Battesimo del San Paolo per mio nipote di tre anni

La partita di Coppa Italia col Bologna sarà da me per sempre ricordata. Non perché la partita in se stesso assumesse particolare importanza. Anche se potrebbe proiettare il Napoli verso la vittoria di un trofeo che,ormai, manca da troppo tempo.
Nella mia personale bacheca occuperà per sempre il posto di quella che è stata la partita del battesimo del S.Paolo per il mio nipotino Daniel, di anni tre e mezzo. Trattasi di un piccolo furetto col fisico alla Gargano, tutto nervi e scatti, e da più di un anno, cioè, subito dopo aver imparato a dire mamma e papà, ha cominciato a dire “forza Napoli”.
Ora, come si possa spiegare che un bambino “duenne” sia tifosissimo del Napoli, resta per tutti uno dei grandi misteri irrisolti dell’umanità. Per tutti, ma non per me. Il giorno che è nato mi sono presentato in clinica, oltre che con i fiori per la mammina, con una piccola divisa ufficiale degli azzurri, completa di maglia, pantaloncini e calzettoni. Ha respirato fin dal primo giorno di vita aria e pallone. D’altronde il suo papà aveva cominciato, undicienne, ad accompagnarmi allo stadio durante il “settennato” Maradoniano. E’ diventato maggiorenne al S.Paolo. Ma questo non basterebbe ancora a giustificare l’atteggiamento del piccolo Daniel. Lui veste solo d’azzurro. Per il suo compleanno gli hanno regalato la maglia numero 17 di Hamsik che lui (alla faccia della cabala) non vuole più togliere. Tanto che la mamma è stata costretta a comprarne qualcuna di ricambio!
Inutile dire che a scuola, tutto, dallo zainetto alla penna è griffato Napoli.
Quando ha saputo che il papà, approfittando della scarsa affluenza, lo avrebbe portato alla partita assieme al fratellino di sei anni e la mamma (che bello le famiglie allo stadio), mi ha subito chiamato per darmi la grande notizia. Durante la giornata, pur non essendo ancora in grado di avere completamente cognizione del trascorrere del tempo, continuava a chiedere: quanto manca a stasera?. Durante la partita si è tenuto costantemente in contatto con me via telefono e, mi dicono, ogni volta che Marekiaro era in possesso della palla lui andava letteralmente in estasi.
Adesso si è messo in testa di farsi crescere i capelli alla Hamsik, il suo idolo. Naturalmente ha il suo poster gigante in cameretta e quando lo guarda, penso che sia il primo caso al mondo di sindrome di Stendhal calcistica.
Vi assicuro che quanto ho descritto, al contrario di altri miei racconti paradossali con solo uno sfondo di realtà, rappresenta assolutamente la realtà dei fatti. Daniel, al contrario del fratellino Alessandro (‘o professorino), tutto fumetti e computer, vuole giocare a pallone e tifare Napoli.
Chi tra gli amici napolisti non è nonno non può capire quello che si prova a coccolare un nipotino.
E’ una sensazione che non si può spiegare. Bisogna viverla. Un nipotino tifoso del Napoli, poi, è il massimo che si può chiedere alla vita. Io penso che se si vuole il bene di un amico non bisogna augurargli buon anno o buon Natale, oppure il giorno del compleanno cento di questi giorni. Bisogna augurarli di diventare nonno al più presto e bearsi vedendoli crescere e stringendo loro la manina con la stessa mano che ha stretto la manona del suo papà, che adesso stringe la sua e che un giorno stringerà quella dei suoi figli e quella dei figli dei suoi figli.

Buon Nonno a tutti.

PASQUALE DI FENZO

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