Morto Dino De Laurentiis, il re dei produttori

Addio grande vecchio del cinema italiano. Grave lutto nel mondo della settima arte: è morto Dino De Laurentiis, produttore di più di 600 film in Italia e nel mondo.
DALLA MANGANO ALLA SCHUMACHER – Dino De Laurentiis ha avuto sei figli: Veronica, Raffaella, Federico e Francesca da Silvana Mangano con la quale si era sposato nel 1951; Carolyna e Dina avute dalla seconda moglie Martha Schumacher con la quale si è sposato nel 1990. Era lo zio del presidente del Napoli Aurelio.
DINO, IL RAGAZZO DI TORRE ANNUNZIATA – Nato a Torre Annunziata l’8 agosto 1919 per lui era stato disegnato un futuro di pastaio. La famiglia, infatti, era capofila di una cospicua classe imprenditoriale vesuviana che aveva nella pasta il suo oro bianco. Per motivi legati alla sua azianda, infatti, il giovane Dino si trasferisce presto a Roma dove la cellulloide ha subito il meglio sull’arte di famiglia. De Laurentiis decide di fare l’attore iniziando dal «Centro Sperimentale di Cinematografia» di Roma che era stato appena inaugurato tra il 1937 e il 1938.
Fra i suoi esordi come attore vi è quello nel film Troppo tardi t’ho conosciuta del regista Emanuele Caracciolo. Ma Dino capì presto che il suo posto non era davanti ma dietro la macchina da presa. Si «guardò allo specchio» che amava raccontare e decise di fare il produttore. Nel 1940 debutta in questo ruolo con L’ultimo combattimento di Piero Ballerini ma il vero successo arriva con L’amore canta.
LA LUX FILM – Con la «Lux film» nella quale entra presto diventa uno degli uomini di riferimento della nascita del grande cinema italiano, quello che fu subito amato anche in America. Sono gli anni di Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis, Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, Dov’è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini, Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli e La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.
LA PONTI-DE LAURENTIIS – Nel 1948 crea la «Ponti-De Laurentiis» che raccoglie i primi successi con cult come Totò a colori di Steno(1952), che è il primo film italiano a colori. E poi alcuni di titoli di Rossellini e Zampa fino alla consacrazione con la coppia felliniana: La strada (1954) e Le notti di Cabiria (1957) entrambi il premi Oscar per il miglior film straniero, dopo quelli vinti da Vittorio De Sica con Sciuscià ( 1947) e Ladri di biciclette (1949). Era nato il neorealismo e lui ne era tra i demiurghi anche se racconterà: «Il neorealismo fu inventato dai giornali. Affermarono che alcuni registi e sceneggiatori vollero fare il neorealismo. Ma non è vero. L’industria italiana del cinema era cosi povera che non c’erano soldi per gli studios, per creare dei set, per andare dappertutto. Cosi si doveva girare tutto per strada».
DINO E GLI AMERICANI – Dopo un po’ nascono gli studios «Dinocittà» dove sono stati anche girati numerosi film con star hollywoodiane: Guerra e pace (1956) di King Vidor con Henry Fonda e Audrey Hepburn, Barabba (1961) di Richard Fleischer con Anthony Quinn, La Bibbia (1966) di John Huston con Gorge Scott, Ava Gardner, John Huston stesso e Peter O’Toole, Lo sbarco di Anzio (1968) di Duilio Coletti con Robert Mitchum e Waterloo (1970) di Sergej Bondarcuk con Rod Steiger e Orson Welles.
GLI ANNI SETTANTA E GLI ULTIMI FILM – Gli anni Settanta portano definitivamente De Laurentiis negli Usa. Qui produce Serpico (1973) di Sidney Lumet, I tre giorni del condor (Three Days of the Condor) (1975) di Sidney Pollack e altri. Tra i titoli i più recenti Corpo del reato (1992) di Uli Edel con Madonna, Breakdown – La trappola (1997) e U-571 (2000) di Jonathan Mostow.
(dal corriere del mezzogiorno.it)

ilnapolista © riproduzione riservata