Napoli, squadra last minute che vive l’attimo

Il Napoli è una grande squadra. E’antica (gli 1-0 frequenti) e moderna (le vittorie last minute). Quando vince senza l’assillo di convincere, in Italia l’amano tutti. Perché tutti la sentono propria. Tutti tranne i napoletani. Meglio. Di quella parte d’opinione pubblica, scuola Gino Palombo, calcio spettacolo e capitale, Banco di Napoli e zavorre varie, che s’aspetta da una squadra di calcio cose come la diversità antropologica rispetto al Bel Paese. Il punteggio rotondo, da guappo. L’applauso scrosciante. La rivoluzione e magari contro il Palazzo, gli usi e i costumi. Quando il Napoli nella sua storia si presta a questa caricatura di revanche, va nel Paradiso dei vittimismi. Quando bada al sodo e fa la squadra italiana va in classifica. E senza vergogna. Di gente che scelga i perdenti a Napoli non ne conosco, la storia di questa città non è questa. L’equivoco dura solo nel calcio. Per fortuna che poi al momento della verità, cioè quando si vince, la gente sia sempre e comunque contenta e almeno lei ci risparmi il gioco della morale e della coerenza. Lo sturbo di rifiutare il mal tolto. Il voler essere meglio. La gente quando è contenta non si vergogna di essere qualunque cosa, non si vergogna di essere niente. Di che cosa ha bisogno principalmente il Napoli per prendere 10 in pagella dagli esteti del riscatto sociale ? Avere problemi. Non ha problemi quando non deve fare la gara. In quei frangenti tipo Genova può anche fare a meno di Lavezzi. O schierare Zuniga sulla trequarti. Basta funzioni uno degli esterni e si attivi uno dei solisti rimasti. A Genova, rispettivamente Maggio ed Hamsik. Quando non deve fare la gara è meglio. Perché, se proprio deve, ha bisogno di troppe cose. Ieri con la Steaua s’è avuta la dimostrazione. Se devi fare la gara hai bisogno di Lavezzi. Che salti l’uomo, sparigli le carte e non privi la squadra di Cavani che per essere ovunque a volte sembra la metafora di quel Dio onnipresente si. Ma che non c’è mai dove serve. Hai bisogno di Zuniga ma non quello vero, di un Zuniga che vada oltre i suoi limiti. Ieri ha giocato a sinistra, a Genova a destra. E’ vero che incrocia spesso: il problema è che non si capisce se incroci per non dare riferimenti al nemico o per dare a se stesso un aiuto. Un aiuto qualunque. Il problema Zuniga è il problema del calcio moderno: una volta potevi stare tra le linee se avevi quel passo così. Oggi serve il fisico anche se hai piedi buoni. Poi. Che altro. La cosa principale. Devi avere i due esterni bravi soprattutto nel farsi appoggio della manovra. Nel darle brio coi cambi di campo. Senza cambi di campo, non avendo al centro fini palleggiatori e rifinitori se trovi la muraglia perdi tempo. Aspetti Hamsik che possa mettere qualcuno davanti la porta. Con le sue pause aspetti spesso. Aspetti un rimpallo, un pallone vagante. La scodelli da dietro per servire l’esterno sulla corsa. Se quell’esterno è Vitale, aspetti tutta la vita. Vitale sarebbe eccellente se il Napoli avesse la difesa a quattro come terzino. Come cavallo d’attacco, è un ronzino. Per fortuna che i purosangue ci sono. Importante non mandarli allo sbaraglio. Importante non pensare di dover inventare qualcosa di nuovo o, peggio, di bello. I cimiteri del calcio son pieni di squadre di bell’aspetto dalla bella stampa: le vittorie sono invenzioni, le lacrime no. Te le hanno già viste. Importante che non li si sfianchi nelle memorabili esibizioni circensi dei 3-3 a Bucarest e Utrecht. Quelle cosacce da calcio e champagne. Quelle carneficine che sanno di tappo e Borboni. Quelle gare che fan spellare le mani al meridionalismo molesto tipo il primo tempo con la Sampdoria che si domina e si passa in svantaggio. O Cagliari quando pareggi sino al momento in cui molli la presa, trovi uno più fesso di te che fa la partita e allora trovi poi arbitro, goal. Il coraggio di fare (del) male. Che non li si carichi troppo e di troppe responsabilità. Come nel pre-gara di Udine. Importante si vinca mettendo Pazienza a uomo, Pastore e Kharja fuori da tutto, gara, tentazioni e le vite di tutti. Importante che si vinca 1-0, perché è il massimo che paghi meno quello col minimo sforzo, che non si prendano goal, che non si abbracci la croce, non si cambi il mondo e che si perda la faccia più che la partita. Importante non avere fretta. Questa è una squadra last minute. Che viaggia leggera, senza bagagli, partite da fare e la questione meridionale. Che ruba l’attimo e perciò si arricchisce. Che se ruba acquista rispetto. Importante si aspetti la zampa, il tocchetto, il nano secondo. Anzi no, solo il nano. T’è più utile fare il nano che esser secondo. Che prelevi ovunque può. Che non rubi più a se stessa e alla sua gente gli anni migliori. Per essere poi chissà cosa. Per essere invece che avere. Che se non ruba l’occhio, rubi almeno la gara. Questa è una squadra che parla con Dio. Che se ruba la gara degli altri non è peccato. L’assolve il risultato. Se c’è quello, è tutto legale.
Vincenzo Ricchiuti

ilnapolista © riproduzione riservata