Una squadra d’assalto
motori a pieno regime

Tra il Napoli e la sua ultima impresa ci si mette anche un arbitro modesto per il suo spiccato senso politico. Il romagnolo Brighi lo lascia in dieci, placando un furibondo Genoa. Ma può solo esaltare la vittoria azzurra. La partita sembra subito segnata per il Genoa. Deve ribaltare due ostacoli. Uno previsto: il Napoli dalla sfida europea di Utrecht è in una straordinaria condizione di forma. Il secondo no: è il dissennato disegno tattico di Ballardini. Ha meditato per giorni prima di scegliere il peggiore. Esclude Mesto per un giocatore che ritiene più elastico in copertura: lo spagnolo Miguel Veloso, che nasce a Cadice difensore centrale. Lo propone come laterale sinistro. Il Genoa presenta quindi un rombo che purtroppo salta subito: il lento Milanetto vertice basso, ai lati Marco Rossi a destra e Veloso a sinistra, più avanti Kharja, a ridosso delle due punte Palladino e Toni. Un 4-3-1-2. L’ideale per una difesa a 3, qual è quella del Napoli. È un centrocampo stretto in linea orizzontale e debole sulle zone esterne. Ballardini non ha il tempo di rimediare, non glielo concede il Napoli. Che assale subito, per migliore rapidità e disposizione tattica. Il Genoa avrebbe una sola via di scampo: sistemarsi in difesa a tre per avanzare una pedina a centrocampo e rafforzare un reparto in sofferenza. Aspetta il secondo tempo. Il Napoli si trova quindi nelle condizioni più favorevoli: perché non dà riferimenti alla “difesa a 4” del Genoa, che sbanda, Cavani svicola sulle zone esterne dove lo raggiungono un sempre florido Maggio sulla destra e Dossena a sinistra. Milanetto non ha sufficiente velocità per Hamsik, può seguirlo solo con lo sguardo. Laddove Kharja finisce nella morsa di Pazienza. Il rombo del Genoa, ideato per sostenere Toni e uno svagato Palladino, salta subito. La superiorità del Napoli è sancita dal gol di Hamisk che su schema da calcio piazzato è favorito da un’incertezza di Criscito e dal ritardo di Veloso. Ancora una volta Mazzarri può vantarsi di aver presentato, almeno all’inizio, una squadra poderosa, con Gargano e Pazienza potenti come motori a pieno regime e schierata bene, con le fasce laterali ben coperte. Sulla destra il Napoli fissa la sua base operativa, giusta scelta. Criscito in quella zona deve impegnarsi in una missione troppo pesante per la felice vena dei rivali e l’evanescente schermo di Veloso. Il Napoli splende perché riparte felicemente con due giocatori liberi nel cambio di gioco: l’impetuoso Campagnaro vagamente arginato dal ruvido e irascibile Toni e Dossena ignorato da tutti, persino da Rafinha che staziona sullo stesso suo binario. Ballardini ha l’onestà di riconoscere l’errore. Nella ripresa tira fuori Veloso, inserisce Mesto difensore destro, avanza Rafinha rimasto distante dal vortice del gioco. Via anche l’inutile Palladino per l’ungherese Rudolph in attacco.
Evitabile la seconda ammonizione a Pazienza, quindi l’espulsione. L’arbitro, contestato dal Genoa senza motivo, tenta forse una rappacificazione. Un compromesso che legittima tutte le critiche all’attuale livello degli arbitri e gli elogi ad uno splendido Napoli.

Antonio Corbo (la Repubblica Napoli)

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