Cavani-Ranocchia, i bimbi campioni e l’apparecchio

Quando scatta si notano più che altro le gambe da levriero e la chioma bruna al vento. Quando vede la porta e tira viene in mente il soprannome feroce, El Matador. Ma poi ci si ricorda che è chiamato anche El Botija, il ragazzino. Tra i capelli, sul viso si intravede l’acne ancora presente, a 23 anni. Sorride e spunta l’apparecchio odontoiatrico. Ecco Edinson Cavani, il campione bambino, bomber del Napoli e capocannoniere della serie A, principale pericolo per il Genoa sabato sera. Anche perché il centravanti di Salto, Uruguay, è attaccante di quelli che non mollano mai, si dannano su ogni pallone. E, azzannata velenosa, sa attendere il momento per colpire. Ciò che non può più attendere, invece, ha a che fare con i denti: «Sto seguendo il trattamento per togliere l’apparecchio, fino alla fine dell’anno. È quasi quattro anni che lo porto e non lo sopporto più, voglio che me lo levino subito».
Società dell’immagine, pure calcio dell’immagine. Ma Cavani, il timido che segna a ripetizione, è sui generis. Anche per essere – tra i belli e i duri e gli stratatuati del pallone – idolo con la “macchinetta”. In serie A ha un collega con denti ferrati, Gimenez del Bologna. E avrebbe potuto averne un terzo: Andrea Ranocchia, anni 22, altro giovane campione dalla faccia pulita, inno alla normalità che non esclude la bravura, molta bravura. Il difensore rossoblù: «L’apparecchio? Non l’ho mai portato, me l’hanno fatto, ma mi dava fastidio e non l’ho mai messo». Ranocchia e Cavani, “bimbi” terribili, di fronte al Ferraris (sebbene con dubbio, ieri il primo si è fermato). Duello calcistico-odontoiatrico: l’uruguagio per mordere in area, l’umbro per mettergli la museruola.
«Cavani è forte, veramente forte. Ha spunti eccezionali, tecnica e fisico. Anche senza Lavezzi, davanti il Napoli ha grandi qualità. Per fermare Cavani e gli altri dovremo fare bene difensivamente, contenerli con lavoro di squadra», dice il genoano. Ma con Edinson sarà soprattutto affare dei centrali della retroguardia: «Con Dainelli c’è intesa, in campo e fuori, possiamo ancora migliorare». Stringendo, affare di Andrea. A patto che lo stop di ieri sia nulla e non ne pregiudichi la presenza. A Pegli Ranocchia ha lavorato in palestra e poi ha seguito parte della partitella da bordo campo; lasciando il terreno in anticipo, con andatura lenta, lungo colloquio con il dottor Costantino e spiegazione che ha fatto pensare a un acciacco, con mano a battere ripetutamente sulla gamba destra; la società comunque riferisce di stop programmato in seguito ai carichi di lavoro mattutini. Pronto Chico, recuperato come Milanetto, qualora dovesse avere maggiori problemi.
Ma Andrea non vuole rinunciare alla (quasi) sfida dell’apparecchio. Altre analogie tra i duellanti? Ad esempio l’amore per il mare, visto da casa. Cavani: «Dal salotto posso vedere Capri». E il rossoblù: «Abito a Sturla, finestra sul mare, sto benissimo. Io vivo molto la casa, mi serve per rilassarmi, perché finito l’allenamento cerco di staccare la spina, stare con la fidanzata, gli amici, la famiglia». Ogni riferimento al mercato non è casuale, casa da comprare? Ride. «Vediamo, costa tanto… ma le voci di mercato non mi interessano». E Cassano? «Fortissimo, spero di giocare con lui in azzurro».
Ora sfida agli azzurri partenopei, che come il Genoa sono spesso letali negli ultimi 15’ di partita: da quando c’è Mazzarri, 23 gol segnati in quella fase. Ma il Grifone nello stesso periodo di gara, in questo campionato, ha preso 10 punti e Ranocchia ha realizzato due reti. «Forte mentalità, ci crediamo fino alla fine. Col Napoli sarà battaglia fino all’ultimo secondo? Penso di sì, ma noi speriamo di chiuderla prima». Bocca da fuoco al bomber-bambino. E partita.
da Il Secolo XIX

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