La fortuna in 5 mosse

Io dico che si può fare. E allora ho fatto un giro sul web. Su Google, per la precisione. Cercavo riti scaramantici propiziatori per il buon esito delle partite di pallone ed ho scoperto un sacco di cose divertenti di cui ero all’ oscuro. Per esempio, Lui e Sivori, prima dell’inizio della partita, si dirigevano palla al piede verso la porta e vi calciavano dentro senza portiere; Tardelli suggerisce di infilare immagini sacre nei parastinchi, mentre Carlos Lorenzo, quando allenava la Roma, prescriveva ai suoi di infilare nei calzettoni le fotografie delle mogli dei centravanti avversari. Renzo Ulivieri indossava lo stesso cappotto per tutta la stagione, anche con quaranta gradi all’ombra. Nils Liedholm gettava via i mazzi di fiori che gli regalavano per bene augurio perché era convinto portassero sfortuna. Trapattoni teneva sempre un rosario ben nascosto nella mano (come pure Ancelotti) e faceva versare acqua benedetta sul campo prima delle gare degli azzurri. Bobby Moore doveva essere l’ultimo della squadra ad indossare i pantaloncini, perciò si aggirava seminudo nello spogliatoio finché tutti i compagni non fossero vestiti. Jack Charlton era sempre l’ultimo ad entrare in campo e quando gli fu proposta la fascia di capitano la rifiutò perché sarebbe stato condannato ad entrare per primo sul terreno di gioco. Gigi Riva giocava sempre con la maglia numero 11: l’unica volta che accettò di indossare la 9 si ruppe una gamba. Zambrotta infila per ultima la scarpa destra. Nicola Caccia strappava due fili d’erba dal manto e li masticava. Adrian Mutu indossa gli slip al contrario, Barthez solo biancheria rossa. Mou legge la Bibbia, ma dice che non è per superstizione ma solo per trovare sollievo all’anima. Mazzarri, si sa, ha il rito della giacchetta che vola via (anche se secondo me, più di una volta ci ha portato iella) e comunque ha la sua hamsa sempre con sé per favorire il viaggio del Napoli verso alti traguardi. De Laurentiis una volta si è fatto cambiare il minibus che doveva portare in giro lo staff perché la somma dei tre numeri della targa faceva 13, inoltre sceglie sempre lo stesso tragitto per andare da via Partenope al San Paolo.
E allora secondo me è ora che anche noi napolisti ci scegliamo il nostro sacrosanto rito propiziatorio e che cominciamo proprio da domani, contro l’Inter. Pochi gesti, essenziali ma che necessitano una grande, quasi celestiale, convinzione. Al momento del risveglio voglio che scendiate tutti dal letto col piede sinistro ripetendo ad alta voce “Ciuccio, fa’ tu”. Prima della partita dovete posizionare sulla televisione il mazzo di carte napoletane con il nove di bastoni in bella vista. Almeno mezz’ora della partita dovete inginocchiarvi nell’angolo più remoto di casa pregando con intensità tutti i vostri morti di accompagnarvi nel buon esito della sfida (e indicando, invece, ai morti interisti, la via più veloce per un soggiorno di 90 minuti all’inferno). A due minuti dal fischio di inizio dovete concentrarvi davvero. Voglio che tutti pensiate di essere dei ciucci. Voglio che vi osserviate la coda facendo finta di ravviarla, dovete sentire dentro che si tratta veramente di una splendida coda e accarezzarvi le orecchie mentre dite “però, ca belli ‘rrecchie ca’ teng’, song ‘nu ciuccio”. A questo punto mancheranno pochi secondi. Mettetevi in posizione e urlate con quanto fiato in gola, con buona pace del vicinato e di mogli insofferenti “Sciacharà Sciacharà Sciacharà!”. E poi dovete crederci, per tutti i 90 minuti e, soprattutto, per tutti i lunghissimi minuti di recupero. Ovvio che se Cavani segna voglio che vi inginocchiate con braccia e sguardo rivolti al cielo, in posizione adorante, manco foste i re Magi. Occorre che siamo tutti uniti, che ci proviamo e ci crediamo tutti. Questo per domani. D’altra parte ha già funzionato una volta, perché non dovrebbe farlo ancora? Superata la Befana, avremo altri tre giorni per valutare una possibile strategia scaramantica da applicare allo stadio, domenica, per chi sarà presente. Seguitemi, mi raccomando. E Forza Napoli. Sempre.
di Ilaria Puglia

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