91′ sa e può fare solo lui, tanto da non riuscire ad esultare, dal cadere in ginocchio, felice, sollevato ed esausto con la faccia felice di un bambino (sì, lo ammetto, sono un lavezziano senza se e senza ma).

Lo spilingone uruguagio conferma di avere un senso della posizione, in fase difensiva e non solo, clamoroso. Lento e un po’ rozzo, ma sa sempre dove e quando stare, in entrambe le aree. Alla faccia di chi pensava che fosse un flop, questo ragazzo con Walter diverrà indispensabile.

Grava. Cosa dire di lui? Forse è più importante dei tre tenori. Il modo in cui è arrivato sulla prima palla, l’ha lottata e persa e poi in scivolata l’ha riconquistata facendo fallo, è più potente di una chiamata alle armi. Lavezzi è troppo sensibile, Hamsik troppo silenzioso, Cavani troppo pio, Inler troppo svizzero, Gargano troppo generoso. Il vero leader, con Morgan De Sanctis, è lui: tiene le palle quadrate, è lui ad aver cambiato la difesa, ad aver ricordato a tutti che si può sbagliare movimento, anticipo e posizione, ma la palla, comunque, non deve passare. Britos, Grava e Aronica (sostituito da Cannavaro venerdì) sono stati una linea Maginot splendidamente sgraziata, tenace e concentrata. E questo grazie a chi dalla vita non ha mai ricevuto nulla gratis. Da chi la maglia la onora con il sudore e con la rabbia di chi non può essere mai soddisfatto. Io, uno così, lo porterei agli Europei. E di sicuro lo farei giocare in Champions.

Ora so che molti diranno quanto sia stato determinante Hamsik. E avete ragione, Marekiaro è un campione fenomenale e ieri l’unica vera mossa tattica “diversa” è stata giocare con un 3-5-2 purissimo, con lo slovacco a far gruppo di mischia e ripartenza con Dzemaili e Inler. Sì, Gokhan, come ci ha dimostrato anche Guidolin, dà il meglio con due compagni a supportarlo. E Mazzarri sa che di Hamsik, in una squadra, ce ne vorrebbero due. Ora, come lui stesso aveva fatto appena arrivato a Napoli, due anni fa, lo ha arretrato. Doveva (ri)farlo prima, forse, ma è lui che gli ha scoperto quel ruolo. E per tante partite il patrimonio dell’Unesco serviva più avanti. Quell’elastico di fase difensiva e propositiva, come quello di Maggio (Superbike sei tornato, che bel regalo di compleanno!), dipende dalla fiducia e dalla forma del calciatore, non dal condottiero che lì li mette.

E ora prepariamoci: davanti abbiamo Chelsea e Inter, due belve ferite. Che dovranno scendere nella nostra arena. Sarà difficile, difficilissimo. I ragazzi hanno bisogno di noi: perché potrebbe tornare la sfortuna, perché mai come quest’anno siamo stati bravissimi a far risorgere i morti (ricordate la Roma? Uno dei Napoli migliori fino al terzo gol, a mio parere), perché siamo nati per soffrire e Britos e Grava, magari sbaglieranno, i tre tenori steccheranno (speriamo, non contemporaneamente), Morgan potrebbe non essere al 100%.
L’ho detto quando tutti urlavano di sdegno e rabbia, lo ripeto ora: sempre forza Napoli. Andiamo al San Paolo, come dodicesimo uomo in campo. Quei campioni in crisi contro di noi daranno tutto, disperati e arrabbiati. Dobbiamo difendere questa squadra di cui sono orgoglioso. Voi 24 e tu mister, Bigon e persino Aurelio (ma perché “sporcarti” con quell’aumento volgare dei biglietti? Non me ne faccio una ragione) sappiate che erano 20 anni che la mia testa non era così alta, il mio cuore così pieno di gioia, le mie speranze così rosee. Io, che mettevo la maglia di Montezine a Roma, quando noi retrocedemmo in B e loro vinsero lo scudetto, lo urlo forte: siete i miei eroi. E continuate a lottare, senza risparmiarvi: questa stagione per il Napoli, per voi e per noi può essere determinante, cambiare il vostro destino e la nostra Storia.
Continuiamo così e tu, dea bendata, guardaci bene. Che ci devi ancora parecchio. Anzi, molto di più.
Boris Sollazzo

P.S.: ah, Napoli, una cosa. Non t’azzardare a smettere di vincere: vedrai che mi abituo presto, anche se sono uno da sconfitta.

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