Quei telecronisti Rai proprio non si potevano sopportare

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Come il campionato ultimamente pare non riuscire più a trasmetterci. Avrei voluto ordinare delle pizze per onorare degnamente la serata calcistica. Ma mia moglie mi faceva desistere in quanto aveva già quasi preparato la cena. Alcuni dei frequentatori abituali del rito calcistico-salottiero avevano tradito le abitudini, optando per lo stadio. Poco male. Eravamo pochi ma buoni. Anzi più che pochi, soli. IO ed il cognato-avvocato, l’anti-Cannavaro per eccellenza. La partita iniziava, mentre dalla cucina provenivano invitanti effluvi, assieme all’annuncio che la cena era pronta. Ma neanche le cannonate avrebbero potuto schiodarmi dalla mia postazione di combattimento. L’avvocato, lui, era venuto già mangiato, sicchè ero l’unico ad essere roso dai morsi della fame. Intanto il Napoli dominava, ma non riusciva a concludere, e l’agonia era amplificata dalla voce dei telecronisti Rai. Almeno su sky o premium, quando non sopporti i commentatori, è disponibile l’opzione del telecronista tifoso. Ultimamente poi, ho scoperto una pratica da kamasutra erotico-calcistico: quando il Napoli vince, passo sul telecronista tifoso della squadra avversaria. Con Milan ed Inter in campionato, ascoltando quelle voci rotte dal pianto, godevo come un riccio in un harem di riccie. Ma quei due ieri sera non si potevano sopportare. Quando Cavani, lanciato a rete, è stato atterrato, il primo ha detto che l’arbitro, nel dubbio che il fallo fosse avvenuto fuori o dentro l’area, aveva preferito non fischiare. Semplicemente aberrante! Ma il secondo, perdendo l’occasione di azzeccare l’unico commento tecnico della serata, invece di chiedergli cosa si fosse fumato, o se avessero arrestato il suo pusher abituale, gli ha dato anche ragione. IL dopo-partita poi, agli intervistatori modello zerbino, mancava solo la scritta SALVE sulla schiena. Sono riusciti a rendere soporifera perfino l’intervista a De Laurentis, che aspettava solo l’accensione della miccia per esplodere. Ma a loro non è venuto in mente di chiedergli cosa avrebbe risposto al regista dell’ultimo cinepanettone, se questi avesse dato la colpa dell’insuccesso al cast non all’altezza ed al produttore che aveva scelto degli attoruncoli al settimo posto nella classifica dei compensi ricevuti. O come un capitano che imputa il naufragio della sua nave all’insipienza dell’equipaggio ed all’armatore che gli ha messo a disposizione un manipolo di sfigati. Tornando alla partita, mentre l’avvocato inveiva contro Cannavaro, io me la prendevo con Inler: “Ato che architetto, nun è manco geometra o masto fravecatore, ha dda izà ‘a cardarella!” Alla fine del primo tempo ero ridotto alla fame, così sono corso in cucina per mangiare qualcosa. Due invitanti polpette facevano capolino dal piatto. Ma la mia attenzione era attratta dall’adesivo di Cavani che i miei nipotini hanno azzeccato sul frigorifero. Recentemente ho letto da qualche parte che Matador avrebbe i tratti somatici di un attore “eduardiano”, da vera maschera napoletana. Forse è per questo che mi è venuto in mente il dialogo tra Filumena Marturano e la Madonna della neve: “Che vuò fa? Tu sai tutto cosa. E non so se io o la Madonna abbiamo fatto di si con la testa”, continua Filumena, sentendo poi una voce in lontananza che diceva: “’E figli so’ figli”, che lei attribuisce probabilmente ad intervento divino. “’E purpette se fanno fredde”, sento io in vicinanza, attribuendo inesorabilmente la voce a mia moglie. Mi sono talmente immedesimato che ho detto: “Che vuò fa, Matadò, qua devi fare qualcosa”, e non so se io o Cavani azzeccato sul frigo, abbiamo fatto di si con la testa. “’E purpette se fanno fredde”, sento poi in vicinanza, attribuendo inesorabilmente la voce a mia moglie che aveva fretta di sparecchiare. Un po’ perche incalzato, un po’ perchè affamato e poiché il secondo tempo stava per iniziare, ho divorato le polpette il 19 secondi e 73 netti, eguagliando il record europeo di Mennea sui 200 metri, che resisteva da 1979. Soddisfatto e rifocillato mi ripresento in campo, non prima di aver provveduto ad una sostituzione: lo scannetiello portafortuna al posto della troppo comoda poltrona, che oltretutto avrebbe potuto conciliare un pericoloso sonno post-digestivo. La scaramanzia funzionava subito: rigore! Quando il replay ha mostrato che se il portiere non si fosse mosso avrebbe preso una pallonata in faccia, il residuo porpettifero ancora presente nel mio stomaco era svanito: s’era squagliato tutto cosa ‘ncuorpo! L’inter, come il mio apparato digerente, continuava a macinare e sembrava potesse pareggiare da un momento all’altro. Quando Cannavaro si è fatto sfuggire Milito come un pescatore di anguille con la retina bucata, mio cognato ha urlato: “In quarta serie ha dda jucà, col Piscinola!”, che detto per inciso, sabato ha raggiunto il primo posto nel suo girone. Poi si è fatto un giro su se stesso, oltre ad una presa di grappa, e si è schiantato sfinito sul divano. Quando è uscito Lavezzi mi sono sentito come Linus a cui viene strappata la sua coperta: “No, il Pocho no! Quello tiene inchiodati due difensori, adesso chi li ferma a questi qua? Era meglio fare uscire Cavani” Poi per fortuna è uscito anche Inler ed io ho ripreso un poco di fiducia, oltre al colorito. Quando Matador, con un’azione in slalom tipo valanga azzurra, si è fumato mezza difesa interista, il cognato-avvocato non si è lasciata sfuggire l’occasione per allisciarmi un tre, e mi ha arringato con: “Era meglio se usciva Cavani, eh?. Ma in quel momento avrebbe anche potuto chiedermi un prestito, tanto non capivo più niente. In due facevamo casino per dieci persone. Avevo solo la certezza che poco prima, il cenno con la testa in cucina l’aveva fatto lui, il Matador. E, visto che avevo di nuovo fame, forse si era zucato anche le due polpette, per poi materializzarle nella porta interista. Così il miracolo era completo.

Un caro saluto a tutti da

PASQUALE DI FENZO.

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