Io, romanista, ho firmato l’appello da Buenos Aires

Io sono una romana trapiantata a Buenos Aires. Non sono di Napoli, non ho mai vissuto a Napoli e, devo confessarlo, sono della Roma. Ma mi sono stufata di incontrare gente per il mondo che mi chiede perché il nostro Paese è ricoperto di spazzatura. Ieri sera avrò conosciuto dieci persone e tutte, dico tutte, a un certo punto della conversazione mi hanno chiesto: «però che succede in Italia? Perché avete spazzatura ovunque?». Non a Napoli – le cui foto sono su tutti i giornali argentini – , in Italia. Solo noi continuiamo a distinguere, come se le cose che succedono a Napoli non riguardassero l’Italia come nazione. Ma quando vivi in un altro continente non fa differenza essere di Milano, Torino, Roma, Napoli o Palermo. La comunità italiana qui non ha i club delle singole squadre di calcio, ha semplicemente messo su il Club sportivo italiano (che due settimane fa ha giocato contro la comunità spagnola, uno spettacolo).
Certo, è normale che all’estero ci si unisca sotto un’unica bandiera. Però non vedo perché questo non si possa fare anche in patria, almeno per le questioni importanti. Non voglio più dovere giustificare le foto sui giornali cercando di far capire a quello che noi stupidamente consideriamo il terzo mondo, ma che fa la raccolta differenziata, perché stiamo peggio di loro. Uno ieri mi ha persino detto di sentirsi sollevato perché lui abita in un quartiere povero, però almeno non è circondato da cose putride. Il problema non è di Napoli, è di tutti gli italiani, per questo ho aderito all’appello. Finiamola con le rivalità inutili (e i lamenti gratuiti) e per una volta incazziamoci tutti insieme. A ver lo que pasa, vediamo che succede, direbbero da queste parti.
Giulia De Luca

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