Mazzarri e De Laurentiis: Kramer contro Kramer

Per dirla alla napoletana, Mazzarri s’è tolto la maschera e ha parlato chiaro. È inutile fargli le pulci sul campionato. La squadra, classifica degli ingaggi alla mano, è da settimo posto e il suo Napoli proprio quella piazza occupa. Lo ha detto senza nascondersi nel dopo-partita di Sky. Ammettendo che l’unica eccezione è l’Udinese, terza in classifica nonostante le cessioni di Inler (a noi) e Sanchez (al Barcellona).
Mazzarri, almeno ufficialmente, non reputa deludente il nostro campionato.
Tutto si può dire al tecnico livornese tranne che gli difetti la coerenza. Questo discorso lo ha sempre fatto, sin da quest’estate. Ogni qual volta il Napoli raggiunge un risultato che va al di là del monte ingaggi fa qualcosa di straordinario (vedi qualificazione in Champions League) e ovviamente il valore aggiunto è da ascrivere all’allenatore.
Persino un bambino si accorgerebbe che il destinatario delle parole di Mazzarri è il presidente. Che al momento sembra tacere. In genere De Laurentiis non parla quando il Napoli non vince e ultimamente sta più in silenzio del solito.
Che dire? Secondo me Mazzarri non ha torto ma è ovvio che le sue parole suonino fastidiose. Parla per difendere il proprio lavoro, non c’è che dire, ma sono parole che un tifoso non vorrebbe mai sentire dal proprio allenatore. Il Napoli da settimo posto? Ma come? Non dovevamo vincere lo scudetto? La verità è che da tempo è in atto un braccio di ferro tra società e tecnico. De Laurentiis va giustamente per la sua strada, fatta di attenzioni ai bilanci e di considerevoli passi in avanti (qualificazione agli ottavi di Champions); Mazzarri fa altrettanto, cercando di valorizzare al massimo il suo apporto alla squadra. Certo, sembrano un po’ quei genitori divorziati che fanno i conti del tempo e dei soldi spesi per il figlio, come se l’affetto non contasse nulla. Per restare in tema cinematografico, sembra un po’ Kramer contro Kramer (stabilite un po’ voi chi sia Dustin Hoffmann e chi Meryl Streep). E alla fine chi soffre è il bambino, che siamo noi e il nostro Napoli. Forse è bene che si parlino un po’. E non solo per portare acqua al proprio mulino. Queste scene hanno un po’ stufato.
Massimiliano Gallo

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