Che cos’è successo al mio amato Hamsik?

Premesso che talvolta non è necessario attendere l’aldilà (per chi ci crede) per vedere puniti gli atti di superbia, e la sconfitta di Genova, maturata e consumatasi tutta nell’aldiquà, sembra essere il giusto castigo alla supponenza di don Aurelio, convinto chissà da chi di aver inventato il calcio e avercelo portato a noialtri con l’anello al naso (il presidente è nettamente più sfigato di chi si è laureato a 28 anni: appena apre bocca per straparlare arriva, puntuale, un rovescio che lo riduce al silenzio. Ne prenda atto e cominci a comportarsi di conseguenza).

Premesso che è vero solo in parte (come giustamente sostiene il mio amico Mimmo Taglialatela, con cui intrattengo una fitta corrispondenza via sms la domenica prima, durante e dopo le partite) che stiamo giocando senza difesa, come parecchi si ostinano a sostenere; piuttosto, giochiamo con un centrocampo sconclusionato, in cui è stato inserito un giocatore (Inler) che avrebbe bisogno dell’assistenza di due medianacci, e invece ne ha a disposizione uno solo, Gargano, il quale per giunta si sente sempre meno mediano e sempre più ispiratore della manovra: ne derivano evidenti squilibri che espongono Cannavaro & co. a ignobili figuracce.

Premesso che Mazzarri, diciamolo con chiarezza e senza acrimonia alcuna (siamo ad uno snodo fondamentale della stagione, e bisogna mantenere i nervi saldi: calma e gesso, dicevano i vecchi assi del biliardo), si sta incartando, o forse si è già incartato e continua a ficcare la testa sotto la sabbia: è alla perenne, affannosa, ricerca di alibi; resta aggrappato a un mantra (i troppi impegni ravvicinati) al quale non crede più nemmeno lui, figurarsi chi, come noi, è costretto a starlo a sentire.

Premesso che agli avversari basta piazzare non dico due giocatori, ma anche due magazzinieri (o il medico sociale in tandem col massaggiatore), sulle corsie esterne per ridurci all’impotenza, e lo hanno capito tutti, in serie A (tranne forse Ranieri, che contro di noi continua a giocare allo stesso modo e continua a prenderle di brutto). Premesso che insistere fino all’harakiri su un solo tema tattico significa praticamente non avere alcuna tattica; da von Clausewitz in poi la tattica è una scienza (quasi) esatta e quando non è ispirata al sacro principio della flessibilità è solo un tentativo (vano) di organizzare la confusione.

Premesso tutto questo, che sarebbe già abbastanza per finirla qui, mi arrovello da ieri, e la cosa sconfina nel personale, sulla crepuscolare stagione del giocatore sul quale ho investito tesori di passione da quando indossa la sacra maglietta azzurra (confesso: da accanito sostenitore di “terze vie” sempre e comunque, non sono mai stato né lavezziano, né quagliarelliano, né cavaniano e resisto, tetragono, anche alle magie di quel diavolaccio di Pandev). Quel giocatore si chiama Marek Hamsik, destinato, di questo passo, a diventare il grande buco nero di quest’annata, e lo dico con il massimo di affetto e considerazione. Benedetto ragazzo: anche a Genova, sul 2-0, ha fallito il più comodo dei gol. Solo davanti al portiere. Come con il Bologna (si era sullo 0-0) e con la Roma, quando bastava solo sfiorarla, la palla, per depositarla in rete (e sarebbe stato il gol dell’ 1-1). Ai tecnici di professione il compito di spiegare le ragioni di questa improvvisa involuzione. A patto che si astengano dal commento più banale: la diversa posizione in campo assunta quest’anno. Il Cobra sbuca sempre quando meno te l’aspetti dal fogliame, come da caratteristiche e inveterate abitudini. Ma il suo morso non è più mortale. E può capitare, ci mancherebbe. È per questo che, per parte mia, comincio a essere tormentato da un pensiero molesto: vuoi vedere che, considerato tutto il paraustiello che mi ha condotto fin qui (le premesse) la straordinaria (appunto: extra-ordinaria) capacità realizzativa di Marekiaro nostro è stata finora la foglia di fico che ha coperto squilibri strutturali che esistevano pure l’anno passato? E allora, presidente carissimo e gentile mister, di che stiamo parlando?

P.S. Mentre cercavo di organizzare queste scombiccherate riflessioni, avevo in sottofondo Radio 24. Ascoltavo Gigi Garanzini. Hanno chiamato in diretta tre tifosi del Napoli: i primi due li ha liquidati senza nemmeno rispondere alle loro osservazioni. Al terzo, che voleva replicare a quelli che l’avevano preceduto, ha ribattuto brusco: “Se vuole, le do i loro numeri di telefono, così ve la risolvete tra di voi”. Ovviamente, con i tifosi juventini, milanisti, interisti che hanno chiamato ha interloquito eccome. Questi sono i tempi: gli stessi di 10, 20, 30, 40 anni fa. E, per non scomodare la buonanima di Brera pace all’anima sua, non aggiungo altro.
Massimiliano Amato

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