Se vogliono proposte sullo stadio io ci sto, parliamone

Sgombriamo il campo dagli equivoci: io sono di sinistra, ma non mi riconosco in questa sinistra, soprattutto in quella cittadina. Tanto per capirci, ritengo che i candidati alle primarie a Sindaco di una città governata per anni – in modo quantomeno disdicevole – dal centrosinistra non possano permettersi defaillances quali quelle che si trovano nei loro assurdi programmi e dichiarazioni di intenti, per esempio. Da una sinistra veramente innovativa mi aspetterei una scelta intelligente, azzardata,  che vada a scandagliare quei settori dell’opinione pubblica che possono essere conquistati al voto e, in una città dove l’ultimo baluardo della passione civile è il calcio, avrei premiato l’inventiva di rivolgersi proprio a noi tifosi. Ma si sa, la fantasia, l’innovazione e la creatività non fanno parte di questo momento storico della sinistra.
E veniamo a noi. Max Gallo ha fatto il giornalista, se è vero che il giornalista deve essere quello che informa, denuncia, segnala, quello che ha il compito e l’opportunità di aprire un dibattito. Ha fatto, insomma, il suo dovere, lui sì, in modo creativo e fantasioso. Il suo non è stato un invito, né un’apertura ad alcuno, però il fatto che qualcuno, nella fattispecie Cozzolino, abbia deciso di dialogare con una parte di noi, per me basta a rendere un minimo di merito al candidato: non ci è arrivato da solo, è vero, ma almeno ha visto che c’è una potenzialità. Cozzolino ci dice che sarebbe lieto di leggere i nostri commenti e le nostre proposte su come vorremmo che cambiasse il San Paolo. Non ci fa promesse, ci dice solo che se non proviamo neppure a cambiare le cose non sapremo mai se è davvero possibile farlo.
Bene, ci sto, parliamone. Perché la gestione della vita cittadina ce l’hanno i politici, non quanti, come chi è rimasto qui, realmente vivono i disagi e le idiozie di questa città. Per quanto mi riguarda, non ritengo che in una città come la nostra possa valere l’antico adagio “puntare al massimo per ottenere il minimo”, dunque non credo alla fattibilità di scelte radicali quali una ricostruzione dello stadio. E neppure la voglio. A me il San Paolo va benissimo così. Ritengo però sia un diritto elementare vedersi riconosciuta almeno la dignità, dunque pretendo di non essere trattata da bestia. Credo che bastino pochi ma semplicissimi elementi: sarebbe già tanto avere meno soprusi ai tornelli, più tornelli, maggiore vivibilità di tutti i settori dello stadio, i daspo tutti fuori e sempre, non a capriccio delle forze dell’ordine, personale qualificato all’interno, che almeno sappia indicare il posto ai tifosi occasionali, non dico assai, sorveglianza, polizia, pulizia, un posto dignitoso dove fare pipì. Penso che la stessa scelta minimalista vada effettuata per tutto ciò che riguarda la nostra città, a partire dalla spazzatura, perché ho letto i programmi di tutti e cinque i candidati e stavo per sganasciarmi dalle risate. Potremmo parlare anche di quello, certo, ma va benissimo iniziare da qui, dalla passione che rende uniche le nostre domeniche e qualche altro giorno infrasettimanale, insomma, da noi.
Chi non è disposto al dialogo, chi accusa, chi gli dice che si ricorda di noi a tre giorni dalle Primarie, chi diffida, chi fa demagogia segna un punto a suo sfavore e a sfavore della città tutta. A noi servono uomini con delle idee, non solo uomini né soltanto idee che non ci siano uomini in grado di realizzare. Se loro le idee non ce le hanno, santa pazienza, aiutiamoli noi! Partiamo dalle piccole cose, a piccoli passi, facciamogli vedere che ci siamo. Io, per ora, ci parlo, con lui.
di Ilaria Puglia

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