Sotto la mole con gli juventini

Stasera avrei voluto raccontare tutta ‘nata storia come dice Pino Daniele. Avrei voluto vivere tutta un’altra serata. Avrei voluto respirare l’aria della curva, parlare con tanti sconosciuti intorno a me: quei 60.000 che, me lo sentivo, alla fine avrebbero intonato “Oj vita oj vita mia”.
E la stavo organizzando proprio a puntino.
Perché fino a pochi giorni fa ero a Napoli, dove sono stato per trascorrere qualche giorno con i miei, ed avrei dato chissà cosa per essere lì: in Curva B. Purtroppo tra impegni lavorativi, tessere del tifoso e divieti del CASMS mi sono rassegnato solo all’ultimo a tornare sotto la Mole e guardare la partita dal divano.
Appena accesa la TV l’immagine dello stadio pieno non poteva non farmi ritornare alla mente i pienoni dell’epoca d’oro: tutto esaurito anche l’anello inferiore! Bisogna tornare con la memoria ai tempi di Maradona per ritrovare tanto pubblico sugli spalti e già questo, caso mai ce ne fosse stato bisogno, basta a far capire quanto fosse importante questa partita. Questo impegno.
Con il cuore e con la mente sono stato a Fuorigrotta, comunque. E non solo: la telefonata di rito con le “mie fonti” in loco mi diceva di un intero quartiere bloccato al punto da non riuscire a passare neanche in motorino: insomma parole come euforia, gioia, non rendono giustizia di ciò che un’intera città e con essa tutta la tifoseria sparsa per la penisola, stava vivendo.
Stranamente oggi non ho esercitato nessun rito propiziatorio, nessuna consuetudine scaramantica, a parte il fatto di aver comprato nei giorni scorsi le pantofole ufficiali del Napoli (non perché sia pantofolaio ma perché le vecchie proprio non ne potevano più), di aver indossato per due giorni una maglia portafortuna bianca e azzurra e non aver cambiato posizione sul divano per circa due ore…
E però, non so come spiegare: io in cuor mio già “sentivo”, già “sapevo” che niente sarebbe andato storto e già “pregustavo” la soddisfazione finale.
Ma, come si dice spesso, la realtà supera sempre la fantasia. E mai avrei immaginato che il Matador ci avrebbe regalato una tripletta da orgasmo collettivo e che al nostro cospetto i «senzacolori» si sarebbero oltremodo sbiaditi.
Sto scrivendo queste cose “a caldo”, come quasi mai mi capita e, mentre sento Delneri ammettere che il Napoli è stato superiore, si è innescato una specie di corto circuito tra il cuore, il cervello e le dita che picchiano sulla tastiera. Vorrei raccontare tante e tante piccolissime sensazioni, tanti minuscoli aneddoti che, singolarmente ed a freddo significherebbero poco ma che, presi tutti insieme, danno l’idea della gioia che sto provando.
Invece voglio chiudere con una specie di paradosso: oggi come non mai dovreste invidiarmi del fatto che vivo e lavoro a Torino! Volete mettere la soddisfazione di incontrare domani mattina i gobbi al lavoro? Certo molti si nasconderanno, come loro solito ed io li stanerò. Oppure diranno che a loro interessa poco, che non seguono più il calcio dopo l’era Moggi (e ti credo: sanno che vincere diventa mooooolto più difficile!), oppure inventeranno altre strategie per tergiversare di cui vi terrò aggiornati.
Vederli abbacchiati dopo la sconfitta 3-0 col Napoli (per tacere di quella col Parma)… non ha prezzo!
Diego Fusco

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