Sono fuggito con la parrucca di Nino D’Angelo

Si erano illusi, i miei rapitori, che bastasse una full immersion d’azzurro per tenermi a bada. Figurarsi. I goal del Napoli in televisione, le trasmissioni locali, il sentir parlare ventiquattro ore su ventiquattro della squadra di casa e sai che novità: tutte cose che per quarant’anni avevo già fatto da mattina a sera. Non rimasi scioccato per nulla, anzi. Quel covo era come a casa mia. Ma ovviamente finsi il contrario. Il giorno dopo la gara già non ricordavo più nulla della sconfitta. E’ la memoria degli juventini: si dimentica tutto subito, vittorie o sconfitte. Però a loro non dissi nulla. A parte aver sognato Causio presidente degli Stati Uniti, non volevo rivincite. Da buon napoletano, pensavo soltanto a prendere tempo e fregare i vincitori di turno. Ero legato come un trofeo: potevo solo parlare.
I primi giorni eran solo Cavani, ambizioni ed alziamo le mani. Ma conoscevo bene quella gente. Sapevo di cosa avessero realmente bisogno. Gliela diedi. Il Napoli è una grande squadra. Si zittirono subito. Poi si schiarirono la voce e ricominciò il lamento. “Tu lo dici per portare sfortuna”. “No e perché, non può essere vero ?”. “Non lo dice col cuore”. “Ma che state dicendo, quest’anno siamo forti”. “Secondo me se lo dicono a Torino è vero”. No, no. Il Napoli è forte. “Bah”. “E’ forte poi…vediamo”. “No e perché, non può essere vero ? Ci dobbiamo sempre buttare giù che schifo”. “Facciamo schifo”. “Il Napoli è forte con le squadre forti”. Il Napoli è forte. Ma… ”Visto ? Il dubbio c’era”. “Ma quando mai, lo state pure a sentire”. “Il Napoli è grande e con merito”. Si. “Si, mo’ è pure grande, secondo me si sbaglia”. “Si sbaglia ma è vero”. “Si sbaglia o non si sbaglia, il Napoli è forte ma non lo è”. “Fino a un certo punto comunque”. Si. Però. “Eh”. “Bah”. “In Europa ci andiamo, oh”. “Minimo, minimo”. Per quanto. “Quanto manca alla salvezza ?”. Andò avanti così per una settimana. Sarebbe andata così per sempre.
Dopo la gara con la Fiorentina non ci fu più bisogno del mio aiuto. Ve lo ricordate quando venne Dal Fiume e Krol disse che non era un regista ? “Siamo sempre stati senza regia”. E quando Pellegrini dopo il goal al Catania fece il gesto dell’ombrello ? “Non abbiamo contato mai niente”. E Montefusco che non fa giocare Beto nella finale di Coppitalia con il Vicenza ? “Se tenevamo qualcuno in panchina”. E quando a Verona giocò libero persino De Vecchi ? E Masi con Krol quel giorno a Firenze ? “Ci dovevamo sempre far riconoscere”. Picchiammo Baldini. “E’ vero che siamo incivili”. Cacciammo Lauro. “Non abbiamo pazienza”. Rastelli sbagliò due goal quasi fatti con la Reggina. “Continuate, Ricchiù”.
E però mi dovete slegare perché sono napoletano. Devo gesticolare. “Chissà dove andremo a finire”. E’ colpa del Nord. “Si, però solo nostra”. Scarnecchia, Capone, De Rosa. Mi piango quei soldi del Banco di Napoli. “Ci hanno sempre rubato”. Chissà Maradona se torna. “Voi dite come allenatore ?”. Cavani non è Maradona. “Vero, non c’è speranza”. Ce lo teniamo ? “Per fare che”. Chissà se ci salviamo. “Ma tanto dobbiamo morire”. Voi permettete che vado a mangiare ? “Favorite da Bruscolotti”. Il tempo che vado e poi torno. “Non vi preoccupate, che qua parlano parlano e non se ne va mai nessuno”. Sapete com’è, dite una scusa sennò passate per fessi. Dite che sembravo morto. “Tanto a Napoli sembrare morti è normale”. Metto la parrucca bionda, così dite che il giallo ai capelli me l’ha fatto venire il fegato per Napoli-Juve. “Grazie assai per la considerazione”. Infilai la porta tra le urla di Alvino e quelle di Grava. Calcolai il tempo tra una portata e l’altra di Bruscolotti. Scappai come sempre da tutto quello. Sembravo Nedved. “Ma no, è Nino D’Angelo”.
Vincenzo Ricchiuti

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