Stadio europeo?
Proponete progetti

La notizia che Max cercava, ora c’è.
Cozzolino (e forse anche i suoi competitors) non hanno un’idea chiara sul San Paolo o, per dirla tutta, sulla vicenda stadio. La cercano da noi. La risposta che l’eurodeputato ha inviato al Napolista appare come un tentativo mal riuscito di stare sulla notizia ed anticipare gli altri partecipanti alle primarie di fronte alla provocazione del direttore. E dico questo senza alcun pregiudizio di sorta sul politico.
Da un personaggio politico quale Cozzolino, che ha fatto parte della classe dirigente che ha governato questa città e questa regione per oltre un quindicennio, mi sarei atteso una risposta che andasse nella direzione di una chiara scelta strategica di sviluppo territoriale, coerente con le politiche adottate in questi anni. Ne è uscita una risposta sfuggente sull’irrinunciabilità del San Paolo. Non basta usare la parolina magica: uno stadio europeo. (Per inciso: se risponderà Oddati, sono pronto a scommettere che ci dirà che il San Paolo deve essere uno stadio “delle culture”). Chiedo al parlamentare europeo Cozzolino: ma in questi due anni trascorsi tra Strasburgo e Bruxelles, è mai stato in uno stadio dei paesi del Nord e del Centro Europa? Non sono di certo i tornelli o il supporto agli steward che renderebbero il San Paolo uno stadio europeo. Né tantomeno l’agibilità del terzo anello, con i suoi 30 mila posti aggiuntivi. Anzi. La direzione è quella opposta.
In ogni caso, cerco di rispondere alle sue parole, e, come da lui chiesto, provo a fornire qualche idea.
Personalmente, e credo di non riscuotere grande consenso tra i tifosi, sono tra quelli che, per quanto affezionato al San Paolo e alla sua storia ed al quale mi legano ricordi e gioie indelebili, non ritiene un’eresia l’ipotesi della costruzione di un nuovo stadio. Per una serie di  motivi.
Innanzitutto l’ubicazione. Il quartiere di Fuorigrotta è dotato delle necessarie infrastrutture per servire l’impianto nella prospettiva che auspica Cozzolino di uno stadio che abbia una capienza di addirittura 90 mila persone? E mi riferisco non soltanto alla tangenziale o alla vecchia metropolitana, ma ad esempio al sistema di parcheggio esterno, carente ed in mano a parcheggiatori abusivi.
In caso affermativo, l’attuale San Paolo è una struttura adeguata ai criteri ed agli standard qualitativi moderni? Su questo aspetto ho seri dubbi. Storici stadi come Wembley sono stati abbattuti e ricostruiti, mentre in una città come Torino, dopo il fallimento dello stadio dei Mondiali del 90, si è optato per una struttura come il nuovo Comunale.
Non mi dispiacerebbe se uno dei candidati a sindaco avesse il coraggio di proporre, con il contributo dei privati, la costruzione di un nuovo stadio, in una realtà più decentrata e per la quale predisporre le necessarie infrastrutture, partendo dalla nuova linea dei trasporti realizzata dalla giunta regionale uscente. Uno stadio accogliente e limitato nel numero di posti, con un sistema di prenotazione simile a quello dei teatri e dei cinema, dove si ha la possibilità di scegliere il posto per ogni settore con la certezza che quello assegnato corrisponda a quello in cui si assisterà alla partita. Già questa sarebbe una piccola rivoluzione, anche culturale, per la nostra città. Uno stadio in cui, riprendendo un vecchio post, la realizzazione dei bagni delle donne non venga salutato nel 2011 come un segno di civiltà.
In chiusura, non mi scandalizza l’idea che la stessa struttura possa essere recettiva di iniziative imprenditoriali (ristoranti e cinema, ad esempio) come da tempo si teorizza.
La fortuna di viaggiare molto per lavoro mi ha consentito in questi anni di vedere diversi stadi in giro per il mondo. Alcuni restano vivi nella memoria. Ad esempio, ricordo con piacere l’Ullevaal Stadion di Oslo, che ospitava al suo interno, oltre a un piccolo centro commerciale, delle aule distaccate dell’Università di Oslo. Una struttura dove di giorno facevamo lezione sul modello socialdemocratico scandinavo e di sera potevamo assistere alle partire del Vålerenga o, quando c’era la Nazionale, alle gesta di Carew e compagni. Oppure lo Giant Stadium di New York, collocato nel New Jersey ma per raggiungere il quale è stata creata una linea ferroviaria apposita con un servizio impeccabile ed un’area parcheggio smisurata al servizio degli utenti.
Esempi forse troppo ambiziosi, ma che danno l’idea delle diverse possibilità connesse a questo tema.
Ha fatto bene Max Gallo a lanciare questo tema alla vigilia delle elezioni comunali. L’auspicio è che all’invito, oltre ai candidati alle primarie, rispondano anche gli aspiranti sindaci delle altre coalizioni, di centrodestra o terzopolisti che siano. Nel contempo, diamo atto a Cozzolino di averci dato una risposta. Vaga, ma pur sempre una risposta.
di Michele Affinito

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