Lo streaming e i reds da Parigi

Ci sono giorni in cui, anche se c’è l’Europa League, tu non vuoi uscire. I tuoi amici ti chiamano perché vediate assieme la partita, tu ti inventi che l’indomani devi svegliarti presto, i ragazzi insistono che non farete tardi e, a quel punto, sei costretta a confessare che proprio non vuoi uscire (fatti tuoi). Mentre torni a casa dal supermercato, mediti  sulla tua decisione. Il vento invernale tra gli edifici di Parigi ti convince di aver  fatto la scelta giusta. In ascensore, scorrono, davanti ai tuoi occhi aperti, scene random passate e alcune immaginate: Mazzarri che prima, in conferenza stampa, pareva si stesse fasciando la testa ancora prima di cadere; il tuo amico che domenica scorsa ha rischiato di restare afono sul gol di Lavezzi; e quell’invidia, tutta sana, per i tifosi a Liverpool, morti di freddo aspettando di invadere lo stadio. Insomma, pensieri che palleggiano.
Con una mano disponi a caso la spesa in frigo e con l’altra scrivi un messaggio a tua madre in cui le dici di telefonarti nell’intervallo. Ti siedi alla scrivania e cerchi lo streaming migliore. Ne trovi molti, ma  la  qualità non ti soddisfa affatto. Eppure il tuo pc è abbastanza nuovo, così, dopo pochi attimi, stabilisci che dipende dal canale che trasmette la partita (e ti dai della cabarettista idiota per la pessima battuta). Sei in cucina a riempire di erbe aromatiche la tua cena quando il cronista annuncia che le squadre sono in campo.  Spegni il fornello e posticipi la cottura. L’inquadratura scorre sulla formazione allineata che ti piace. Quando l’arbitro fischia l’inizio, ti senti una stupida. Hai creduto di poter restare davanti allo schermo in completo silenzio, ma ti accorgi immediatamente di essertene illusa. In una casa dove ci sei solo tu, reputi folle urlare che “il gioco lo conduciamo noi” e che “vinciamo!”. Tuttavia lo fai.
Scorrono i minuti. Ti diverte il cronista che continua ad esclamare sempre la stessa parola: numero. Poi scatta il 28’ e scatta pure lui, sempre lui. Allora perché ti meravigli se leggi Pocho dov’è scritto poncho? O lo vedi sorridere quando a farlo è un ragazzo qualsiasi sul cartellone pubblicitario che invita fedeli cattolici a fare beneficenza? Il Pocho a Liverpool. Di istinto, che fai? Urli come una forsennata, tanto non ti conosce nessuno. Poi hai caldo e apri la finestra. Per caso, guardi giù e sgrani gli occhi dall’imbarazzo: due ragazzi e un cane ti stanno fissando. Chiudi bruscamente e pensi: o mi trovano pazza o si stanno domandando che partita si giochi stasera.
Si riprende e, nello stesso momento in cui sei certa di poterti definire felice, provi ad immaginare i tuoi amici al bar che saltano sui tavoli cantando motivetti che ripeti nella tua mente. Ovviamente, torni a darti della cretina e giustifichi come una punizione ciò che ti è appena successo. Lo streaming si è interrotto. Respiri per un minuto o due come quando fai yoga, ma non serve. Perdi la calma e adesso sì che possono crederti pazza, dal momento che ti ritrovi nuovamente a sbraitare, da sola, stavolta imprecando contro te stessa, la Francia e i satelliti di Silvio. Non hai più dubbi: sei ufficialmente una cretina.
L’ansia sale e con essa anche la frenesia che ti spinge ad agitare le dita sulla tastiera senza sapere cosa digitare. È tutto inutile. Cerchi di trovare una soluzione, cerchi di ragionare. Assolutamente inutile. Ma ecco che qualcosa interrompe la tua intimissima disperazione: il telefono squilla. “Mamma, siamo già all’intervallo? È successo qualcosa?” blateri apprensiva. La risposta ti tranquillizza ed è tornato lo streaming. Chiacchieri serena mentre concludi la cottura del pollo. Sei rilassata e felice. La partita riprende, ma noti che qualcosa, in campo, è cambiato. Gli avversari stanno attaccando e quell’inglese sta esagerando. Ti sembra che la squadra stia rallentando. “Ce la facciamo!” continui a ripetere. Purtroppo, Dossena sbaglia e l’inglese segna; Aronica ci fa punire e l’inglese segna ancora; infine Dossena sbaglia, ancora, e l’inglese segna, ancora. La partita finisce e una voce femminile annuncia ai tifosi del Napoli di restare seduti e aspettare di essere scortati fuori dallo stadio: che amarezza. Intanto, stai fissando il vuoto, i cronisti ti irritano e ti accendi una sigaretta. Resti in silenzio.
Ecco, se fossi uscita, adesso staresti condividendo la delusione con i tuoi amici e, assieme, cerchereste di superarla. È vero: ci sono giorni in cui non vuoi uscire di casa, ma ti chiedo di pensarci bene, Napolista, se in quei giorni c’è il Napoli in Europa League e, soprattutto, se non vuoi rischiare una seratina come la mia.
Fortunella Manna

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